La comprensione dell'autismo e la sua classificazione hanno subito significative evoluzioni nel corso degli anni, spesso accompagnate da dibattiti e controversie sia nel campo scientifico che in quello sociale. Il passaggio dal DSM-IV-TR al DSM-5 ha segnato un punto di svolta cruciale, abbandonando l'approccio categoriale per abbracciare il concetto di "spettro autistico". Questo cambiamento riflette una crescente consapevolezza della complessità della condizione, riconoscendo che l'autismo non si manifesta in modo uniforme, ma attraverso un'ampia gamma di tratti e intensità variabili. Ogni individuo autistico presenta un proprio, unico mix di caratteristiche e bisogni, a cui si è cercato di rispondere con l'introduzione dei livelli di supporto da 1 a 3. Inoltre, mentre in passato l'attenzione si concentrava principalmente sui disturbi cognitivi, comunicativi e sociali, i nuovi criteri diagnostici riconoscono finalmente la sensorialità come un elemento intrinseco e caratterizzante dell'autismo.

La negazione dell'esperienza autistica basata su criteri diagnostici obsoleti è non solo ingiusta, ma anche potenzialmente dannosa. Tale atteggiamento può condurre a situazioni di "gaslighting", dove le persone autistiche sono spinte a dubitare della propria percezione della realtà e delle proprie esperienze vissute. Questo fenomeno, purtroppo, può aggravare il rischio di sviluppare disturbi psichiatrici, come depressione e ansia, e aumentare significativamente la vulnerabilità a pensieri suicidari, come evidenziato da ricerche condotte su adulti con diagnosi di Asperger.
Riconoscere l'Autismo: Oltre gli Stereotipi
Il divario tra gli avanzamenti scientifici nell'ambito dell'autismo e la loro corretta comunicazione al pubblico ha generato un dibattito ancora aperto sui criteri diagnostici e sul concetto stesso di autismo. Da un lato, alcune tendenze tendono a minimizzare la condizione, suggerendo che "siamo tutti un po' autistici". Sebbene questa affermazione possa nascere da un desiderio di normalizzazione, essa rischia seriamente di banalizzare la complessità e le sfide specifiche che le persone nello spettro autistico affrontano quotidianamente. Dall'altro lato, sussiste la preoccupazione che i criteri diagnostici attuali possano essere eccessivamente ampi, portando potenzialmente a diagnosi improprie o sovradiagnosi.
Il risultato di queste dinamiche è che, oggi, individui con disabilità intellettiva minima o assente e con elevate capacità di "masking" (la tendenza a nascondere i propri tratti autistici per adattarsi alle aspettative sociali) possono vedersi negare o quantomeno mettere in discussione la propria identità autistica. Questa situazione ignora non solo la diversità intrinseca dell'autismo, ma anche il fatto che la disabilità intellettiva è riconosciuta come una condizione a sé stante, che può essere presente o assente nella persona autistica.
Ogni individuo autistico presenta un insieme unico di caratteristiche e necessità, che richiedono un approccio di supporto profondamente personalizzato. La classificazione in livelli di supporto da 1 a 3 mira proprio a rispondere a questa diversità, offrendo una guida per l'assistenza e l'intervento. Tuttavia, la realizzazione pratica di questo supporto personalizzato rimane una sfida considerevole, soprattutto in un mondo che spesso non riconosce o non si adatta alle esigenze uniche delle persone autistiche.
La comprensione e l'accettazione dell'autismo richiedono un impegno continuo verso l'educazione, la ricerca e la sensibilizzazione. Questo impegno deve coinvolgere non solo i professionisti della salute, ma l'intera società. Solo attraverso un dialogo aperto, basato su dati scientifici solidi e sulle esperienze vissute direttamente dalle persone autistiche e dalle loro famiglie, è possibile costruire un ambiente più attento e rispondente ai bisogni di tutti. In questo contesto, è fondamentale riconoscere e valorizzare la neurodivergenza come una componente essenziale della varietà umana, promuovendo strategie che rispettino e rispondano alle esigenze di ogni individuo nello spettro autistico.
La Complessità dell'Elaborazione Sensoriale nell'Autismo
Per le persone autistiche, stimoli che per la maggior parte delle persone sono ordinari possono essere vissuti come esperienze sovraccaricanti e, talvolta, insopportabili. Questo può riguardare tutti i sensi: udito, vista, tatto, olfatto e gusto, con un impatto significativo sull'interazione con l'ambiente circostante. Non sorprende, quindi, che le persone autistiche siano state spesso percepite come eccessivamente reattive a stimoli che per la maggior parte delle persone risultano tollerabili.
Situazioni comuni, come il suono di uno starnuto, il rumore di una porta che si chiude bruscamente, o il ronzio di un apparecchio elettronico, possono scatenare in alcuni individui autistici reazioni intense, come accovacciarsi e coprirsi le orecchie. Benché queste reazioni possano apparire sproporzionate agli occhi di un osservatore neurotipico, tale interpretazione manca di considerare uno degli aspetti fondamentali dell'autismo: la diversa elaborazione sensoriale. Se una persona neurotipica percepisse gli stimoli con la stessa intensità di una persona autistica, è probabile che la sua reazione sarebbe altrettanto forte. Questa prospettiva è supportata da numerose testimonianze e studi, tra cui il lavoro di Rorie Fulton, Emma Reardon, Kate Richardson e Rachel Jones nel loro libro "Sensory Trauma: autism, sensory difference and the daily experience of fear", che illustra come la paura possa diventare una costante nella vita di molte persone autistiche.

Stimoli Uditivi e Visivi: Un Mondo di Rumori e Luci Intensi
Per alcune persone autistiche, suoni che per altri sarebbero considerati di sottofondo, come il ronzio di un apparecchio elettronico o il fruscio dell'aria condizionata, possono essere percepiti come invadenti, fastidiosi o persino dolorosi. Allo stesso modo, luci fluorescenti o intermittenti, comuni in molti ambienti pubblici e lavorativi, possono provocare disagio significativo, affaticamento visivo o mal di testa. Questa ipersensibilità o iposensibilità uditiva e visiva può rendere estremamente sfidante la permanenza in ambienti rumorosi o intensamente illuminati per periodi prolungati, limitando la partecipazione ad attività sociali, lavorative o educative.
Stimoli Tattili: Tessuti, Etichette e Contatto
La sensibilità al tatto è un altro aspetto cruciale dell'elaborazione sensoriale nell'autismo. Materiali che possono sembrare innocui, come l'etichetta di un indumento, la consistenza di determinati tessuti (lana, sintetici), o persino il contatto accidentale con altre persone, possono essere percepiti come estremamente sgradevoli, irritanti o addirittura dolorosi. Questo può portare a difficoltà significative nella scelta dell'abbigliamento, nella tolleranza di determinate texture, o nell'accettazione del contatto fisico, influenzando profondamente la vita quotidiana, il comfort personale e il benessere generale.
Stimoli Olfattivi e Gustativi: Aromi e Sapori Amplificati
Anche gli odori e i sapori possono essere percepiti in modo notevolmente più intenso dalle persone autistiche. Profumi che la maggior parte delle persone troverebbe gradevoli o a malapena noterebbe, come quelli di detergenti, profumi personali, o persino odori naturali, possono diventare opprimenti e causare nausea o malessere. Allo stesso modo, le preferenze alimentari possono essere fortemente influenzate dalla texture, dal colore o dall'odore del cibo, portando a diete molto ristrette e alla difficoltà di sperimentare nuovi sapori.
Autismo, Lavoro e la Sfida del Sovraccarico Sensoriale
Le persone autistiche con un quoziente intellettivo nella media o superiore non sono immuni al sovraccarico sensoriale. È cruciale riconoscere che la percezione ed elaborazione atipica degli stimoli sensoriali non è correlata alla disabilità cognitiva, ma è una caratteristica distintiva dell'autismo. Pur avendo la capacità di verbalizzare il proprio disagio e potenzialmente chiedere aiuto, le persone autistiche affrontano aspettative sociali e professionali che spesso ignorano le sfide uniche della loro condizione. La società tende ad aspettarsi che queste persone mantengano una vita sociale attiva e siano pienamente funzionali in ambienti lavorativi, senza considerare che tali contesti possono risultare estremamente sovraccaricanti e fonte di stress continuo.
Questa mancata considerazione contribuisce a tassi di disoccupazione estremamente elevati tra le persone autistiche, poiché gli ambienti lavorativi standard raramente tengono conto delle loro esigenze specifiche. Un adulto che prova ad esprimere un forte disagio sensoriale può facilmente subire gaslighting, un fenomeno che può portare all'insorgenza di disturbi dell'adattamento e malattie mentali. Gli adulti autistici presentano tassi significativamente più alti di tutti i principali disturbi psichiatrici, tra cui depressione, ansia, disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo, schizofrenia e tentativi di suicidio.
Uno studio effettuato in Inghilterra su un campione di 374 adulti con diagnosi di Asperger ha rivelato che il 66% ha riferito ideazione suicidaria, il 35% ha pianificato o tentato il suicidio e il 31% ha parlato di depressione. La ricerca ha inoltre evidenziato come l'ansia sia una compagna frequente nella vita delle persone autistiche, con studi che mostrano percentuali elevate di ansia tra bambini e adolescenti autistici. Uno studio ha portato alla luce differenze nello sviluppo dell'amigdala in alcuni bambini autistici, suggerendo l'esistenza di una forma di ansia specificamente connessa ai tratti autistici, come quella generata da cambiamenti inaspettati o dall'impedimento nel dedicarsi ai propri interessi assorbenti.
Io sento vedo percepisco in modo diverso (Video ufficiale)
Questi risultati sottolineano l'importanza di approfondire la comprensione dell'autismo e di fornire terapie e supporti mirati che tengano conto delle specifiche esigenze sensoriali ed emotive. È fondamentale riconoscere che l'autismo non si manifesta unicamente attraverso comportamenti osservabili, ma coinvolge profonde differenze nella percezione e nell'elaborazione del mondo esterno, richiedendo un approccio empatico e personalizzato nell'assistenza e nel sostegno.
Strategie di Adattamento e Supporto
Per affrontare queste sfide sensoriali, è fondamentale sviluppare e implementare strategie di adattamento mirate. Queste possono includere:
- Dispositivi di protezione: L'uso di cuffie antirumore per mitigare l'impatto dei suoni, occhiali con filtri per la luce per ridurre l'abbagliamento, o abbigliamento con cuciture piatte e senza etichette per minimizzare il disagio tattile.
- Creazione di ambienti confortevoli: Adattare gli spazi domestici e lavorativi per renderli più prevedibili e meno sovraccaricanti dal punto di vista sensoriale. Questo può significare ridurre l'illuminazione artificiale, utilizzare materiali fonoassorbenti, o creare aree tranquille per il recupero.
- Routine e prevedibilità: L'adozione di routine chiare e prevedibili può ridurre l'ansia associata all'incertezza e minimizzare l'esposizione a stimoli inaspettati e potenzialmente stressanti.
- Educazione e sensibilizzazione: La formazione e la sensibilizzazione di familiari, amici, colleghi e professionisti della salute sono cruciali per creare un ambiente di supporto che riconosca, comprenda e rispetti le esigenze sensoriali delle persone autistiche.
- Tecniche di esposizione graduale: Per affrontare le avversioni sensoriali specifiche, come quelle legate al cibo o a determinate texture, si possono utilizzare tecniche di esposizione graduale e shaping, rinforzando progressivamente l'accettazione di stimoli precedentemente percepiti come avversivi.
- Pairing e rinforzo positivo: L'associazione di stimoli neutri con esperienze positive (pairing) e l'utilizzo del rinforzo positivo possono rendere più piacevoli e meno stressanti attività quotidiane o terapeutiche che altrimenti risulterebbero problematiche. Questo approccio mira a trasformare il terapista, o figure di supporto, in una fonte di gratificazione, facilitando l'apprendimento e la collaborazione.

Autismo e Gaslighting: La Negazione dell'Esperienza
La negazione dell'esperienza autistica basata su criteri obsoleti è ingiusta e potenzialmente dannosa. Questo fenomeno, meglio conosciuto come gaslighting, può portare le persone autistiche a dubitare della propria percezione e delle proprie esperienze. In un caso tipico, un individuo che lamenta costante affaticamento potrebbe essere indirizzato dal suo specialista medico-sanitario ad effettuare approfondimenti come analisi del sangue e polisonnografia. Tuttavia, questi esami potrebbero non evidenziare anomalie. Di fronte a tali esiti, le interpretazioni più comuni tendono a etichettare il paziente come ipocondriaco, stressato, ansioso o depresso. Per una persona autistica, queste condizioni potrebbero non essere applicabili o derivare da cause diverse rispetto a quelle di una persona neurotipica. La mancanza di risposte specifiche e la conseguente invalidazione delle esperienze possono indurre il paziente autistico a mettere in dubbio la propria realtà, esacerbando il senso di isolamento e le difficoltà psicologiche.
Non è raro che, dopo aver ricevuto una diagnosi di autismo, il paziente riferisca un aggravamento dei sintomi. Ciò può essere attribuito al riconoscimento formale di problematiche precedentemente ignorate o minimizzate, come la sensibilità a determinati stimoli sensoriali. Ad esempio, si inizia a riconoscere lo stress causato dall'illuminazione in ufficio o il disagio nell'eseguire azioni quotidiane come lavarsi i denti. Se tutto ciò prima non veniva considerato, ora viene, o dovrebbe, essere legittimato, evitando così che la persona si senta "fuori di testa".
Inquadrare l'Autismo e la Sindrome di Asperger: Una Prospettiva Evoluta
Quando parliamo di Disturbi dello Spettro Autistico (ASD), spesso ci imbattiamo in luoghi comuni errati che rinforzano uno stigma non utile alla piena comprensione della variabilità dello spettro autistico. Il neurosviluppo varia in modo complesso da persona a persona in termini di funzionalità, adattamento e presenza di disabilità intellettive. Queste alterazioni non sono meglio spiegate da disabilità intellettiva o da ritardo globale dello sviluppo. Attualmente, non esiste un accordo condiviso sulle cause specifiche dell'autismo; gli studiosi concordano nel sostenere un'ipotesi eziopatogenetica multifattoriale.
La sindrome di Asperger, così definita nel DSM-IV, non è più presente come diagnosi separata nel DSM-5. Lo spettro autistico è quindi un insieme di condizioni associate a uno sviluppo atipico. Inquadrare l'autismo e l'Asperger in termini neurotipici significa considerare, ad esempio, l'ampia diversità a livello sensoriale presente nello spettro autistico. Numerosi studi, anche recenti, rilevano differenze percettive sensoriali superiori. Tuttavia, questo non significa che le persone autistiche non provino emozioni; talvolta possono manifestare emozioni diverse rispetto alle aspettative e al contesto, come paura di fronte a una sorpresa o agitazione per un gesto affettuoso. Possono esprimere affetto in modo talvolta non appropriato al contesto e sono in grado di sperimentare empatia.
Si rintracciano inoltre differenze a livello cognitivo, soprattutto nella flessibilità del pensiero, nello stile cognitivo, nella memoria e negli interessi ristretti e ripetitivi. L'attenzione rivolta a certi interessi può essere totalizzante, portando al fenomeno dell'iperfocus: la persona risulta completamente assorbita, mostrando poca flessibilità. Gli interessi costituiscono spesso un modo per rilassarsi o una fonte di piacere.
L'autismo "classico" è caratterizzato dalla presenza della gran parte dei sintomi dello spettro autistico con un ritardo nel linguaggio (non parlano prima dei 3 anni di vita). La sindrome di Asperger, invece, si manifesta con un'intelligenza nella norma o superiore. Talvolta può essere più difficile riconoscerne le caratteristiche rispetto all'autismo classico per la presenza di un maggior adattamento o una maggiore funzionalità. Ci sono spesso ipersensibilità alle luci, ai rumori, olfattive e tattili, e talvolta peculiarità nei movimenti e nell'uso dello spazio che possono apparire goffe. Ad esempio, possono esserci difficoltà nella coordinazione motoria e nell'uso di alcuni oggetti. Si rintracciano interessi particolari e ripetitivi, portati avanti quotidianamente allo stesso modo. In alcuni di questi interessi o attività, le persone con Asperger possono essere particolarmente dotate e abili a focalizzarsi in modo selettivo. È possibile che si sentano "alieni", il che può peggiorare l'umore alimentando ansia o depressione.
Nonostante si parli di difficoltà di vario tipo o differenze nel filtrare le informazioni, è bene considerare l'autismo e l'Asperger come condizioni dello sviluppo. L'American Psychiatric Association (APA) definisce la Sindrome di Asperger come una forma di disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, caratterizzata da un'intelligenza nella norma o superiore. Tuttavia, le difficoltà nello stabilire relazioni in modo appropriato, socializzare, adattarsi a differenti contesti e riconoscere le convenzioni sociali (come marcate difficoltà nelle conversazioni, nel prendere iniziativa e nel mantenere le relazioni, una bassa condivisione di interessi e l'inadeguatezza nell'espressione delle emozioni) sono tra le problematiche più riscontrate. Inoltre, nonostante le buone capacità linguistiche, questi soggetti interpretano alla lettera ciò che viene detto.
A ciò si aggiungono una scarsa integrazione della comunicazione verbale e non verbale (anomalie del contatto oculare, difficoltà nella comprensione e nell'uso della gestualità comunicativa fino alla totale mancanza di espressività facciale nei soggetti più compromessi), un linguaggio, movimenti motori e/o uso di oggetti in maniera stereotipata e ripetitiva (stereotipie motorie, frasi idiosincratiche, andatura goffa e problemi a mantenere l'equilibrio), una rigida adesione alla routine (rabbia e frustrazione ad un minimo cambiamento, insistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo), interessi ristretti, fissi e insoliti per intensità o tematica, e iperattività o iporeattività agli stimoli sensoriali dell'ambiente.
Nonostante questo quadro, i soggetti con Sindrome di Asperger presentano diversi punti di forza che possono essere sfruttati per motivarli e migliorare il loro stato psicofisico. Il contesto scolastico è fondamentale per incrementare l'apprendimento, l'educazione, lo sviluppo cognitivo, intellettivo e affettivo/relazionale. Lavorare sull'incremento della manifestazione dell'affettività, intesa come la capacità di mettere in atto comportamenti appropriati nell'espressione dei sentimenti, il prendersi cura di qualcuno ed esprimere gratitudine, rappresenta un forte predittore di buon adattamento nell'età adulta. Tuttavia, all'interno del contesto scolastico, questi soggetti incontrano diverse difficoltà, tra cui il bullismo, la vulnerabilità all'ansia e alla depressione, e la difficoltà nella gestione delle emozioni (rabbia e scoppi d'ira incontrollati sono molto comuni a causa delle ripetute situazioni stressanti).
Oltre alla scuola, questi soggetti trovano difficoltà di adattamento anche in altri contesti, generando disagio e sofferenza. Ciò accade non solo a causa della loro condizione, ma soprattutto per l'atteggiamento delle persone neurotipiche che faticano a comprendere le caratteristiche psicologiche e comportamentali della sindrome e, ancor peggio, si rifiutano di accettare ciò che è diverso.
Nel trattamento della Sindrome di Asperger, ogni aspetto deve essere curato dettagliatamente. Tuttavia, nei soggetti più compromessi, è bene valutare l'inserimento di una terapia farmacologica prescritta da un medico psichiatra o neuropsichiatra.
La Genetica e l'Ambiente: Fattori nell'Eziologia dell'Autismo
Diversi studi genetici dimostrano una forte componente ereditaria nell'autismo, con un tasso di concordanza dal 70% al 90% nei gemelli monozigoti, suggerendo la potenziale importanza della genetica. Studi sui fratelli di bambini con disturbo dello spettro autistico suggeriscono che il disturbo possa derivare da una predisposizione genetica: l'incidenza nei fratelli è stimata essere del 2%, ovvero 100 volte superiore alla popolazione generale (0.02%). Nei gemelli omozigoti, la concordanza del disturbo è del 64%, mentre nei gemelli eterozigoti è del 9%.
Anche i fattori ambientali svolgono un ruolo importante. Tra i fattori prenatali, alcuni farmaci e sostanze, se presenti nell'ambiente intrauterino, sono collegati a un maggiore rischio d'insorgenza dei sintomi autistici, come il Talidomide, l'Acido Valproico e il Misoprostol. Altre cause includono infezioni batteriche o virali, specialmente la rosolia, contratta dalla madre nelle prime otto settimane dal concepimento, poiché gli elevati livelli di citochine infiammatorie potrebbero influenzare il corretto sviluppo del cervello.
La Ricerca sulle Cause e il Funzionamento Mentale
Attualmente, l'ipotesi più accreditata è che il disturbo abbia un'origine multifattoriale, dovuta all'interazione tra fattori genetici multipli e fattori ambientali che portano a un alterato sviluppo e funzionamento del sistema nervoso. L'autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo, biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative alla comunicazione sociale, all'interazione sociale reciproca e al gioco funzionale e simbolico.
Il termine autismo fu definito per la prima volta nel 1911 dallo psichiatra Eugen Bleuler, all'interno della clinica della schizofrenia. Nel 1943, Leo Kanner descrisse undici bambini affetti da "disturbo autistico del contatto affettivo", presentando gravi problemi nell'interazione sociale, un desiderio ossessivo di ripetitività e di immodificabilità, intolleranza a qualsiasi variazione, caratteristiche sensoriali insolite e movimenti stereotipati. Negli stessi anni, Asperger descrisse accuratamente quattro bambini con profondi deficit nelle abilità relazionali, definendoli affetti da "psicopatia autistica". Le sue descrizioni avevano punti in comune con Kanner, ma si differenziavano per uno sviluppo cognitivo nella norma, una caratteristica goffaggine corporea e l'acquisizione del linguaggio corretto dal punto di vista sintattico, semantico e referenziale, con evidenti discrepanze invece di tipo pragmatico, prosodico e fasico.
Nonostante i lavori di Kanner e Asperger si discostassero dalla schizofrenia, negli anni successivi non fu chiara la distinzione. Solo all'inizio degli anni '70, grazie al lavoro di Rutter, ci fu un cambiamento concettuale fondamentale, mettendo in evidenza la presenza precoce di sintomi sociali, difficoltà comunicative e comportamenti insoliti e rigidi.
Molti autori hanno cercato di spiegare il funzionamento mentale degli individui affetti da sindrome dello spettro autistico, ma non si è ancora trovato un accordo su quale teoria fornisca le spiegazioni più convincenti. Tra queste si annoverano:
- Deficit della Teoria della Mente (TOM): L'abilità di capire e prevedere il comportamento altrui basandosi sulla comprensione degli stati mentali propri e altrui. Nei soggetti autistici si ipotizza una condizione di "cecità mentale".
- Teoria Socio-Affettiva: L'essere umano nasce con una predisposizione innata ad interagire con l'altro. Si ipotizza un deficit in questo meccanismo nelle persone autistiche, con difficoltà nel riconoscere le emozioni.
- Deficit di Coerenza Centrale: La tendenza naturale all'integrazione e organizzazione degli stimoli. Nei bambini con disturbo dello spettro autistico si evidenzia un'elaborazione frammentata dell'esperienza e una difficoltà nell'integrare le informazioni, concentrandosi sul dettaglio piuttosto che sulla globalità.
- Deficit delle Funzioni Esecutive: Processi cognitivi alla base della pianificazione, organizzazione e risoluzione dei problemi (memoria di lavoro, pianificazione, inibizione, attenzione, flessibilità). Un deficit in queste funzioni spiegherebbe la rigidità e l'inflessibilità del comportamento autistico.
- Teoria dei Neuroni Specchio: Questi neuroni si attivano sia quando un soggetto compie un'azione sia quando osserva la stessa azione compiuta da un altro. Il sistema specchio è coinvolto nella traduzione motoria delle azioni osservate, ma anche nella predizione delle azioni altrui, nella comprensione semantica e nell'empatia. Si ipotizza che un malfunzionamento di questo sistema possa influenzare la comprensione sociale e l'empatia.
Diagnosi, Prevalenza e Terapie
La diagnosi di autismo si basa sull'osservazione diretta delle interazioni sociali, comunicative e comportamentali, e sull'utilizzo di strumenti diagnostici standardizzati come l'Autism Diagnostic Observation Schedule (ADOS) e l'Autism Diagnostic Interview-Revised (ADI-R). La prevalenza dell'autismo è stimata essere di circa 1 bambino su 36 negli Stati Uniti, e 1 su 77 in Italia (età 7-9 anni), con una maggiore prevalenza nei maschi (4,4 volte in più rispetto alle femmine). Non si riscontra una prevalenza etnica o geografica specifica.
Non esiste una cura definitiva per la sindrome di Asperger e per l'autismo, ma è ampiamente dimostrato che diversi interventi psicoeducativi possono modificare significativamente il decorso del disturbo e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Tra questi, l'ergoterapia ha dimostrato efficacia nei bambini con sindrome di Asperger, attraverso revisioni sistematiche di studi randomizzati controllati.
Le alterazioni sensoriali, presenti in un'elevata percentuale di persone autistiche (circa 70-80%), sono dovute a un'elaborazione differente degli stimoli esterni. L'iper o iposensorialità può coinvolgere più canali sensoriali, portando a un profondo disagio che si esprime attraverso comportamenti autolesivi o aggressività eterodiretta. Ad esempio, Temple Grandin, una donna con autismo, descrive come rumori forti fossero un problema, paragonandoli al dolore provocato dal trapano del dentista che tocca un nervo, e come riuscisse a percepire suoni lievi che distraevano la maggior parte delle persone.
Quando una persona è in sovraccarico sensoriale, si tratta di una reazione fisiologica e psicologica a uno stress insostenibile, durante la quale la persona è visibilmente agitata e presenta segni di stress come battito cardiaco elevato, pianto e irrequietezza motoria. Talvolta, durante una crisi, la persona può reagire in maniera aggressiva verso se stessa o verso gli altri.
Molti bambini e giovani con disabilità intellettive e dello sviluppo non rispettano le routine sanitarie di base o legate all'igiene personale (come lavarsi i denti, le mani, tagliarsi le unghie o i capelli) per motivi attribuibili a differenti modalità di elaborazione sensoriale, in particolare ipersensorialità uditiva e tattile, e a causa della novità di alcuni stimoli. Sottrarsi a queste routine produce conseguenze negative, da una scarsa cura della salute e dell'igiene a un aspetto poco attraente, con conseguente stigmatizzazione ed esclusione sociale.
Il DSM-5 segna un importante cambiamento nella concettualizzazione dell'autismo, passando da un approccio categoriale a un approccio dimensionale, che individua i sintomi dell'autismo come un'espressione clinica di diversi "percorsi" patologici che si manifestano in un continuum di gravità. Le sottocategorie presenti nel DSM-IV sono state eliminate, inserendole in un'unica categoria diagnostica: "disturbi dello spettro autistico". Le abilità verbali e i disturbi ad esso associati non vengono più considerate tra i criteri diagnostici primari, con l'unica eccezione dell'ecolalia, inserita all'interno degli interessi ristretti e dei comportamenti stereotipati.
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