L'Abbandono Silenzioso: Dimissioni dagli OPG Senza Rete di Supporto e le Sfide del Reinserimento Sociale

Negli ultimi mesi, il sistema sanitario italiano si trova ad affrontare una situazione allarmante e socialmente destabilizzante: persone che hanno trascorso decenni, talvolta venti o ventiquattro anni, all'interno degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), vengono improvvisamente dimesse. Questo avviene senza alcuna misura di sicurezza adeguata, né un piano strutturato, che possa garantire un graduale e supportato reinserimento nella società. La criticità di tale approccio risiede non solo nella potenziale vulnerabilità dei soggetti dimessi, ma anche nell'evidente lacuna dei servizi territoriali preposti all'assistenza e al reinserimento sociale di queste persone.

Persona che esce da un edificio

La Crisi dei Servizi di Salute Mentale: Fondi Insufficienti e Accesso Limitato

La carenza di servizi in grado di avviare percorsi di reinserimento sociale per gli internati in OPG e la scarsità di fondi ad essi destinati sono problemi cronici che hanno raggiunto un punto di svolta preoccupante. Gisela Trincas, presidente di Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la salute mentale), ha sottolineato con forza questa problematica, evidenziando un divario significativo tra le risorse destinate alla salute mentale e quelle effettivamente erogate. Secondo il progetto obiettivo, dovrebbe essere destinata alla salute mentale il 5% della spesa sanitaria nazionale. Tuttavia, la realtà è ben diversa, con una percentuale che si attesta solo al 3-4%. Questo dato è particolarmente sconcertante se confrontato con le percentuali di altri paesi europei, come la Francia (9%) e Inghilterra e Olanda (10-12%), che dimostrano un impegno economico maggiore verso questo settore.

L'inadeguatezza dei servizi si manifesta anche nell'accessibilità limitata. Trincas ha evidenziato come solo un numero esiguo di Centri di Salute Mentale (CSM) sia aperto per 24 ore al giorno. Molti altri operano con orari ridotti, spesso limitati a sei ore al giorno e solo per pochi giorni a settimana. Di conseguenza, la responsabilità di gestire le emergenze ricade sulle guardie mediche, figure che non sempre possiedono la formazione specifica o le risorse necessarie per affrontare situazioni complesse legate alla salute mentale. Questa frammentazione dell'assistenza lascia i pazienti e le loro famiglie in una condizione di precarietà, privi di un punto di riferimento costante e affidabile.

Mappa dell'Italia con evidenziate le regioni

La Prescrizione di Psicofarmaci e la Mancanza di Valutazione dei Servizi

Un altro aspetto critico sollevato dalla presidente dell’Unasam riguarda la mancanza di un sistema di valutazione efficace dei servizi di salute mentale. Senza un monitoraggio costante e una valutazione periodica delle prestazioni, diventa difficile identificare le aree di miglioramento e garantire la qualità dell'assistenza offerta. A ciò si aggiunge la tendenza generalizzata alla prescrizione di dosi massicce di psicofarmaci come principale forma di intervento. Sebbene i farmaci possano svolgere un ruolo importante nel trattamento di disturbi psichiatrici, la loro somministrazione indiscriminata e in dosi elevate, senza un adeguato supporto psicoterapeutico e riabilitativo, rischia di diventare una soluzione superficiale che non affronta le cause profonde dei problemi e può portare a effetti collaterali indesiderati. La dipendenza da psicofarmaci, unita a un percorso di reinserimento sociale insufficiente, può peggiorare ulteriormente la condizione del paziente, limitandone le capacità di autonomia e di integrazione.

Percorsi di Reinserimento: Il Modello SPR in Toscana

Nel contesto delle problematiche legate al superamento degli OPG e alla gestione dei pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato, alcune regioni stanno cercando di implementare modelli di intervento specifici. Un esempio è rappresentato dal modulo SPR (Servizio Psichiatrico Riabilitativo) in Toscana, che si articola in diverse tipologie di accesso e percorsi.

Il modulo SPR.1 è concepito per pazienti con disturbi psichiatrici che hanno commesso reati e per i quali sono state disposte misure di sicurezza non detentive. L'accesso è riservato a maggiorenni, di norma al di sotto dei 65 anni, e prioritariamente residenti nel territorio dell’AUSL Toscana Sud Est. L'obiettivo è fornire una risposta terapeutico-riabilitativa in una struttura intermedia, inserita nei percorsi regionali volti al superamento degli OPG e alla dimissione dalle REMS (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Questo modulo accoglie anche pazienti provenienti dal territorio che vengono inviati in struttura a seguito di una misura giudiziaria cautelare non detentiva. L'accesso avviene su provvedimento dell'Autorità Giudiziaria, su proposta dell'Unità Funzionale Territoriale DSM competente per territorio, e previa accettazione da parte del Direttore Sanitario della struttura, che ha il compito di coordinare il processo di ammissione.

Per quanto riguarda il modulo SPR.2A, l'accesso di ogni utente è basato su un Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato (PTRI) globale. Questo progetto include un programma di trattamento specifico da svolgere all'interno della struttura, sottoscritto dal Direttore dell'Unità Funzionale Territoriale DSM competente.

LA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA NEL CENTRO DIURNO

L'Importanza dell'Inserimento e della Dimissione Supportata

Una volta che un utente accede a queste strutture, l'educatore svolge un ruolo cruciale nella fase d'ingresso. Il suo compito è informare l'utente sulle caratteristiche della struttura, sul modello organizzativo, sulle regole di comportamento e su tutto ciò che è necessario per favorire un inserimento rapido e un'integrazione armoniosa nel nuovo contesto comunitario. L'inserimento è attentamente organizzato, prevedendo la presenza contemporanea del Direttore Sanitario, della Coordinatrice della Struttura, dello psichiatra e dello psicologo, per offrire un supporto multidisciplinare fin dalle prime fasi.

La dimissione, tuttavia, costituisce parte integrante del Progetto Terapeutico Riabilitativo e rappresenta un momento fondamentale sia per il soggetto che per la comunità. Una dimissione ben gestita non è un semplice atto burocratico, ma il culmine di un percorso di recupero e di preparazione al ritorno alla vita civile. È essenziale che questo passaggio sia accompagnato da un piano di assistenza domiciliare, un supporto psicologico continuativo e, se necessario, un reinserimento lavorativo o formativo. La mancanza di questi elementi di continuità assistenziale è esattamente ciò che sta accadendo con le dimissioni improvvise dagli OPG, lasciando individui vulnerabili senza la rete di sicurezza necessaria per evitare ricadute o nuove problematiche sociali.

In conformità con quanto stabilito dal Regolamento Europeo 2016/679 sulla protezione dei dati personali, il paziente o il suo legale rappresentante ha il diritto di richiedere copia della cartella clinica. Questo diritto garantisce trasparenza e permette di avere una documentazione completa del percorso sanitario intrapreso, fondamentale anche per la continuità delle cure post-dimissione. La struttura di riferimento per il modulo SPR in Toscana si trova in Via Suor Gemma, 553021 Abbadia San Salvatore (Siena).

Simbolo di un percorso

Le Implicazioni Sociali e la Necessità di un Cambiamento Sistemico

Le dimissioni indiscriminate dagli OPG, senza adeguati servizi di reinserimento, pongono interrogativi profondi sulla responsabilità dello Stato e sulla capacità del sistema sanitario di rispondere alle esigenze dei cittadini più fragili. L'abbandono di persone che hanno trascorso anni in isolamento, spesso lontane dal tessuto sociale, in una condizione di vulnerabilità psichica e senza un supporto concreto, non solo rischia di compromettere il loro percorso di recupero, ma può anche generare nuove criticità sociali. Famiglie impreparate a gestire il ritorno di un congiunto con problemi psichiatrici, comunità che non dispongono degli strumenti per accogliere e supportare queste persone, e la potenziale ricomparsa di comportamenti problematici sono scenari che non possono essere ignorati.

È imperativo che si verifichi un cambiamento sistemico che vada oltre la semplice chiusura degli OPG. La vera sfida consiste nel costruire e finanziare adeguatamente una rete di servizi territoriali in grado di offrire un supporto completo e continuativo: dall'assistenza sanitaria e psicologica alla riabilitazione sociale, dal sostegno abitativo all'inserimento lavorativo. Solo attraverso un approccio integrato e un investimento consistente nella salute mentale si potrà garantire un futuro dignitoso e sicuro sia per le persone dimesse che per la società nel suo complesso. La situazione attuale, caratterizzata da dimissioni "a sorpresa" e dalla carenza di servizi, non è sostenibile e richiede un intervento urgente da parte delle istituzioni. La salute mentale non può più essere considerata un settore marginale, ma deve essere riconosciuta come un pilastro fondamentale del benessere individuale e collettivo.

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