La psicoterapia della Gestalt, con le sue radici profonde nella psicologia della Gestalt, nella fenomenologia e nelle filosofie esistenziali, offre un modello terapeutico che va oltre la mera tecnica. Essa si fonda sull'idea che la sofferenza umana sia essenzialmente conseguenza di una "mancanza d'essere", e si propone come un percorso di conoscenza di sé e dell'altro, mettendo al centro l'esperienza vissuta nel "qui e ora". Un aspetto cruciale di questo approccio, e in particolare del lavoro di figure come Claudio Naranjo, è la profonda comprensione del ruolo delle emozioni e della relazione interpersonale nel processo terapeutico e nella vita umana in generale.
Vedere e Guardare: Oltre la Semplice Percezione Visiva
L'interazione terapeutica, come evidenziato nelle discussioni che prendono spunto dalle sedute, pone spesso l'accento sull'esperienza percettiva. Domande come "guardami, mi vedi?" o "come senti il tuo corpo?" aprono la porta a una distinzione fondamentale tra il semplice "vedere" e l'atto più profondo del "guardare". Vedere, nel senso più basilare, implica l'attivazione delle vie visive nel cervello. Tuttavia, "guardare" trascende questa mera funzionalità neurologica. Guardare significa "afferrare l'altro", instaurare un rapporto di apertura, un desiderio di connessione.

Vittorio Gallese sottolinea come questa distinzione sia cruciale. Non si vede solo con gli occhi; il tatto, l'udito, l'azione contribuiscono in modo significativo alla nostra percezione del mondo e degli altri. L'isomorfismo, concetto chiave della psicologia della Gestalt, non è una mera riproduzione strutturale, ma "l'afferramento" di un corpo che si emoziona. Le emozioni, infatti, si sono evolute come strumenti di negoziazione interpersonale. Emozionarsi non è solo un sentire interiore, ma un sentire che si esprime, un processo attivo che coinvolge l'intera persona.
La neurofisiologia, pur offrendo preziose intuizioni, non può esaurire la complessità del vedere. Le aree cerebrali che rispondono a stimoli specifici, come i volti, sollevano interrogativi profondi sul "perché" di tali risposte e non a stimoli diversi. La scienza moderna, secondo alcuni, rischia di diventare una mera "esibizione di muscoli tecnologici" se non si interroga sulle implicazioni più profonde di questi meccanismi. La vera comprensione, infatti, richiede di partire dalla "dimensione personale", dalla simulazione incarnata che permette di integrare la visione, il tatto e le emozioni in un quadro di significato.
La Gestalt come Processo di Co-Costruzione dell'Identità
L'identità, nella prospettiva gestaltica, non è una struttura fissa e immutabile, ma un processo dinamico di co-costruzione. L'altro gioca un ruolo fondamentale in questo processo. La sua assenza, o una relazione superficiale con esso, può mutilare le potenzialità di individuazione di ogni individuo. La terapia della Gestalt, focalizzandosi sul "qui e ora" e promuovendo la consapevolezza, facilita questo processo di co-costruzione, permettendo all'individuo di esplorare il proprio essere nel mondo in relazione agli altri.
Fritz Perls, pioniere della Gestalt, coniò il termine per identificare una forma di psicoterapia che sviluppò con sua moglie Laura. La sua visione, arricchita e sviluppata da figure come Claudio Naranjo, si allontana da un approccio puramente tecnico per abbracciare una visione olistica dell'uomo, dove il benessere è intrinsecamente legato alla capacità di essere autenticamente presenti e in contatto con se stessi e con l'ambiente.

Claudio Naranjo, psichiatra cileno e pioniere nell'integrazione tra psicoterapia e tradizioni spirituali, ha apportato un radicale rinnovamento alla teoria e alla tecnica della Gestalt. Il suo lavoro, ispirato agli insegnamenti di Perls e arricchito dall'esperienza nei programmi internazionali SAT, integra la psicologia degli enneatipi e una visione spirituale dell'esistenza. Questa integrazione permette di affrontare le domande angoscianti che sottendono ogni malessere: "Chi sono? … Qual è il mio destino?".
L'Importanza del Contatto e la Critica alla "Teoria del Sé"
La Gestalt, come sviluppata da Naranjo e altri, si distingue per una visione dell'uomo che va oltre le mere teorie. Sebbene la teoria del contatto, con le sue fasi di avvicinamento, culmine e ritiro, sia un elemento importante, non può essere l'unico fondamento della Gestalt. Alcuni approcci, secondo questa prospettiva, tendono a cristallizzarsi attorno alla "teoria del sé", limitando la comprensione della complessità umana.
Open Day IGF/ Mindfulness-Gestalt: il qui e ora e la consapevolezza nella psicoterapia della Gestalt
Il sé, inteso come fenomeno di confine, può essere considerato una concezione riduttiva. L'esperienza umana, infatti, nasce spesso dal "vuoto", da quegli intervalli di consapevolezza in cui è possibile incontrare una presenza lucida o un offuscamento difensivo. Il vuoto, lungi dall'essere una mancanza, è la matrice di tutte le esperienze, un luogo di integrazione e pienezza d'essere. La Gestalt che si evolve riconosce l'importanza di questo vuoto fertile, da cui può emergere una nuova realtà, provvisoria e destinata a reintegrarsi nel vuoto stesso.
Questa visione si contrappone a un approccio che si limita a trattare il paziente a livello sintomatico o a integrarlo nella società. La Gestalt, nel suo senso più profondo, mira a recuperare la saggezza naturale, la saggezza del corpo, la fisicità e tutti i sensi. L'apollineo si associa al dionisiaco, in una visione che accredita entrambe le forme. L'invito è a togliere le maschere, a recuperare le parti rinnegate di sé, ad accettare il limite per pacificare la mente.
Il Cambiamento e l'Esperienza Vissuta
La vera antitesi al malessere è lo sviluppo della persona. Il processo terapeutico in Gestalt non si limita all'analisi psicologica o al trattamento comportamentale, ma mira all'attivazione di un processo di crescita. La teoria, sebbene importante, va integrata in una visione dell'uomo traducibile in una prassi operativa. L'esperienza vissuta, il "sentire", assume un ruolo centrale.
Il movimento del corpo, la danza, la pittura, la musica e la scrittura diventano strumenti per esplorare e dare forma alle emozioni, per comprenderle senza timore. La mediazione corporea permette di lavorare sulle emozioni legate al trauma, facilitando il recupero di uno stato d'animo sereno. Le emozioni, quando vengono espresse positivamente, evitano il rischio di rivivere eventi traumatici.
La Gestalt si basa sull'idea che è meglio sperimentare ciò che si sente nel "qui e ora", restando focalizzati sul presente. I pensieri sul passato e sul futuro sono visti come fughe dal presente, fonti di perdita di libertà e illusione. La gratificazione del presente deve essere intrinseca, il presente deve contenere in sé la propria ricompensa.
La Gestalt e la Dimensione Transpersonale
Un aspetto fondamentale della Gestalt, come esplorato da alcuni, è la sua dimensione transpersonale. Oltre al suo lato umanistico, la Gestalt pone l'accento sulla natura transpersonale dell'esperienza. Il "stare", il non fuggire dall'esperienza, per quanto difficoltoso possa essere, è un leitmotiv centrale. Le psicosi, in questa prospettiva, derivano da una continua fuga ed evitamento.

Fritz Perls sosteneva che non accettiamo la sofferenza e, fuggendone, ci costringiamo a una vita "errante", mai completamente in contatto né autentica. Il terapeuta transpersonale, in questa visione, assomiglia allo sciamano, colui che guida all'esperienza, un artefice della coscienza. La terapia Gestaltica, talvolta, può assomigliare a un esorcismo, dove la comprensione degli scopi del "persecutore" interiore permette alla "vittima" di cessare di esserlo.
Esiste un potente fil rouge che collega la psicologia della Gestalt alla meditazione. La meditazione cerca l'essenza di sé, mentre la Gestalt mira alla consapevolezza di sé, spogliata del carattere. Il carattere, in un'ottica "a cipolla", è costituito da strati esterni che ci permettono di stare nel mondo; per arrivare alla consapevolezza di noi stessi, è necessario spogliarsi di questi strati.
Il Ruolo del Terapeuta e la Responsabilità
Nella migliore forma di Gestalt, si lavora in modo organico, inducendo la catarsi del passato quando emerge nel flusso dell'esperienza. I ricordi, spesso legati a dolori irrisolti, e la coazione a ripetere, sono connessi a "gestalt non chiuse", specialmente quelle con i genitori.
Il libro in questione viene descritto come un "Bignami" della Gestalt, che ripropone i temi fondamentali arricchiti da esempi pratici. L'idea centrale è che è meglio sperimentare ciò che si sente nel "qui e ora", focalizzandosi sul presente. La consapevolezza è al centro della terapia della Gestalt.
La differenza tra una scuola di psicoterapia e un'altra non risiede nelle tecniche, ma nelle persone. La Gestalt è un sistema basato sulla comprensione intuitiva piuttosto che sulla teoria. Essere responsabile significa essere presente, essere qui, essere consapevoli. Nella Gestalt, paradossalmente, il terapeuta accetta incondizionatamente il malessere, poiché il cambiamento avviene solo attraverso la consapevolezza e non tramite il "dover essere".
Il processo terapeutico in Gestalt consiste nella trasmissione di un'esperienza. I pensieri sul passato e sul futuro sono una fuga dal presente, un'illusione che ci irretisce nella sua ripetizione. La società occidentale spesso promuove una visione edonistica del presente, ma la gratificazione deve essere intrinseca. La via verso l'auto-sostegno nella terapia gestaltica consiste nell'assumersi la responsabilità delle proprie azioni e omissioni presenti, abbandonando l'"armatura" della personalità condizionata.
La Fenomenologia come Fondamento Epistemologico
La psicoterapia della Gestalt affonda le sue radici nella fenomenologia, intesa come quella corrente filosofica che da Brentano giunge a Merleau-Ponty. Il carattere rivelativo del sentire è evidente: la sensazione è manifestazione della cosa stessa e dell'essere dell'uomo nel mondo. L'essere nel mondo acquista valore attraverso la risonanza emozionale, che trasforma ogni evento in esperienza vissuta e, quindi, in conoscenza, conferendo alla vita un senso che solo il singolo individuo può attribuirle.
Il senso non è mai dato, ma conferito, e in questa accezione la fenomenologia parla dell'uomo come donatore di senso. Punto saliente dell'approccio fenomenologico diventa allora la differenziazione tra fenomeno primario (pensiero, oggettivo) e fenomeno secondario (sentire, soggettivo). Nella psicoterapia della Gestalt, l'indissolubilità tra soggetto percipiente, percezione e oggetto percepito è cruciale, così come lo studio delle modalità sensoriali ed emozionali in cui la percezione si dà e si trasforma.
Il fenomeno secondario si identifica con il sentire, sia a livello sensoriale che emozionale. Le sensazioni e le emozioni, sebbene biologicamente determinate e prive di un senso intrinseco, richiedono una reazione significativa nell'ottica della sopravvivenza. Il loro intrecciarsi, spesso contraddittorio, è ciò che dà sapore alla vita: non c'è senso senza il sentire.
Il Libero Arbitrio e la Gestione del Vissuto
Tra il sentire e il fare qualcosa di quello che si sente, si interpone il libero arbitrio. La psiconevrosi, come osservava Jung, è in ultima analisi una sofferenza della psiche che non ha trovato il proprio senso, un ristagno spirituale, una sterilità psichica. La nevrosi non è vista solo dal punto di vista causale, ma come assenza di senso, di un'interpretazione individuale, di un mito personale.
Stati depressivi, caratterizzati da profonda indifferenza emotiva, rendono l'esistenza priva di senso. La destrutturazione della temporalità e dell'intenzionalità genera un pensiero lento e monotono, bloccando il processo evolutivo. Le emozioni e l'esperienza danno forma al cervello, ma la società attuale non promuove sufficientemente l'alfabetizzazione emozionale e lo sviluppo dell'intelligenza emotiva.
È nel contesto relazionale che il gioco delle emozioni regola le scelte comportamentali. Il mondo emozionale struttura il comportamento in relazione a come ci si sente considerati dagli altri. L'emozione è essenzialmente relazione, e la mancanza di educazione emotiva influenza lo sviluppo intellettivo e l'apprendimento.
I messaggi subliminali ambientali influenzano lo sviluppo dei bambini, nutrendo atteggiamenti di autosvalutazione o ipervalutazione. I primi anni di vita sono fondamentali per la strutturazione del carattere. Nella Gestalt, si distinguono comportamenti automatici funzionali e disfunzionali (gestalt fisse). Ogni comportamento si fonda sulla personale lettura del contesto, e il mondo emozionale gioca un ruolo fondamentale in questa lettura. La gestione del vissuto personale, del proprio sentire, spinge gli individui a muoversi in una direzione piuttosto che in un'altra.
Il setting terapeutico diventa un nuovo contesto esperienziale con nuove possibilità espressive, con la funzione di fornire nuove conoscenze riequilibranti. Aiutare a ripristinare una fluida e coerente relazione tra sensazioni, emozioni, immaginazione, pensieri e azioni apre a nuove modalità di vita. Il processo terapeutico si fonda sulla relazione costruita attraverso il dialogo intersoggettivo tra due persone, un dialogo animato da un contatto affettivo.
La relazione terapeutica, così come il dialogo interiore, può essere paragonata a una danza in cui parola e silenzio, distanza e vicinanza, apertura e chiusura sono funzionali al processo. L'equilibrio organismico è costantemente messo in discussione dal divenire dell'esistenza, e contemporaneamente emerge una controtendenza per riguadagnarlo in una nuova forma.
Nella psicoterapia della Gestalt, i concetti di conscio e inconscio sono sostituiti da quelli di figura e sfondo, legati da una dinamica regolata dai bisogni organistici. Quanto più fluida è la dinamica figura-sfondo, tanto più il presente è vissuto in continuità con la storia personale, tanto più l'autoregolazione è funzionale al benessere.
Le tendenze e controtendenze organismiche sono chiamate "polarità". Tra questi poli, la libertà espressiva può aprirsi a un dialogo emotivamente connotato, creando nuove possibilità e spazi in cui i bisogni e i desideri inizialmente contrastanti trovano integrazione. Il valore del lavoro gestaltico risiede nella possibilità di dar voce ai diversi stati d'animo e configurazioni relazionali, per ricomporli in un tutto originale e adeguato alla situazione attuale. Questa esperienza, vissuta nel setting terapeutico, si trasforma in conoscenza partecipata ed esportabile nella vita quotidiana.