L'avversione alla perdita è un principio fondamentale dell'economia comportamentale che descrive la tendenza umana a dare più peso alle perdite che ai guadagni equivalenti. Questo fenomeno psicologico profondamente radicato nel mondo degli investimenti e nella vita quotidiana, affonda le sue radici nella teoria della prospettiva, sviluppata da Daniel Kahneman e Amos Tversky, padri dell'economia comportamentale. La loro ricerca ha dimostrato che la sofferenza psicologica derivante da una perdita viene percepita come più intensa rispetto alla gioia di un guadagno equivalente. In termini concreti, perdere 100 euro ci causa un dolore psicologico maggiore rispetto alla felicità provocata dal guadagnare la stessa somma. Alcune ricerche di finanza comportamentale hanno stabilito che il “punto di pareggio” è pari a 2,5: quindi la delusione di aver perso 10 ha lo stesso peso della soddisfazione di aver guadagnato 25.

Le Radici Evolutive dell'Avversione alla Perdita
Da un punto di vista evolutivo, evitare le perdite, per esempio di risorse essenziali come il cibo, è stato cruciale per la sopravvivenza. Quando l'uomo viveva ancora di caccia e raccolta, la sua preoccupazione principale era trovare ogni giorno cibo a sufficienza per sopravvivere. Per lui non aveva importanza ottenere guadagni nel lungo termine, poiché non potevano essere conteggiati con le perdite. Infatti, se il cacciatore dell'età della pietra uccideva tre animali in un giorno, poteva comunque mangiarne uno solo. Questo comportamento è tutt'oggi nel nostro DNA, rappresentando un ostacolo alla gestione razionale del denaro.
L'Avversione alla Perdita nel Contesto Finanziario
L'avversione alla perdita affonda le sue radici nella teoria della prospettiva, sviluppata da Daniel Kahneman e Amos Tversky. Secondo la loro ricerca, gli individui sperimentano l'impatto psicologico di una perdita circa due volte più intensamente del piacere di un guadagno equivalente. Questa asimmetria nella percezione influenza il comportamento di assunzione di rischi e può portare a decisioni finanziarie non ottimali. Un timore incontrollato di perdere denaro può alimentare la paura di investire; questo comportamento, però, limita la possibilità di migliorare la nostra situazione finanziaria per un eccesso di prudenza.
Un classico esempio di avversione alla perdita è evidente nel comportamento del mercato azionario. Gli investitori spesso mantengono i titoli in perdita più a lungo di quanto dovrebbero, sperando in un rimbalzo del mercato piuttosto che accettare la perdita. Questo comportamento può portare a un aumento del rischio finanziario e a opportunità mancate. Storicamente, la tendenza dei mercati finanziari globali è al rialzo, anche se, per la loro natura ciclica, ogni tanto attraversano periodi negativi. Le perdite di aprile 2025 in piena guerra dei dazi, ad esempio, sono state percepite da molti investitori come il danno che un animale investito ha arrecato a una macchina. Il dolore per le perdite, la rabbia, il dispiacere per investimenti che non ci hanno fatto progredire ma regredire, non trova grande sollievo nel pensare che poteva andare peggio. Un ETF che investe sull’azionario globale ha perso nel 2022, altra annata di ribassi in borsa, circa il 10%. Eppure, la percezione del dolore per la perdita è stata identica a quella di un incidente d'auto, con una aggravante.

Tutto l’opposto rispetto al lato più gradevole della pratica dell’investimento: quello del guadagno. Quando investiamo denaro in un titolo, un fondo o un ETF, oltre ad attribuire a noi stessi il merito della scelta (il fattore fortuna nei rialzi non esiste, nei ribassi è sempre colpa di altri), proviamo naturalmente piacere nel vedere un guadagno che cresce. Quando il profitto è paragonato alla perdita causata da un incidente, il piacere è non solo decisamente più basso, ma anche di breve durata. Se stiamo guadagnando, ad esempio, il 10% sui nostri investimenti nel solito ETF azionario globale e qualche nostro amico ci fa vedere che ha guadagnato il 30% su una certa azione, il 50% su un certo fondo, il 100% su Bitcoin, il piacere del profitto evapora ancora più velocemente trasformandosi di nuovo in un sentimento negativo di percezione di mancato guadagno per una nostra scelta di investire, finanziariamente corretta, ma che non ci ha messo nelle condizioni di partecipare alla festa da protagonisti.
La paura delle perdite ci accompagna costantemente nella quotidianità: ci arrabbiamo quando prendiamo una multa per un parcheggio, per le tasse nascoste o il pagamento a posteriori di imposte. Anche se sono irrisorie, le perdite monetarie di questo tipo possono essere estremamente dolorose. Un guadagno dello stesso importo, invece, ci impressiona molto meno. L’economia comportamentale dimostra anche che in media la maggior parte delle persone dà alle perdite un valore quasi doppio rispetto ai guadagni.
L'Esperimento delle Tazze da Caffè: Dimostrazione dell'Avversione alla Perdita
Economisti comportamentali e premi Nobel Daniel Kahneman e Richard Thaler hanno analizzato l’avversione alle perdite. Nell’ambito di un esperimento, i ricercatori hanno mostrato come si manifesta la paura delle perdite; i partecipanti all’esperimento avevano un determinato numero di tazze da caffè che dovevano vendere e, al contempo, dovevano comprare nuove tazze. Quando si trattava delle loro tazze, i partecipanti all’esperimento le offrivano in vendita in media a sette dollari. Ma loro stessi erano disposti a pagare solo tre dollari per una nuova tazza. La perdita delle proprie tazze da caffè vale quindi per loro più del doppio rispetto al possesso di una nuova tazza. L’esperimento dimostra che le persone danno ai beni che possiedono un valore decisamente superiore rispetto a quelli che non possiedono. I ricercatori concludono che questo comportamento è irrazionale, poiché oggettivamente il valore delle tazze da caffè dovrebbe essere uguale. L'avversione alla perdita porta quindi ripetutamente a decisioni sbagliate e irrazionali.
La Versione "Miope" dell'Avversione alla Perdita
Esiste una particolare forma miope di avversione alle perdite, chiamata in gergo tecnico “myopic loss aversion”. La miopia in questione è l’incapacità dell’investitore di guardare e di focalizzarsi sulle prospettive di lungo termine, ma di concentrarsi esclusivamente sul timore di realizzare delle perdite nel breve e addirittura nel brevissimo periodo. Il costante, e anche eccessivo e ossessivo, controllo della performance di un investimento è senza dubbio il principale sintomo e può portare l’individuo a non considerare, e quindi perdere, delle interessanti opportunità di lungo periodo per il proprio portafoglio.
CHARLIE MUNGER: 5 TRAPPOLE che TI RENDONO POVERO
Come Difendersi dall'Avversione alla Perdita
L'avversione alle perdite riguarda un po' tutti e difficilmente siamo in grado di esserne immuni. Quando si costruisce un portafoglio di investimento a livello di asset class e si scelgono gli strumenti che lo andranno a comporre, è sempre bene avere a mente diversi elementi: l'obiettivo del portafoglio, l'orizzonte temporale, la propria propensione al rischio e il grado di diversificazione del portafoglio stesso. I mercati sono sistemi complessi e proprio per loro natura hanno una componente di volatilità che non consente di prevedere con assoluta certezza quello che succederà in futuro. Quando i mercati iniziano a correggere, anche per semplici prese di profitto degli investitori, è sempre importante essere focalizzati sull'obiettivo che si ha in mente e sul proprio orizzonte temporale senza farsi prendere dal panico. L'ipotesi di "razionalità delle percezioni", tipica della finanza classica, si scontra infatti con la concreta tendenza degli individui ad acquisire ed elaborare le informazioni utilizzando un numero limitato di regole intuitive o euristiche.
Strategia 1: Investire a Lungo Termine
Dato che gli investitori hanno paura di perdere denaro con un investimento, spesso orientano la loro pianificazione finanziaria a pochi mesi o addirittura settimane, anche se è decisamente più sensato definire una pianificazione finanziaria a lungo termine. Un lungo orizzonte temporale, infatti, aumenta le opportunità di rendimento e riduce i timori di subire delle perdite. Chi punta su un lungo orizzonte d’investimento e resta sistematicamente fedele alla propria strategia, si fa turbare meno da battute d’arresto a breve termine. In questo modo è possibile superare meglio l’avversione alle perdite. E chi vuole andare sul sicuro può affidare la gestione del proprio patrimonio a esperti mediante un rispettivo mandato. In questo modo non si cade nella tentazione di lasciarsi prendere dalla paura delle perdite e di vendere le proprie azioni in un momento sconveniente.
Strategia 2: Lasciar Perdere i Rimorsi
Chi vuole investire con successo in borsa dovrebbe inoltre imparare a non avere rimorsi per le singole perdite subite. Quando si prende una multa per un parcheggio sbagliato vale quanto segue: più velocemente si paga la multa e prima ci si dimentica la cosa e meno ci si arrabbia. Lo stesso è consigliabile per quanto riguarda le perdite in borsa. Nell’ambito degli investimenti si parla della «strategia rollover». L’obiettivo di questa strategia consiste nell’avere un atteggiamento meno emotivo in relazione alle perdite subite. Questo riesce quando gli investitori vendono le posizioni in perdita e reinvestono i fondi liberati direttamente in nuovi investimenti. Così le perdite vengono percepite meno come tali. Invece che avere rimorsi per una perdita, ci si concentra sulle nuove potenziali opportunità di guadagno.

Comprendere l'avversione alle perdite consente ai consulenti finanziari di strutturare le raccomandazioni di investimento per mitigarne gli effetti. Ad esempio, riformulare le scelte relative ai rendimenti potenziali piuttosto che alle perdite può aiutare i clienti a prendere decisioni più razionali. Affidarsi a figure esperte che, lungi da condizionamenti emotivi, sono in grado di ponderare e suggerire il miglior investimento, non è più un lusso di pochi.
Il Museo del Risparmio, grazie alla tecnologia e all’edutainment, rende le basi dell’economia semplici e alla portata di tutti. In una situazione di gioco rischioso del tipo 50 e 50 (come ad esempio nel lancio di una moneta con testa o croce) ci sono le stesse probabilità di guadagno e di perdita, ma molti individui attribuiscono maggiore importanza a una perdita di X euro piuttosto che a un guadagno della stessa entità.
Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
tags: #finanza #comportamentale #perdita #certa