L'eredità, nel suo significato più profondo, rappresenta un atto di consegna del Padre, un mandato che esige fedeltà in un mondo che, al contrario, ci addestra a un godimento sfrenato e illimitato, assoggettandoci all'imperativo di mercato. In questa contemporaneità, il soggetto rischia di sfaldarsi nell'anonimato a causa dello smarrimento della funzione paterna, con effetti decostruttivi che si manifestano nella lingua, nella politica, nell'economia e nel tessuto sociale. Queste sono le conseguenze tangibili di una crisi che affonda le sue radici nel passato e che può essere definita con le parole dell'autrice "l'evaporazione del Nome-del-Padre".

La Concezione Psicoanalitica Classica del Padre
Nella concezione psicoanalitica classica, il padre incarna l'interdizione, la negazione del desiderio incestuoso edipico. Attraverso la Legge, il padre nega il proposito insano del figlio, facilitandone il distacco dalla madre e dalle proprie origini. Questo processo è fondamentale per lo sviluppo di una personalità autonoma e ben strutturata. La sua funzione è quella di porre un limite al desiderio, impedendo la fusione simbiotica con la figura materna e aprendo la strada all'individuazione. La legge paterna, quindi, non è solo una proibizione, ma una guida che permette al soggetto di orientarsi nel mondo, di riconoscere l'alterità e di costruire legami sociali sani.
L'Attualità del Postulato Freudiano nell'Era Ipermoderna
Nell'era definita "ipermoderna", l'attualità del postulato freudiano sul padre viene messa in discussione. Già nel 1938, Jacques Lacan introduceva il concetto del tramonto della figura paterna, osservando la fine dell'Ideale nell'affermazione dei dittatori dei regimi totalitari novecenteschi. Questi ultimi rappresentavano una risposta allo sbriciolamento del sistema familiare, imponendo un'autorità cieca e autoritaria che ricomponeva e rassicurava momentaneamente il sistema borghese e le masse spaventate, le quali invocavano nel despota il ritorno del padre perduto.
A questo tramonto e alla sua deriva fece seguito, nel 1969, l'evaporazione del padre, in concomitanza con la critica antiedipica e l'affermarsi del discorso capitalista. Quest'ultimo, distruggendo ogni ideale, annienta anche quello paterno. La dissoluzione della funzione della Legge e della castrazione simbolica serve ad allontanare l'esperienza del limite, proponendo un universo privo di freni, soprattutto simbolici.

La Dissoluzione della Funzione Legale e la Castrazione Simbolica
L'esperienza simbolica della castrazione imponeva all'individuo il confronto con il limite. Svanita questa dimensione, tutto sembra possibile, ma in fondo questo porta all'annientamento, alla coazione a ripetere, allo sganciamento del desiderio dal suo soddisfacimento. Il discorso del capitalista induce il soggetto a credere di non avere vincoli nella propria volontà di godimento. Tuttavia, l'oggetto del desiderio si confonde, si identifica con una miriade di oggetti, perdendo la sua essenza. La volontà si allontana dal proprio soddisfacimento, diventando fine a se stessa. Non è l'oggetto a non poter essere goduto, ma è il desiderio che non trova soddisfazione, creando un vuoto di scopo.
Il discorso del capitalista è ambiguo: da un lato si fonda su una fede incrollabile nell'oggetto, dall'altro la sua sopravvivenza è legata alla sparizione del suo soddisfacimento. L'oggetto diviene feticcio, brand, stile di vita, ma la sua realtà e il suo godimento si svuotano. Il piacere non si lega più al desiderio, ma lo scavalca, spingendo l'individuo verso una "consumazione" della vita. Questo avviene perché è scomparsa la funzione simbolica della Legge, essenziale per umanizzare il desiderio.
Il desiderio è frutto di un processo di individuazione che sposta le forze desideranti inaccettabili verso un oggetto accettabile. Senza la Legge, non c'è desiderio. Un altro cardine del discorso capitalista è l'esclusione delle "cose dell'amore" dalla sfera del desiderio, decretando il trionfo dell'oggetto sull'Altro. La Legge del padre, con la minaccia della castrazione, tendeva a indirizzare il desiderio verso la sua realizzazione nell'amore dell'Altro.
La Funzione Simbolica del Padre: Conciliazione tra Desiderio e Legge
La funzione simbolica del padre consiste nell'unire il desiderio alla Legge attraverso un processo di conciliazione. Questa unione non si basa solo sulla coercizione autoritaria, ma soprattutto sull'offerta di una sponda al desiderio debordante. I totalitarismi hanno rappresentato la prima deriva di questa funzione, manifestandosi come autoritarismo assoluto. La legge simbolica impone la necessità del distacco; la parola traumatica del padre allontana il figlio dall'oggetto incestuoso, lo scaccia, ponendolo di fronte alla possibilità della conoscenza, fissando un limite invalicabile da cui il figlio deve arretrare.
L'esempio biblico della cacciata di Adamo ed Eva dall'albero della conoscenza del bene e del male illustra questo concetto. Il peccato di conoscenza è un peccato di concupiscenza, e il limite è l'unica condizione della conoscenza. I loro occhi si aprono solo dopo aver incontrato questo limite. Il limite di ogni sapere è definito dai concetti di vita e morte, che rappresentano anche il limite nella trasmissione del sapere tra le generazioni. Ammettendo questo vuoto, può avvenire lo scambio simbolico tra padre e figlio, la testimonianza della conoscenza.
4. Freud: la teoria della sessualità e il complesso di Edipo.
Cosa Resta del Padre nell'Evaporazione?
Ciò che resta del padre nel tempo della sua evaporazione è il fatto che non è più la figura ideale in grado di indicare cosa sia "una vita giusta" o il "criterio universale della felicità", poiché nessuno possiede tale sapere. Ciò che il padre può trasmettere è la sua testimonianza dell'impossibilità di questo sapere.
Il percorso edipico si articola in tre fasi. La prima è quella dell'illusione fallica, in cui madre e figlio sono avvinti in un legame incestuoso di confusione simbiotica. La seconda è l'apparizione traumatica della parola del padre, il "No!", che spezza l'illusione di continuità tra l'Uno e l'Altro, impone il diniego primario e rende possibile il patto sociale. I legami sociali e amorosi sono possibili solo rompendo il legame primario.
Tuttavia, questa Legge non deve limitarsi all'interdizione, altrimenti non rappresenta un vero riconoscimento dell'Altro e non trasmette nulla. L'interdizione deve legarsi al dono della possibilità del desiderio; senza questa promessa, il desiderio si sgancia dalla Legge, portando a due esiti: la Legge senza desiderio (oppressione, frustrazione) o il desiderio senza Legge (godimento dissipativo).
La terza fase è fondamentale: l'interdizione rende possibile la trasmissione del desiderio. Quel che resta del padre è la testimonianza personale e singolare su come tenere uniti legge e desiderio. Il padre del "terzo Edipo" non è solo normativo, ma, dato che non esiste una testimonianza universale, è testimonianza di un'etica personale, della propria via verso la vita e il desiderio. Lacan suggerirebbe che questa funzione paterna può essere incarnata da chiunque si assuma la responsabilità di testimoniare la propria risposta etica per il ricongiungimento tra legge e desiderio.
Il padre è colui che custodisce il grande limite dovuto all'impossibilità di sapere nulla della vita e della morte. Nonostante questo vuoto, risponde con la forza del proprio desiderio, offrendo una risposta del singolo di fronte all'impossibilità di raggiungere un sapere reale sull'esistenza.
Conflitto, Violenza e Riconoscimento dell'Alterità
Nel percorso di crescita, il conflitto è inevitabile e prevede il riconoscimento dell'alterità, che deve essere rispettata. Altrimenti, si sfocia nella violenza, come accade nelle piazze dove l'autorità nega il dialogo e la possibilità di istituire nuovi legami. La violenza nega ogni forma di discorso, rompe il riconoscimento dell'Altro come realtà e interlocutore, pretendendo un accesso immediato all'oggetto, risultato di un'esigenza di godimento senza il freno della castrazione.
Il conflitto, al contrario, è una rielaborazione culturale della violenza. I genitori non devono negarlo, ma affrontarlo, mostrando la capacità di reggere a questo urto. Se ciò non accade, la distanza tra le generazioni si assottiglia, le posizioni si appiattiscono, e il dialogo vuoto di contenuti diventa un sottofondo inutile. Il genitore non è più pronto a rispondere al vuoto di senso con la forza della propria Legge e del proprio desiderio.
Essere genitori oggi significa educare al limite, saper dire di no e indirizzare verso desideri non distruttivi. Il disagio contemporaneo è legato all'incitamento capitalistico a un godimento continuo e insoddisfacente, unito al declino della funzione simbolica della castrazione. Incredibilmente, nel rutilante richiamo delle merci, il disagio deriva dalla difficoltà di accesso al desiderio, direttamente dipendente dall'assenza della Legge del padre e del suo potere di interdizione.
I padri devono tornare a rappresentare una possibilità di esistere, trasmettendo il loro modo di vivere, assumendosi la responsabilità di imporre la loro Legge e di tramandare il loro esempio.

L'Elogio del Fallimento e la Tensione verso la Perfezione
Un altro assillo dei genitori riguarda il successo dei figli. Tutti desiderano figli perfetti, rifiutando di fare i conti con l'insuccesso, che immancabilmente arriva. Il figlio ideale prende il posto di quello reale, ogni imperfezione viene corretta, e il figlio viene addestrato alla prestazione, scongiurando il fallimento. Tuttavia, al successo non segue la soddisfazione.
La psicoanalisi, come afferma Recalcati, tesse l'elogio del fallimento, in quanto manifestazione del funzionamento dell'inconscio, riflesso di un atto mancato. Un atto mancato dell'Io è un atto riuscito per il soggetto dell'inconscio. Il fallimento è proprio della giovinezza, dell'età della sperimentazione, e rappresenta la vitalità dell'essere di fronte alla "morte" del desiderio. Riscoprendo questa realtà, ovvero che l'essere umano è fallimentare per natura, cade il velo dell'illusione che la tensione alla perfezione del godimento sia intrinseca all'uomo. È nella mancanza, invece, che risiede la vera umanità. L'affermazione eterna del capitalista disumanizza il desiderio rendendolo sempre accessibile e presente, ma vuoto e privo di soddisfazione.
Il Complesso Edipico e le sue Trasformazioni
Prima di addentrarci ulteriormente nell'argomento, è necessario accennare al complesso edipico, centrale nella teoria freudiana. Freud, affascinato dal mito di Edipo, eroe della tragedia di Sofocle che involontariamente uccide il padre e sposa la madre, colloca questo complesso nella fase fallica (dai tre anni). In questa fase, il bambino rivolge inconsciamente affetto e desiderio verso la madre, provando gelosia e odio verso il padre. Segue una fase di latenza (6-11 anni), per poi riattivarsi con maggiore virulenza nella pubertà-adolescenza, con lo sviluppo sessuale.
Il superamento di queste fantasie incestuose comporta il distacco dall'autorità genitoriale, fondamentale per il progresso civile. Per Freud, è un complesso universale e fondante della personalità umana, che può presentarsi anche in forma negativa (amore per il genitore dello stesso sesso, ostilità verso quello di sesso opposto).
Jacques Lacan, alla fine degli anni Cinquanta, amplia il concetto, sostenendo che il divieto paterno all'intimità sessuale si estende all'introiezione delle leggi che regolano la convivenza umana. La strutturazione triangolare dell'Edipo è il fondamento universale della vita psichica e del mondo fantasmatico umano. Anche la formazione del Super-io deriva dall'introiezione del divieto paterno e dall'ideale dell'Io.
Il Padre Reale, Simbolico e Immaginario
Il padre reale è il "pater familias" in carne e ossa, con il suo carattere e i suoi comportamenti. La sua funzione è quella di intervenire concretamente per porre un limite alla relazione simbiotica madre-figlio, proponendosi come modello d'identificazione. Questo è ciò che Lacan chiama castrazione simbolica.
Il padre simbolico racchiude in sé l'interdetto, la legge veicolata dalla società. Tuttavia, può subire un rischio di emarginazione, come nelle psicosi, dove tutto fa riferimento alla relazione madre-bambino, senza la nomina del padre.
Secondo Freud, il padre è decisivo nella formazione della psiche, trovandosi al centro del tabù dell'incesto. Il mito del padre primordiale, ucciso dai figli per poterne godere le donne, trasmette un interdetto e una trasmissione simbolica della legge. Oltre a strutturare la psiche, il tabù dell'incesto costituisce la prima norma sociale. Freud concepisce il padre in modo negativo, come un essere tirannico.
Lacan introduce la formula "Nome del Padre" per definire l'accettazione della legge, segnando il passaggio da una condizione pre-umana a quella umana. Gli psicotici, a suo dire, non avrebbero interiorizzato la "legge del padre". Il nome del padre non è solo interdizione, ma anche simbolizzazione della funzione materna, orientando il desiderio della madre al di là del bambino.
Lacan afferma che il padre è un nome che implica la fede. Attraverso il nome del padre, la catena dei significanti viene ordinata simbolicamente e trasformata in desiderio. La morte del Padre porta all'assenza dell'interdizione ("se Dio non esiste, tutto mi è permesso") e all'angoscia di fronte al permissivismo. Lacan parla di "degenerazione catastrofica" del legame sociale, non più sorretto dall'amore nel Nome del padre.
Edipo e Amleto: Due Visioni a Confronto
Lacan interpreta l'Edipo nell'Amleto di Shakespeare, focalizzandosi sul desiderio del figlio verso la madre. Mentre nel mito di Edipo il re è vivo e il figlio non sa di uccidere il padre, nella tragedia di Shakespeare, Amleto sa tutto fin dall'inizio e deve vendicare il padre. Amleto procrastina l'azione, e alla fine la madre muore. Il padre di Amleto, simbolico e immaginario, non ha una presenza reale e le sue parole non hanno impatto sulla relazione tra Amleto e sua madre.
Lacan rilegge l'Edipo come un figlio sospeso nel desiderio interno: "cosa devo fare per soddisfare il desiderio di mia madre?". Il padre lascia sospeso il desiderio del figlio, e solo quando compirà l'atto, la madre muore. Per Freud, il desiderio verso la madre è centrale. Lacan concorda, ma aggiunge che il desiderio di staccarsi subentra grazie all'intervento del padre.
In sintesi, il padre nell'Edipo non è un oggetto reale, né solo ideale, ma un simbolo, una metafora, un significante che sostituisce il significante materno.
Il padre immaginario è quello che il bambino si immagina, influenzato dal padre reale. La paura della castrazione, come prima esperienza edipica, si presenta come ritorsione in un rapporto aggressivo. L'aggressività del bambino si rivolge contro il padre, temendo di subire la castrazione. "Se il bambino sente il taglio è perché se lo immagina", afferma Lacan. Il padre proibisce la madre come oggetto: "lei è tua, non del bambino". Questo genera rivalità e aggressività. Il padre frustra il bambino dell'oggetto madre, e si fa preferire, permettendo l'instaurarsi dell'Ideale dell'io.

Oltre l'Edipo: Klein e la Paternità Precoce
Nel pensiero post-freudiano, sviluppatosi dopo Melanie Klein, si afferma l'idea di una struttura ancora più primitiva, in cui il Super-io materno appare più intransigente e feroce, svolgendo una funzione persecutoria. Freud, ne "Il declino del complesso edipico" (1924), dichiara che l'amore per il padre e l'identificazione ne conseguente rappresentano la via d'uscita dall'Edipo.
Melanie Klein, lavorando su epoche di sviluppo precoci (pre-edipiche), si confronta con l'interrogazione edipica. Descrive lo stadio di formazione degli oggetti cattivi, la posizione schizo-paranoide anteriore alla posizione depressiva, in cui il soggetto si confronta con l'oggetto totale, ovvero il corpo della madre nella sua totalità. Questi sono i primi due poli della storia dell'Edipo in psicoanalisi: il primo legato al Super-io e alle nevrosi senza Edipo (rapporto col materno); il secondo legato alle perturbazioni del "campo della realtà" (perversioni e psicosi).
Poiché il complesso di Edipo ha una funzione normativa, esso pesa non solo nella struttura morale del soggetto, ma anche nella virilità e femminilizzazione. L'Edipo è un nodo centrale che rende ragione di istanze e azioni psichiche fondamentali: la realtà, l'Ideale, il Super-io.
La Castrazione Simbolica: Perdita e Legge
La castrazione può essere intesa in relazione alla proibizione dell'incesto, come un taglio, una perdita irrevocabile. Evoca l'immagine del taglio dell'organo genitale, trait d'union del rapporto sessuale, e condensa il riferimento al desiderio, alla sua proibizione, alla legge e alla perdita simbolica. Lacan parla anche di un Edipo rovesciato, in cui l'amore per il padre non può essere eluso.
L'Evaporazione del Padre e il Disagio Contemporaneo
L'evaporazione del padre non è necessariamente negativa, ma la sua assenza lascia campo libero al reale del godimento, soprattutto per i perversi. Il padre-padrone non c'è più, ma questo non significa rassegnarsi alla sua scomparsa. Molti giovani nutrono una nostalgia struggente per il padre, come Telemaco attende Ulisse.
Recalcati, nel suo libro "Il complesso di Telemaco", propone un modello costruttivo. Telemaco, insofferente dei Proci che profanano la reggia, rifiuta il godimento mortifero non per un meccanico rispetto, ma perché vuole che nella sua vita vi sia "padre". Questa è la figura dell'erede giusto.
Le alternative a Telemaco sono Edipo, incapace di riconoscersi come figlio, e l'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, che rifiuta il padre in nome dell'autogenerazione, illusione di cancellare il debito e la provenienza. Il nostro tempo è anche quello di Narciso, dove la pretesa di autogenerazione si traduce nel mito di Narciso, che rovescia il rapporto simbolico tra le generazioni, pretendendo di imporre il proprio capriccio come legge.
La principale virtù di Telemaco è offrire un modello non nichilista. L'atto di ereditare implica mettersi in moto, affrontare il rischio. L'erede giusto è un orfano che mette in conto la possibilità di perdersi. Ciò che viene trasmesso è sempre un vuoto, e nulla garantisce la soddisfazione della felicità.
L'eredità che i padri possono offrire è la testimonianza, articolata in tre momenti: l'atto (incarnare un desiderio), la fede (fiducia nel desiderio del figlio) e la promessa (indicare un orizzonte di libertà). Il padre deve promettere che, mettendosi in movimento come Telemaco, si può incontrare una forma di godimento più ricca.
La paternità contemporanea è questione di testimonianza. L'evaporazione del padre può essere superata attraverso la concretezza della testimonianza, che i genitori possono svolgere nella loro funzione educativa. La società ipermoderna, segnata dall'assenza del padre, si confronta con un disagio profondo, alimentato dal discorso capitalista e dalla perdita della funzione simbolica della Legge. La figura del padre, nella sua essenza simbolica, rimane cruciale per la strutturazione psichica e per la costruzione di un legame sociale sano e significativo.
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