Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA): Comprensione e Strategie per Affrontarli

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) rappresentano una realtà complessa e diffusa nel panorama scolastico, che merita un'attenzione approfondita per garantire a ogni studente un percorso formativo sereno e produttivo. Spesso, le difficoltà che un bambino incontra nell'apprendimento della lettura, della scrittura o del calcolo vengono erroneamente interpretate come pigrizia o mancanza di impegno. Tuttavia, dietro questi comportamenti si celano spesso specifici disturbi del neurosviluppo, che richiedono un approccio mirato e una comprensione approfondita.

Cosa sono i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA)?

L'acronimo DSA si riferisce ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Questi disturbi si manifestano nel corso dei primi due o tre anni della scuola primaria, nel momento in cui il bambino si confronta con le prime sfide legate all'apprendimento della lettura, della scrittura e delle competenze matematiche. Vengono definiti "disturbi" perché non dipendono da scarso studio o esercizio, ma piuttosto dall'impossibilità nel consolidamento di alcuni apprendimenti. Ciò significa che, ad esempio, un bambino che fatica a memorizzare le tabelline non riuscirà a superare questa difficoltà semplicemente esercitandosi di più. I DSA, infatti, si caratterizzano per una difficoltà cronica nell'automatizzare alcune abilità. Lo stesso bambino che non riesce a imparare le tabelline, anche da adulto, potrebbe aver bisogno di riflettere a lungo per ricordare un risultato della tavola pitagorica.

È fondamentale sottolineare che i DSA non compromettono il funzionamento generale del bambino, ma esclusivamente l'apprendimento della lettura, della scrittura e delle competenze matematiche. Vengono definiti "specifici" anche perché non riguardano problemi sensoriali, psicologici o culturali. Le difficoltà di un bambino con DSA non dipendono, ad esempio, dal mancato utilizzo di occhiali o apparecchi acustici, né da problemi nella sfera affettiva e familiare, o dal fatto che la maestra non sia in grado di insegnargli a leggere e a scrivere, e neppure da scarso impegno o interesse verso la scuola.

I DSA non dipendono neanche da vere e proprie malattie neurologiche, sebbene siano stati classificati dall’American Psychiatric Association nel 2013 tra i cosiddetti disturbi del neurosviluppo. Infine, i DSA vengono riferiti alla sfera dell’apprendimento perché si traducono in un’inabilità ad apprendere a leggere, scrivere e fare di conto con efficienza.

Bambino che legge con difficoltà

Le Manifestazioni dei DSA: Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento si articolano in quattro principali categorie, ognuna con caratteristiche specifiche:

Dislessia: La Sfida della Lettura

Quando un bambino presenta un’inabilità ad apprendere a leggere fluentemente, potremmo trovarci di fronte a quella che viene più comunemente chiamata "dislessia" o "DSA nella lettura". La dislessia può manifestarsi con disturbi nella lettura ad alta voce o nella comprensione del testo. Il bambino dislessico con disturbi nella lettura ad alta voce presenta una lettura poco automatizzata, imprecisa, lenta e faticosa. Ad esempio, legge le parole lettera per lettera, sillabando e talvolta tirando a indovinare.

Il bambino dislessico con disturbi nella comprensione del testo, invece, ha difficoltà a comprendere il contenuto di ciò che legge. È possibile che i due disturbi si presentino insieme o separatamente. Quindi, il bambino dislessico che legge in maniera poco scorrevole può comprendere poco o avere una buona comprensione del testo.

In Italia, si stima che ci sia almeno un alunno con DSA per classe, e che, in totale, siano quasi 3 milioni le persone con Disturbi Specifici di Apprendimento, sebbene ad oggi non esistano dati ufficiali consolidati. Questo è dovuto al fatto che questi disturbi sono diagnosticati in maniera diffusa da meno di 20 anni, e molti adulti non sono quindi in possesso di una certificazione diagnostica.

Simboli che rappresentano lettura, scrittura e calcolo

Disortografia: La Difficoltà nella Correttezza Ortografica

Quando un bambino presenta un’inabilità ad apprendere a scrivere in maniera ortograficamente corretta, potremmo essere in presenza di quella che viene più comunemente chiamata "disortografia" o "DSA nella scrittura". La disortografia si presenta infatti come un disturbo nell’acquisizione e nell’uso delle regole ortografiche. Il bambino può, ad esempio, aggiungere, omettere o sostituire vocali o consonanti quando scrive una parola o una frase, sia nella scrittura sotto dettatura sia nella libera composizione del testo.

Disgrafia: La Sfida della Grafia

I disturbi della scrittura possono anche riguardare l’esecuzione grafica. In questo caso, il bambino scrive in modo molto disordinato, non rispetta lo spazio del foglio, presenta variazioni nella dimensione delle lettere all’interno di una parola o di una frase e produce testi poco leggibili. Benché la disortografia e la disgrafia riguardino entrambe la scrittura, possono presentarsi in forma isolata o congiunta tra loro. Possiamo quindi osservare bambini con sola disortografia, che scrivono in modo molto ordinato ma commettono numerosi errori ortografici, e bambini con sola disgrafia, che scrivono in modo molto disordinato e irregolare ma hanno una chiara rappresentazione dell’ortografia delle parole, dell’uso delle doppie, eccetera. Chiaramente, la disgrafia aumenta la probabilità che il numero di errori ortografici sia sovrastimato. In alcuni casi, infatti, agli occhi dell’adulto che corregge l’elaborato, una parola può apparire scorretta quando invece è semplicemente scritta male.

Discalculia: Le Difficoltà Matematiche

Quando un bambino presenta un’inabilità ad apprendere semplici abilità matematiche, ad esempio i meccanismi di conteggio, non riesce a leggere o scrivere i numeri grandi correttamente, non riesce a memorizzare le tabelline o a eseguire calcoli scritti o a mente, potremmo essere in presenza di quella che viene più comunemente chiamata "discalculia" o "DSA in matematica".

Diagramma che illustra le quattro tipologie di DSA

Il Percorso Diagnostico e il Ruolo della Scuola

Se un bambino presenta una delle difficoltà descritte sopra, non è detto che abbia un DSA. Per capire se effettivamente siamo in presenza di un DSA è necessario effettuare un percorso diagnostico approfondito. Questo percorso, oltre a valutare gli apprendimenti della lettura, della scrittura e delle abilità matematiche, mira a valutare il profilo cognitivo del bambino per escludere la presenza di problemi generalizzati (situazioni di funzionamento intellettivo limite o di disabilità cognitiva).

La diagnosi di DSA può essere condotta da psicologi e neuropsichiatri infantili, anche in collaborazione con logopedisti e pedagogisti. Può essere svolta sia presso le sedi del sistema sanitario nazionale sia presso professionisti che operano nel privato.

La scuola ha un ruolo fondamentale nell’individuazione precoce e nella tutela degli alunni con DSA. Infatti, gli insegnanti di scuola primaria sono i primi che dovrebbero accorgersi delle difficoltà dei loro alunni. In questo caso, è giusto che ne facciano opportuna segnalazione alle famiglie, suggerendo l’avvio di un percorso diagnostico e di certificazione. Poiché i servizi del sistema sanitario nazionale richiedono spesso tempi di attesa molto lunghi per l’ottenimento della diagnosi e della certificazione, e poiché i centri accreditati sono poco numerosi, in alcune regioni gli Uffici Scolastici Regionali hanno indicato alle scuole di accettare le diagnosi dei privati nelle more dell’ottenimento della certificazione pubblica.

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento: cosa sono, come si diagnosticano e come si trattano

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) e gli Strumenti di Supporto

La legge prevede che il consiglio di classe, sulla base di quanto riportato nella relazione diagnostica, predisponga per l’alunno con DSA un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questo piano ha la funzione di mettere il bambino nelle condizioni di apprendere e di non essere penalizzato nella valutazione.

Strumenti Compensativi

Gli strumenti compensativi hanno la funzione di compensare una o più funzioni deficitarie dell’alunno. Se, ad esempio, un bambino nei primi anni di scuola non riesce a memorizzare le tabelline, è previsto che possa sempre consultare la tavola pitagorica o anche la calcolatrice per i calcoli più complessi. Questi sono solo alcuni esempi di strumenti compensativi; in ogni caso, va sottolineato che l’uso di ogni strumento è subordinato alle caratteristiche di ciascun bambino e della sua particolare forma di DSA.

Misure Dispensative

Il PDP deve anche indicare le misure dispensative che verranno adottate per la valutazione dell’alunno. Ad esempio, il bambino con difficoltà di lettura può essere dispensato dalla lettura ad alta voce in classe. Per l’alunno con difficoltà di scrittura, si può suggerire di valutare i compiti scritti senza tener conto degli errori ortografici ma considerando unicamente il contenuto. L’alunno con difficoltà matematiche può essere dispensato dallo svolgimento di parte degli esercizi di matematica nei compiti in classe o nei compiti per casa.

Per i compiti in classe o per le situazioni d’esame, generalmente si considera nella misura del 30% la percentuale di dispensa alla quale gli alunni hanno diritto. La riduzione del 30% dei compiti non va vista come una semplificazione o facilitazione, ma come una forma di aiuto necessaria e doverosa. Gli alunni con DSA possono essere in grado di svolgere un compito correttamente, ma devono dedicarvi una concentrazione massima per controllare gli errori.

Il Supporto a Casa e l'Importanza del Benessere Emotivo

I compiti a casa possono diventare un’impresa assai ardua, fonte di frustrazione e fatica non solo per il bambino o ragazzo con DSA (o con Bisogni Educativi Speciali - BES) ma anche per i suoi genitori, che non sempre hanno il tempo o le competenze per seguire al meglio il figlio. Inoltre, se gli insegnanti hanno messo a punto un particolare metodo per supportare l’alunno, i genitori possono involontariamente ostacolarne l’applicazione perché a casa usano un metodo del tutto diverso, magari basato sui loro personali ricordi della scuola.

Se i genitori sono entrambi impegnati per lavoro, è opportuno che il bambino venga seguito presso i numerosi centri privati di supporto allo studio di bambini con DSA. È molto importante, in questo caso, accertarsi che gli operatori siano adeguatamente qualificati e formati per lavorare con gli alunni con DSA. Se, invece, i genitori hanno del tempo libero e possono dedicarsi personalmente al supporto allo studio del bambino, una seconda possibilità è che essi stessi seguano un corso per diventare tutor DSA, così da imparare le principali metodologie di supporto ed essere certi di poter effettivamente essere d’aiuto al figlio.

Va però tenuto presente che, nel caso si verifichino situazioni di tensione che possano compromettere la funzione genitoriale, sarebbe opportuno cercare supporto al di fuori della famiglia. Se vi sono, invece, condizioni relazionali favorevoli ed equilibrate, il supporto allo studio può anche diventare un momento di ulteriore coesione della relazione genitore-figlio e essere particolarmente utile e gradito ai bambini.

L’aspetto emotivo è fondamentale e non deve essere trascurato. Molto spesso, se non affrontato nel modo adeguato, diventa il problema principale da gestire nel contesto scolastico. Il calo dell’autostima può diventare motivo di ansia e spesso portare a una sofferenza emotiva importante. Genitori e insegnanti hanno un ruolo fondamentale e strategico nella gestione del possibile calo di autostima da parte dei bambini e delle bambine con DSA. Lungo tutto il percorso educativo, i genitori non devono sentirsi soli.

Mappa concettuale che collega genitori, scuola e specialisti per il supporto DSA

La Legge 170/2010 e i Bisogni Educativi Speciali (BES)

I DSA rientrano nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali (BES). La Legge N.170/2010, che ha per la prima volta tutelato i Disturbi Specifici dell’Apprendimento nel sistema scolastico italiano, stabilisce il diritto degli alunni con DSA a una didattica individualizzata e personalizzata. Questo approccio didattico si basa sulla necessità di trovare e costruire metodologie e strategie educative che possano permettere a ognuno di raggiungere il proprio successo scolastico e vivere un’esperienza di apprendimento significativa. Ciò è possibile soltanto adattando la didattica alle caratteristiche neuropsicologiche di ogni alunno, con l’idea di valorizzare i punti di forza e compensare le fragilità per permettere a tutti di raggiungere gli stessi obiettivi di apprendimento.

Il concetto di didattica individualizzata e personalizzata è cruciale perché le caratteristiche e le abilità neuropsicologiche dei ragazzi con DSA sono spesso peculiari e molto differenziate. Per alcuni la memoria di lavoro è particolarmente deficitaria, per altri lo è la capacità di selezione attentiva e di focalizzazione sul compito, per altri ancora è la componente fonetica ed espressiva del linguaggio ad essere compromessa. Allo stesso tempo, alcuni hanno prestazioni superiori alla media nelle prove di ragionamento visuo-percettivo, altri nei compiti di memoria a breve e lungo termine. Questa variabilità neuropsicologica e negli stili di apprendimento all’interno di una classe rende necessario un adattamento della didattica.

Strategie Didattiche Inclusive per Tutti

Per rendere la didattica più inclusiva e a misura di tutti, soprattutto per gli alunni con Disturbi dell’Apprendimento, è possibile adottare diverse strategie:

  • Proporre attività didattiche con materiale multisensoriale: Utilizzare immagini, video, canzoni, carte geografiche e tutto ciò che coinvolge la manualità rende l’apprendimento più intuitivo e significativo per gli studenti con DSA.
  • Stimolare il ruolo attivo degli alunni: Coinvolgere gli studenti attraverso il "fare" e gli esperimenti, introducendo compiti di realtà il più possibile vicini al loro mondo quotidiano.
  • Promuovere una didattica metacognitiva: Incoraggiare la consapevolezza dei propri processi di pensiero, l’autovalutazione e la gestione attiva del processo di apprendimento.
  • Facilitare l’apprendimento cooperativo: Stimolare attività di gruppo in cui si valorizzi il contributo di ognuno, permettendo agli alunni con DSA di sperimentare come il loro modo divergente di apprendere possa diventare una risorsa.
  • Trovare nella tecnologia un valido alleato: Utilizzare LIM, software educativi e altre tecnologie come strumenti di supporto per garantire un’esperienza di apprendimento positiva e di successo, coinvolgendo gli studenti attraverso diversi canali sensoriali.

Un Cambiamento di Prospettiva

È fondamentale cambiare l'ottica con cui si osservano le difficoltà. "E’ pigro. E’ svogliato. Potrebbe fare di più ma non si applica. Non si concentra, ha la testa sempre tra le nuvole…" sono frasi ricorrenti che spesso nascondono in realtà dei disturbi che poco hanno a che fare con la volontà del bambino o del ragazzo.

I DSA non sono una malattia, ma disturbi del neurosviluppo con origine biologica, che dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo. Non sono causati da un deficit di intelligenza, da problemi ambientali o psicologici e nemmeno da deficit sensoriali. Nei bambini con Disturbo Specifico di Apprendimento, a fronte di una caduta nella prestazione relativa ad alcune abilità scolastiche di base, si riscontrano livelli normali di funzionamento intellettivo, a volte anche superiori alla media.

Ciò che caratterizza lo studente con DSA è la discrepanza tra le adeguate competenze cognitive e le palesi difficoltà circoscritte agli apprendimenti scolastici. Questa neuro-diversità è innata e non è transitoria, ma accompagna l’individuo per tutta la vita. Quindi non si "guarisce" dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ma le difficoltà che li caratterizzano possono essere compensate attraverso una buona attività di potenziamento degli apprendimenti di base e, soprattutto, grazie a una loro precoce individuazione e a una tempestiva diagnosi.

L’osservazione precoce dello sviluppo delle abilità di apprendimento è fondamentale per contenere le manifestazioni disfunzionali del disturbo. In particolare, a partire dall’ingresso alla Scuola Primaria è possibile osservare eventuali ritardi nel percorso di alfabetizzazione che potrebbero essere un indice di disturbo.

La valutazione e l’eventuale diagnosi di DSA può essere svolta da psicologi e neuropsicologi dello sviluppo esperti in psicopatologia dell’apprendimento e neuropsichiatri infantili. Generalmente è l’insegnante che segnala eventuali difficoltà del bambino alla famiglia. Confrontarsi con gli insegnanti per valutare se le problematiche che si evidenziano a casa sono riscontrate anche a scuola è un passo cruciale.

In conclusione, comprendere i DSA significa adottare un approccio empatico e informato, che valorizzi le potenzialità di ogni studente e fornisca gli strumenti necessari per superare le sfide dell'apprendimento, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita.

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