Fobia, Fidi, Pulsione: Comprendere e Affrontare le Paure Irrazionali e gli Impulsi Incontrollabili

Le notizie di cronaca, spesso intrise di violenza e tragedie, possono suscitare in chiunque un naturale senso di repulsione. Tuttavia, per alcune persone, questa repulsione può evolvere in un tormento interiore, alimentato da ossessioni e paure che sembrano sfuggire al controllo razionale. Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), i disturbi del controllo degli impulsi e le fobie rappresentano un complesso intreccio di manifestazioni psicologiche che, sebbene distinte, condividono il comune denominatore dell'ansia e della difficoltà nel gestire pensieri e comportamenti. Questo articolo si propone di esplorare le cause, i sintomi e le possibili cure relative a queste condizioni, offrendo una panoramica dettagliata per una maggiore comprensione.

La Natura delle Fobie: Paure Spesso Irrazionali

Una fobia può essere definita come una paura irrazionale e sproporzionata verso un pericolo percepito come reale, ma che in realtà non lo è. Si parla di fobia quando il soggetto prova una paura sproporzionata rispetto a un pericolo reale. La persona che soffre di una fobia specifica vive stati di terrore e di ansia sproporzionati rispetto al cosiddetto stimolo fobico e si ritrova ad attuare comportamenti di evitamento.

Esistono diverse tipologie di fobie:

  • Fobia specifica: è caratterizzata da una paura eccessiva e persistente di un oggetto, una situazione, un animale o una circostanza specifica. Può essere legata a diversi oggetti o situazioni, come la paura dei ragni (aracnofobia) o la paura dei luoghi chiusi (claustrofobia).
  • Fobia complessa o fobia sociale: questo disturbo d’ansia è invece contraddistinto dalla paura persistente e irrazionale di situazioni sociali o di prestazione che possono determinare umiliazione o imbarazzo.

Tra le fobie più rare possiamo annoverare alcune molto particolari che riflettono paure specifiche e insolite.

Le Cause e i Fattori Scatenanti delle Fobie

Le cause e i fattori che possono innescare una fobia sono molteplici e spesso associati tra loro. Le fobie, ad esempio, possono essere il risultato di un trauma subito da piccoli, della reazione al comportamento di un familiare (comportamenti appresi da genitori, fratelli o sorelle) o, ancora, di una predisposizione genetica. Le fobie semplici o specifiche, in particolare, sono collegate nella maggior parte dei casi a traumi o incidenti patiti durante l’infanzia o l’adolescenza. Non sono ben chiare, invece, le cause delle fobie complesse, per le quali si ritiene esista una predisposizione genetica, con un coinvolgimento dei processi biochimici a livello cerebrale.

La paura è un'emozione fondamentale per la sopravvivenza, ma quando diventa pervasiva e incontrollabile, si trasforma in un disturbo. Un elemento cruciale nello sviluppo di una fobia è la percezione del pericolo. Sebbene la paura sia un meccanismo di difesa, nelle fobie questa percezione è distorta e amplificata.

Un esempio pratico di come una fobia possa manifestarsi: una persona che ha vissuto un'esperienza spaventosa durante un viaggio in aereo potrebbe sviluppare una fobia del volo (aerofobia). Anche il semplice pensiero di dover prendere un aereo può scatenare attacchi di panico, sudorazione, tachicardia e un profondo senso di terrore. L'evitamento del volo diventa quindi una strategia per sfuggire a queste sensazioni intollerabili, ma finisce per perpetuare la fobia.

schema che illustra le diverse tipologie di fobie

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo: Il Tormento dei Pensieri Invasivi

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da ossessioni, che sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti e indesiderati che causano ansia e disagio significativi, e compulsioni, che sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali che la persona si sente spinta a compiere in risposta a un'ossessione, con l'obiettivo di ridurre l'ansia o prevenire un evento temuto.

Tutto parte da un semplice pensiero: ‘e se facessi del male a qualcuno?’. Questo pensiero diventa poi un’ossessione vera e propria che provoca ansia e disagio. Tutti noi vogliamo evitare l’ansia e prevenire che accadano delle disgrazie. Così una persona può trovarsi a fare qualche cosa per assicurarsi di non fare del male a nessuno. La compulsione funziona, però temporaneamente. Magari sei in cucina che stai preparando un soffritto e impugni un coltello grande e affilato. Si avvicina il tuo partner per chiederti se vuoi una mano. All’improvviso ti passa per la testa l’immagine di lui che sanguina con un coltello nella schiena. Ti chiedi: ‘e se lo accoltellassi?’. Forse è così che le persone iniziano a impazzire. Così rispondi che fai da solo ma intanto appoggi il coltello, così per sicurezza. Col tempo una persona che lotta con questi pensieri può ricorrere a preghiere per rassicurarsi, oppure pensieri positivi. Può far sparire tutti i coltelli o smettere di utilizzarli. Alla lunga le persone si colpevolizzano, pensano di essere pazze, strane o malvagie.

Il disturbo ossessivo-compulsivo parte da un pensiero. Può essere un dubbio, un’immagine o avere una forma verbale - come le parole. Da lì nasce una paura, accompagnata dal dubbio.

Le persone che soffrono di DOC sono spesso estremamente attente a tutto ciò che ha a che fare con la violenza, poiché temono di essere aggressivi. Questo paradosso per cui proprio chi teme la violenza è ossessionato da pensieri aggressivi è una delle caratteristiche distintive del disturbo. È importante sottolineare che questi pensieri non riflettono i desideri o la vera natura della persona, ma sono manifestazioni del disturbo stesso.

I problemi più comuni nelle persone con disturbo ossessivo-compulsivo sono ansia, perfezionismo estremo, rigidità del comportamento e altro ancora, ovvero caratteristiche che nel tempo portano ad ansia cronica e allo sviluppo di DOC. Non mancano casi in cui i pensieri ossessivi e l’alto stress generato degenerino, causando anche depressione maggiore o distimia accanto a disturbi psicosomatici come maldi testa, mal di schiena, costipazione o ulcera che nascondono dall’attivazione fisiologica cronica ed elevata.

Solitamente ossessioni e pensieri ossessivi sono molto più frequenti in chi ha determinate visioni di se stesso e degli altri, credenze particolari e tendenza a vedere minacce in ogni luogo. Visione di se stessi: la persona crede di essere responsabile di se stesso e degli altri e di dover fare affidamento solo su se stessa.

illustrazione stilizzata di una mente tormentata da pensieri intrusivi

Le Basi Neurobiologiche del DOC

Non sono ancora scoperte le cause, organiche o ambientali, del Disturbo ossessivo compulsivo. È per questo che, piuttosto che di cause, si preferisce parlare di “fattori di rischio”, cioè elementi che aumentano la probabilità che il DOC si manifesti. Le moderne tecniche di neuroimaging, ci hanno permesso di individuare che alcune zone del cervello sono più attive nelle persone con DOC. In particolare, due aree sembrano essere implicate in modo significativo: la corteccia orbitofrontale e la corteccia cingolata anteriore, coinvolte nella regolazione dei pensieri e dei comportamenti, e risultano frequentemente iperattivate nei soggetti con DOC. Il circuito cortico-striato-talamo-corticale (CSTC) ha un ruolo centrale nella regolazione del controllo dei comportamenti, e la sua alterazione sembra essere un elemento cardine del disturbo (Karthik et al., 2020; Bokor & Anderson, 2014). Tecniche avanzate di imaging, come la risonanza magnetica a diffusione (dMRI), hanno inoltre rilevato cambiamenti nella materia bianca del cervello, che suggeriscono una comunicazione alterata tra queste aree (Szeszko et al., 2005).

Il cervello funziona grazie alla comunicazione tra miliardi di neuroni, che si scambiano segnali chimici chiamati neurotrasmettitori. Queste sostanze regolano funzioni fondamentali come l’umore, la memoria, l’attenzione e il comportamento. Alterazioni nei livelli di neurotrasmettitori come la serotonina, il glutammato e la dopamina sono state associate al DOC.

Serotonina: Questo neurotrasmettitore è essenziale per la regolazione dell’umore e del comportamento.Glutammato: Recenti ricerche suggeriscono che il glutammato, che regola l’eccitabilità dei neuroni, possa avere un ruolo cruciale nel DOC.Dopamina: Questo neurotrasmettitore è legato alla motivazione e al controllo dei movimenti.

Il DOC tende a manifestarsi più frequentemente tra i membri della stessa famiglia, suggerendo una componente genetica importante. Studi mostrano che alcune varianti genetiche, in particolare quelle che influenzano i neurotrasmettitori, possono aumentare la predisposizione al disturbo (Li et al., 2019). Tuttavia, la genetica non è l’unico fattore: anche l’ambiente gioca un ruolo cruciale.

I Disturbi del Controllo degli Impulsi: L'Incapacità di Resistere

I Disturbi del Controllo degli Impulsi sono una categoria diagnostica riconosciuta solo recentemente. Disturbi quali il gioco d’azzardo patologico, la piromania, la cleptomania e il disturbo esplosivo intermittente hanno ricevuto inquadramento diagnostico solo col DSM III (American Psychiatric Association, 1980). Come ci indica il termine stesso, i Disturbi del Controllo degli Impulsi, sono in generale caratterizzati dall’incapacità del soggetto a resistere ad impulso o ad una tentazione impellente. Sebbene non siano inseriti nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, attualmente si tende ad includere tra i Disturbi del Controllo degli Impulsi anche il Disturbo da Shopping Compulsivo, la Dipendenza da internet e la Dipendenza sessuale.

La persona con ridotto controllo degli impulsi presenta un’incapacità a inibire o interrompere spinte all’azione e comportamenti che risultano eccessivi, pericolosi, ostili o dannosi per sé e/o per gli altri. Questi comportamenti impulsivi si presentano ripetutamente, in maniera rapida e senza prendere in considerazione le conseguenze di queste azioni. La messa in atto dei comportamenti impulsivi è spesso preceduta da una crescita esponenziale della tensione e viene poi seguita da sensazioni di sollievo e di piacere. Si tratta di disturbi comportamentali caratterizzati da un’incapacità a resistere all’impulso di mettere in atto azioni eccessive e dannose per sé e per gli altri, con una ridotta valutazione dei costi e delle conseguenze negative dei propri agiti.

Oltre alla presenza di una predisposizione genetica, è stata sottolineata l’importanza del fattore ambientale. La crescita in ambienti caratterizzati da abuso emotivo, fisico e/o sessuale, infatti, può determinare nel bambino una disregolazione emotiva e un ridotto controllo degli impulsi che, nel tempo, contribuiscono alla messa in atto di comportamenti aggressivi e violenti che vengono poi mantenuti.

CONOSCERE LA PSICHIATRIA CON PAOLO GIRARDI Discontrollo degli impulsi

Lo Shopping Compulsivo: Una Forma di Dipendenza Comportamentale

Lo shopping compulsivo, spesso indicato in letteratura come compulsive buying disorder (CBD), è descritto già da Emil Kraepelin (1915) con il termine “oniomania”. Nonostante sia talvolta definito tra le “nuove dipendenze”, non costituisce una diagnosi di dipendenza nel DSM-5-TR: è generalmente concettualizzato come disturbo del controllo degli impulsi/comportamento additivo. Si caratterizza per acquisti ripetuti e difficili da controllare, messi in atto per alleviare tensione o malessere e mantenuti nonostante conseguenze negative su finanze, relazioni e funzionamento quotidiano.

Chi soffre di shopping compulsivo? Lo shopping compulsivo è un quadro comportamentale caratterizzato da acquisti ricorrenti e difficili da controllare, mantenuti nonostante conseguenze negative. Le stime di prevalenza nella popolazione generale si aggirano intorno al 5%, con ampia variabilità a seconda di strumenti e campioni (circa 1-6%+). L’esordio è spesso nella tarda adolescenza/giovane età adulta e il decorso tende a essere cronico o ricorrente, con possibili periodi di remissione. Le differenze di genere appaiono meno marcate di quanto ritenuto in passato e i profili socioeconomici sono eterogenei. Nelle forme più gravi, gli episodi possono essere frequenti e prolungati, talvolta online, con notevole tempo dedicato agli acquisti.

Dati epidemiologici aggiornati sullo shopping compulsivo: Lo shopping compulsivo sembra essere in aumento, anche grazie alla facilità di accesso agli acquisti online. Secondo una meta-analisi pubblicata su Addiction, la prevalenza del disturbo nella popolazione generale è di circa il 5%, con stime che in diversi studi oscillano tra il 3% e il 7%, e con una maggiore frequenza tra le donne e i giovani adulti (Maraz et al. 1016). In Italia, studi condotti su campioni di popolazione adulta e universitaria indicano che una quota non trascurabile della popolazione (circa 1 persona su 20) presenta comportamenti di acquisto problematici, con una tendenza all’aumento tra i più giovani. Questi dati sottolineano l’importanza di riconoscere precocemente i segnali di rischio e di promuovere interventi di prevenzione e supporto.

grafico che mostra la prevalenza dello shopping compulsivo nella popolazione

Sintomi dello Shopping Compulsivo

Tra i sintomi che permettono di identificare lo shopping compulsivo, la ricercatrice Susan McElroy (McElroy et al. 1994) ha individuato alcune situazioni ricorrenti:

  • La persona percepisce lo shopping sfrenato come irresistibile, intrusivo o insensato.
  • L’acquisto comporta spesso una spesa superiore alle proprie possibilità economiche o riguarda oggetti futili.
  • La preoccupazione o l’impulso provocano stress, determinano una notevole perdita di tempo e interferiscono in modo rilevante con il funzionamento sociale, lavorativo o finanziario.
  • Gli acquisti eccessivi non si manifestano esclusivamente durante periodi di mania o ipomania.

Le fasi del comportamento di shopping compulsivo: Questo modello individua una sequenza ricorrente di passaggi che caratterizzano l'esperienza della persona:

  • Fattori antecedenti: situazioni, emozioni o pensieri che precedono l'impulso all'acquisto, spesso legati a disagio emotivo come ansia, tristezza o noia.
  • Trigger (innesco): un evento specifico, interno o esterno, che scatena il desiderio di fare acquisti. Può essere una pubblicità, una discussione o anche solo la presenza di una carta di credito a portata di mano.
  • Atto dell’acquisto: la fase in cui la persona compie l’acquisto, spesso in modo rapido e poco riflessivo, sperimentando un senso di sollievo o gratificazione immediata, che funziona come una forma momentanea di regolazione del disagio emotivo.
  • Fase post-acquisto: dopo l’acquisto, possono emergere emozioni negative come senso di colpa, vergogna o delusione, che possono alimentare un nuovo ciclo compulsivo.

Riconoscere queste fasi può essere fondamentale per aumentare la consapevolezza del proprio comportamento e rappresenta un primo passo verso il cambiamento.

Quando lo shopping può diventare patologico: differenze tra comportamento normale e compulsivo. È importante distinguere tra il piacere di fare acquisti, che fa parte della vita quotidiana di molte persone, e lo shopping compulsivo, che implica una marcata difficoltà nel controllare l’impulso ad acquistare nonostante le conseguenze negative. Alcuni segnali possono aiutare a riconoscere quando il comportamento d’acquisto rischia di diventare disfunzionale:

  • Perdita di controllo: la persona non riesce a fermarsi, anche se è consapevole delle conseguenze negative.
  • Persistenza nonostante i danni: si continua a comprare anche quando ciò comporta problemi economici, relazionali o lavorativi.
  • Uso dello shopping per regolare le emozioni: l’acquisto diventa un modo per gestire ansia, tristezza o stress, piuttosto che un’attività piacevole e consapevole.
  • Ciclo di sollievo e senso di colpa: dopo l’acquisto, il sollievo lascia rapidamente spazio a emozioni negative, come colpa o vergogna.

Se ci si riconosce in questi segnali, può essere utile confrontarsi con un professionista per valutare la situazione e ricevere un supporto adeguato.

Le Cause dello Shopping Compulsivo

Le cause dello shopping compulsivo hanno radici complesse. Secondo una revisione sistematica (Black, 2022), alla base di questi comportamenti potrebbero esserci anche alterazioni nei sistemi della dopamina e della serotonina, coinvolti nella regolazione della ricompensa e dell’impulsività.

  • Dopamina: è un neurotrasmettitore coinvolto nelle esperienze di gratificazione e soddisfazione. Quando viene rilasciata, attiva i circuiti della ricompensa, favorendo la tendenza a ripetere determinati comportamenti e contribuendo, in alcuni casi, allo sviluppo di dinamiche di dipendenza.
  • Alterazioni nei sistemi serotoninergici: sono invece implicate nella regolazione dell’umore e dell’impulsività e, in alcune persone, possono contribuire alla difficoltà di controllare l’impulso a soddisfare immediatamente il bisogno di acquisto.

Cause psicologiche dello shopping compulsivo: Il comportamento di acquisto compulsivo può essere collegato a diversi fattori psicologici ed essere associato a un disagio psicologico preesistente, come ad esempio: disturbo d’ansia, scarsa autostima, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo dell’umore, dipendenza da sostanze, difficoltà ad accettarsi, disturbi del comportamento alimentare. Sembra inoltre esserci un legame tra depressione e compulsione agli acquisti, come modo per alleviare stati emotivi dolorosi. L’impulso all’acquisto tende a presentarsi con maggiore frequenza in chi: vive episodi depressivi, è maniaco del controllo, è un dipendente affettivo. La gratificazione conseguente all’acquisto sembra essere il rinforzo che porta la persona a mantenere il comportamento ogni volta che prova un’emozione spiacevole. Questo accade anche se sollievo e gioia dell’acquisto sono molto brevi e seguiti da emozioni come il senso di colpa e la delusione.

Cosa si nasconde dietro lo shopping compulsivo? Quando gli acquisti rappresentano un vero e proprio comportamento compulsivo, che segue un’ossessione, si può parlare di disturbo ossessivo compulsivo. Lo shopping diventa una compulsione quando è un’azione ripetitiva messa in atto per ridurre l'ansia e il disagio dovuti a un'ossessione, cioè un pensiero ricorrente e pervasivo che la persona percepisce come eccessivo e inappropriato, ma dal quale non riesce a liberarsi. Oltre alle caratteristiche di compulsione, la sindrome da shopping compulsivo implica anche altre categorie di disagio psicologico-comportamentale che spesso coesistono: tra queste, un disturbo del controllo degli impulsi, in cui l’incapacità di gestire un certo comportamento rappresenta un elemento centrale; ad esempio, l’acquisto compulsivo di cibo, che nasce dall’esigenza di alleviare uno stato di malessere, perde la sua funzione originaria e diventa un modo disfunzionale per sopprimere il disagio interiore. Inoltre, la sindrome si configura come una dipendenza comportamentale, poiché presenta caratteristiche simili a quelle della dipendenza sessuale o da sostanze, come la tolleranza, il craving, la compulsione e l’astinenza. È importante sottolineare che la comorbidità psichiatrica è comune nello shopping compulsivo, includendo disturbi dell'umore, d'ansia, da uso di sostanze e di personalità (Black, 2022). Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5-TR), lo shopping compulsivo non è riconosciuto come una diagnosi autonoma: tra le dipendenze comportamentali è formalmente incluso solo il disturbo da gioco d’azzardo, mentre per lo shopping compulsivo si discute ancora dell’inquadramento più adeguato e sono necessari ulteriori studi.

simbolo di un carrello della spesa con un punto interrogativo

Trattamenti e Cure: Percorsi di Guarigione

Fortunatamente, la psicoterapia ha sviluppato interventi specifici per affrontare questi disturbi. La domanda tipica che fa chi soffre di ossessioni violente è sui motivi che causano questi pensieri. Siamo bravissimi a immaginare le cose. Se per te la cosa peggiore al mondo è essere aggressivo, sarai molto attento a tutto ciò che ha a che fare con la violenza. Un altro punto importante è che non sono pensieri che ha solo chi soffre di questi problemi. Sono pensieri normalissimi che fa chiunque. Qualcuno ci potrebbe ridere su, se penso a un elefante rosa non penso che: ‘allora gli elefanti rosa esistono’. Ma se faccio un pensiero verosimile potrei prenderlo troppo sul serio. Dargli molta importanza e preoccuparmi. Ma se cerchi di non fare pensieri violenti a cosa penserai?

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Terapia per le Fobie

Il trattamento e le cure delle fobie dipendono molto dalla severità dei disturbi e della condizione che la determinano. Nella maggior parte dei casi le fobie possono essere affrontate con successo attraverso un percorso cognitivo-comportamentale. Il trattamento di tipo psicologico è una delle strategie di intervento più efficaci per affrontare le fobie. In particolare, con la terapia cognitivo-comportamentale si insegna al soggetto a tenere sotto controllo e gestire la propria fobia. Con la terapia cognitivo-comportamentale, il soggetto fobico impara a modificare il proprio comportamento e modo di pensare allo scopo di affrontare la paura nel modo corretto. Un altro approccio efficace consiste nell’esposizione graduale all’elemento fobico e può avvalersi del supporto della Realtà Virtuale.

La CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale) permette di gestire i problemi modificando attivamente il modo di pensare e il comportamento della persona. Viene generalmente indicata per sviluppare modalità pratiche di affrontare le fobie. Una parte del processo di cura con CBT, soprattutto nel caso delle fobie semplici, prevede un'esposizione graduale alla paura, in modo da accompagnare la persona ad un approccio meno ansioso, secondo una tecnica nota come desensibilizzazione o terapia di esposizione. Ad esempio, se si ha paura dei serpenti (ofidiofobia), il terapeuta potrebbe iniziare facendo leggere libri sui serpenti, e mostrare poi l'immagine di un serpente. Può seguire poi una visita alla casa dei rettili dello zoo locale per osservare alcuni serpenti, dal vero.

Solitamente i farmaci non sono raccomandati per il trattamento delle fobie, perché le cure basate sulla terapia psicologico-comportamentale risultano generalmente efficaci e non danno luogo ad effetti collaterali. Tuttavia, a volte è possibile che i farmaci vengano prescritti per periodi brevi al fine di tenere sotto controllo gli effetti delle fobie, come stati di ansia esagerata. Tra questi:

  • Moclobemide: un tipo di antidepressivo del gruppo degli inibitori delle monoaminossidasi (MAOI), a volte prescritto per trattare la fobia sociale.
  • Tranquillanti (Benzodiazepine): come il diazepam, talvolta usati per brevi periodi per trattare condizioni di ansia esagerata.
  • Beta-bloccanti: spesso usati per problemi cardiovascolari, a volte prescritti per ridurre disturbi d’ansia come le palpitazioni.

È molto importante non interrompere improvvisamente l'assunzione di antidepressivi, poiché ciò può causare sintomi da astinenza.

Terapia per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Per le persone che soffrono di DOC, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è considerata il trattamento d'elezione. In particolare, la terapia di esposizione con prevenzione della risposta (ERP) è altamente efficace. Questa tecnica prevede l'esposizione graduale agli stimoli temuti (pensieri, immagini, situazioni) senza mettere in atto i comportamenti compulsivi che solitamente vengono utilizzati per neutralizzare l'ansia. L'obiettivo è imparare a tollerare l'ansia e a rendersi conto che le proprie paure catastrofiche non si avverano.

Accettare il pensiero ossessivo senza volerlo allontanare, per evitare che si manifesti con più forza e senza sosta, è una strategia chiave. Qualora tutto questo non fosse sufficiente e la persona si rende conto di non essere in grado di poter affrontare le ossessioni da sola, può rivolgersi a un terapeuta che si avvarrà delle tecniche di distanziamento cognitivo. La prima cosa da fare è creare un mantra che permetta di prendere coscienza del pensiero ossessivo e lo riconduca alla realtà, anche se eliminare del tutto un’ossessione è davvero difficile.

In alcuni casi, può essere utile un supporto farmacologico, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), che aiutano a regolare i livelli di serotonina nel cervello, riducendo l'ansia e la frequenza dei pensieri ossessivi.

Terapia per i Disturbi del Controllo degli Impulsi

Esiste un programma specifico ed evidence-based per il disturbo del controllo degli impulsi chiamato CBT-ICD (Cognitive Behavior Therapy for Impulse Control Disorders), sviluppato proprio per il trattamento della cleptomania, piromania, gioco d’azzardo patologico e shopping compulsivo (Grant, J. E., Donahue, C. B., & Odlaug, B. L., 2011).

I disturbi del controllo degli impulsi possono in minima parte trarre giovamento da terapie farmacologiche a base di antidepressivi SSRI e/o stabilizzanti del tono dell’umore, che favoriscono il controllo dell’impulsività.

Gestire lo Shopping Compulsivo

Per imparare a gestire la mania di fare acquisti si possono attuare diverse strategie. Tra queste, la persona può:

  • Tenere un diario su cui annotare le spese.
  • Fare una lista della spesa e comprare solo ciò che si scrive.
  • Pagare solo con contanti.
  • Quando l’impulso agli acquisti compare, impegnarsi in attività sostitutive, come dedicarsi a uno sport o a una passeggiata.
  • Resistere all’acquisto per la prima ora, cercando di interrompere il circolo “emozione negativa-acquisto-gratificazione”.

Durante la psicoterapia, sarà necessario effettuare alcuni passaggi:

  • Identificare i comportamenti compulsivi.
  • Analizzare i pro e contro di cambiare tale modalità comportamentale.
  • Introdurre un sistema di gestione del denaro che miri alla riduzione del danno economico e finanziario.
  • Analizzare il comportamento, provando a riconoscere ed esplorare i contenuti di pensiero e gli stati emotivi attivati durante gli acquisti.
  • Ristrutturare cognitivamente le credenze disfunzionali rispetto allo shopping e agli oggetti.
  • Implementare le strategie di coping da mettere in atto.

Modelli clinici e approcci terapeutici per le persone che soffrono di shopping compulsivo: Il modello cognitivo-comportamentale sottolinea come i pensieri disfunzionali e le difficoltà nella regolazione delle emozioni siano centrali nello sviluppo e nel mantenimento del disturbo. Un aspetto chiave è la difficoltà nell’autoregolazione: molte persone con shopping compulsivo faticano a gestire le emozioni spiacevoli e ricorrono all’acquisto come strategia di sollievo immediato. Studi recenti hanno inoltre evidenziato che le persone con alti livelli di shopping compulsivo mostrano maggiori difficoltà nelle funzioni esecutive rispetto a chi presenta livelli più bassi di questo comportamento, suggerendo che i deficit cognitivi possono contribuire alla perdita di controllo sugli acquisti (Heffernan et al., 2024).

Per questo motivo, le terapie più efficaci si concentrano su:

  • Riconoscimento dei pensieri automatici: imparare a identificare i pensieri che precedono l’impulso all’acquisto, spesso legati a convinzioni come "solo comprando mi sentirò meglio".
  • Gestione delle emozioni: attraverso lo sviluppo di strategie alternative per affrontare emozioni difficili, come tecniche di rilassamento o mindfulness.
  • Pianificazione e controllo delle spese: introducendo strumenti pratici come budget e diari delle spese per aumentare il senso di controllo.
  • Ristrutturazione cognitiva: lavorando sulle credenze disfunzionali riguardo al valore degli oggetti e all’autostima legata al possesso.

Secondo una revisione sistematica pubblicata su "Frontiers in Psychiatry", la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è attualmente l’approccio con maggiori evidenze di efficacia per la riduzione dei sintomi dello shopping compulsivo (Vasiliu, 2022). Affrontare questa problematica con il supporto di un professionista permette di personalizzare il percorso e di lavorare sia sugli aspetti emotivi che su quelli pratici del comportamento d’acquisto.

Per saperne di più sullo shopping compulsivo, sono disponibili libri e film che esplorano questa tematica, come "Shopping compulsivo" di Rosanna Mansueto e Cristiano Zamprioli, "Le dipendenze senza droghe. Lo shopping compulsivo, Internet e il gioco d'azzardo" di Roberto Pani e Roberta Biolcati, "Shopping compulsivo" di Marino Vincenzo, Elisa Barozzi, Carlo Arrigone, e il film "I love shopping" di P.J. Hogan.

Prendersi cura del proprio benessere è un percorso che inizia con la consapevolezza. Se ci si riconosce in alcune delle dinamiche descritte o si sente che lo shopping sta diventando una risposta automatica a emozioni difficili, è importante ricordare che non si è soli. Comprendere le ragioni profonde di questi comportamenti è il primo passo verso una gestione efficace e un miglioramento della qualità della vita.

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