Il Desiderio Adolescenziale: Tra Autodistruzione e Riscoperta di Sé

Il desiderio, nella sua essenza più profonda, non è un bene ereditabile o interscambiabile, ma una forza intrinseca che risiede nell'individuo, parlando una lingua diversa da quella dell'Io cosciente. Accoglierlo significa sintonizzarsi con le frequenze dell'inconscio, intraprendere un cammino di traduzione e confronto con una parte intima di sé, che ci spinge a superarare i nostri limiti. Tuttavia, questo processo non è mai privo di difficoltà, come magistralmente illustrato nel racconto "Mille e una Notte" attraverso la figura di Aladino.

Aladino in una caverna con una lampada magica

La Caduta come Preludio alla Rinascita

La storia di Aladino inizia con una "descensio ad inferos", una discesa negli inferi metaforica e letterale. Gettato sottoterra da un mago, il giovane si ritrova in una condizione di solitudine e disperazione, apparentemente condannato a un futuro privo di luce. La sua condotta precedente, descritta come incorreggibile e incline al libertinaggio, porta il padre a un dolore profondo e alla decisione di abbandonarlo. La caduta di Aladino, agli occhi del lettore, appare come la conseguenza inevitabile di una vita scapestrata.

Tuttavia, la prigionia sotterranea imposta dal mago segna in realtà la fine del suo "eremitaggio" autoimposto. L'isolamento forzato blocca la sua corsa verso il nulla, negando le attrattive della sua pulsione di morte. La punizione, lungi dall'essere solo una condanna, diventa uno strumento che costringe il ragazzo a confrontarsi con la propria "mancanza", con quel buio interiore che, fino a quel momento, aveva abitato senza che egli ne avesse il minimo sospetto. È nelle tenebre e nell'oscurità che Aladino, pur con dolore, riacquista una nuova forma di "vista". Questo viaggio nei meandri della terra, come spesso accade nei percorsi iniziatici, rappresenta un punto di non ritorno, un'esperienza tanto forte quanto illuminante, un'opportunità per comprendere e vedere meglio. Un parallelo si può tracciare con il viaggio di Ulisse nel regno dei morti per consultare Tiresia e scoprire i dettagli del suo destino.

La vita che cambia e sprofonda, la terra che si chiude inghiottendo il cielo, generano in Aladino una disperazione profonda. Al terzo giorno di clausura forzata, formula la sua domanda di aiuto, un grido che, unito alle mani giunte in preghiera verso Dio, lo porta a sfregare involontariamente l'anello magico, ignorandone i poteri.

L'Epifania del Desiderio e la Nascita del Soggetto

Dall'anello emerge il primo Jinn, il Genio, che altri non è se non il desiderio che Aladino portava con sé, inespresso e sconosciuto. È la potenza generata dal desiderio a permettere all'uomo di realizzarsi, di coincidere con la propria verità e di aderire alla propria vocazione. Aladino assiste all'epifania del proprio desiderio, quello stesso desiderio che prima rifiutava di incontrare. Accetta la responsabilità che ne deriva, gli dà voce e lo indirizza. La sua domanda, facendo "rinvenire" il desiderio, lo mette letteralmente in moto, permettendogli di risalire in superficie.

Se in un altro tempo e in un'altra circostanza Aladino, non avvezzo a tali apparizioni, avrebbe potuto essere colto dal terrore, la sua occupazione esclusiva con il pericolo imminente lo porta a rispondere senza esitare: "Chiunque tu sia, fammi uscire da questo luogo, se ne hai il potere." Appena pronunciate queste parole, la terra si apre. Da questa "seconda nascita", Aladino riuscirà a vivere la propria vita con una nuova consapevolezza, un nuovo coraggio e un'inventiva mai avuta prima.

La vendetta del mago e l'isolamento che ne consegue creano un vero e proprio cortocircuito nel ragazzo. Questo evento, lungi dall'annientarlo, incoraggia in lui la domanda di salvezza, trasformando radicalmente la sua postura. La domanda svela ad Aladino la propria capacità di desiderare, lo rivela come soggetto desiderante, riabilitando un desiderio che prima era sregolato, fuori controllo, lontano dalla Legge e diretto verso l'autodistruzione.

Massimo Recalcati, a tal proposito, parla di un "piccolo scarto" che può sovvertire i pronostici, cambiare il destino e riformulare ciò che sembra scritto una volta per sempre. La deviazione dal percorso tracciato permette all'individuo di "soggettivarsi", di non subire passivamente le proprie origini, ma di riscrivere il proprio destino, diventandone in parte artefice. L'incontro, solo in apparenza sfortunato, con il mago e il sequestro sottoterra diventano la deviazione che permette ad Aladino di diventare altro rispetto al fallimento a cui il suo "fantasma" lo aveva già condannato.

Una goccia d'acqua che cade su una superficie creando onde

La vita, per prendere corpo, necessita di un "piccolo scarto", di un movimento obliquo, di una deviazione, un "clinamen" secondo Epicuro, capace di spostare il destino già scritto della goccia, provocando nella sua caduta verticale uno spostamento verso un'altra goccia. Questo fenomeno è visibile sulla superficie di una finestra nei giorni di pioggia, dove le gocce, incontrandosi casualmente, danno vita ad accorpamenti, a "linee di fuga" (come forse direbbe Deleuze), ad aggregazioni e traiettorie impreviste.

La Voce del Desiderio nell'Adolescenza Contemporanea

Nel tempo dell'eterno presente, caratteristico dei social media, che ha radicalmente riformulato la nostra dimensione relazionale, sembra necessario ripensare anche il ruolo dell'insegnamento e il modo in cui il desiderio viene trasmesso agli adolescenti. La scuola, nel suo ruolo formativo, dovrebbe stimolare il giovane nella ricerca di qualcosa di sé, una ricerca soggettiva che passa attraverso l'esplorazione e la "lettura" del mondo dell'Altro.

Tuttavia, la scuola odierna si trova a competere con una società che privilegia un "cervello playboy", capace di navigare tra input e informazioni superficiali. La profondità del tempo della lettura e dello studio rischia di essere considerata non più funzionale allo sviluppo delle competenze necessarie per vivere nell'epoca contemporanea. In questo scenario, come può un insegnante chiedere ai propri allievi di concentrarsi sullo studio? Come può il discorso educativo svolgere la sua funzione formativa? La scuola rischia di diventare uno specchio della realtà sociale e virtuale, aperta e flessibile, ma dove la possibilità per il giovane di incontrare la testimonianza del desiderio dell'insegnante viene meno custodita.

La profezia dell’adolescenza | Riccardo Camarda | TEDxYouth@Roma

Recalcati sottolinea il valore testimoniale dell'ora di lezione, un momento in cui la lezione si apre al tempo dell'inconscio, dove le certezze dell'Io si indeboliscono e il desiderio dell'Altro si fa più evidente. In questo contesto, l'insegnante è chiamato a dare testimonianza del proprio amore per il sapere, non trasmettendo semplicemente nozioni, ma portando il "fuoco" che accende il desiderio di sapere. Il maestro non travasa il suo sapere in una "coppa vuota", ma mostra la sua mancanza, il modo in cui, a partire da essa, si rivolge al sapere. Il sapere, nell'ora di lezione, non riempie il vuoto, ma lo mantiene vivo, come un'incompletezza che apre al nuovo.

È la vocazione del maestro che attiva e contagia la vocazione degli allievi. "Perché vi sia desiderio di sapere è necessario un contagio, un incontro con un testimone di questo desiderio." Lo stile dei maestri indimenticabili è sempre espressione di un rapporto singolare con il sapere. Un maestro, durante l'ora di lezione, offre agli allievi la testimonianza del proprio modo di soggettivare il sapere. Questo movimento desiderante del maestro rende il sapere non ripetitivo, ma aperto alla contingenza. La forza dell'enunciazione del maestro coincide con la sua presenza presente. Mentre spiega, il maestro impara qualcosa di nuovo, produce un'opera che supera il sapere dell'Io e esprime un movimento verso ciò che ancora non si sa. Il vero maestro entra in un rapporto erotico con gli oggetti del sapere, trasformando l'allievo da recipiente ad amante del sapere.

La scuola, secondo Recalcati, è il più grande vaccino contro il godimento rovinoso, poiché permette all'allievo di fare esperienza della trascendenza del desiderio e di transitare il godimento sulla giostra del desiderio.

Il Desiderio come "Vero Dovere"

La distorsione che Irene, una studentessa, descrive - lo studio e la ripetizione che portano all'oblio, la sensazione di sconfitta, l'ansia di dover già sapere cosa si desidera - evidenzia un problema cruciale: il desiderio diventato dovere, una prestazione tra le altre. Lacan distingue tra il piano della domanda e il piano del desiderio. L'adolescenza è il primo tempo del processo di soggettivazione, in cui il desiderio del soggetto si contrappone alla domanda dell'Altro. Se "avere un desiderio" si configura come una modalità della domanda dell'Altro, il soggetto, per preservare la propria singolarità, deve "disertare" il desiderio. Quando il desiderio diventa un dovere prescritto dall'Altro, non è più tale.

Recalcati distingue il "dovere" (un'imposizione della domanda) dal "vero dovere", che è il desiderio. Il desiderio come vero dovere è ciò che contrasta ogni tipo di domanda. Paradossalmente, può esserci più desiderio nell'apatia o nel rigetto del sapere che in un conformismo che si adegua alle aspettative. Il desiderio implica sempre un'invenzione, e non si può rendere un obbligo l'invenzione stessa. La scuola si trova di fronte al paradosso di dover accendere il desiderio, ma la sua stessa struttura disciplinata da un dispositivo sembra contraddire questo obiettivo.

La fatica, intesa come "fatica a desiderare", è una cifra significativa della psicopatologia dell'adolescente. La ripetizione, sia dell'insegnante che dell'allievo, è una componente essenziale della didattica. L'adolescente tende a rigettare la ripetizione, desiderando il nuovo. Il compito è mostrare che la ripetizione non è nemica dell'invenzione, ma lo sfondo che la rende possibile. L'immersione nel "bagno del linguaggio", attraverso lo studio mnemonico di testi complessi, può essere un preludio necessario. Il soggetto emerge quando qualcosa scaturisce da questa immersione, nei modi più imprevedibili. L'emergere dalla ripetizione è l'effetto soggetto di ogni didattica.

Un insegnante che parla a studenti in una classe

La Scommessa dell'Incontro e la Cura del Desiderio

Il nichilismo contemporaneo, a differenza di quello della generazione precedente che mirava ad abbattere il dispositivo per rivendicare libertà, si manifesta come un "non serve a niente", privo di un orizzonte futuro. La sfiducia sorge dalla disperazione e dal cinismo. La soluzione non risiede nella restaurazione nostalgica di valori passati, ma nell'accendere il desiderio dei ragazzi.

Il desiderio, pur non essendo mai solo individuale, genera concatenamenti, effetti collettivi, legami nuovi. Tuttavia, nella pratica educativa, ciò che conta è l'"uno per uno", l'incontro sulla singolarità. La delega all'altro da parte degli adolescenti è l'effetto di un'ostruzione del passaggio dalla domanda al desiderio, un'infantilizzazione indotta dal discorso sociale. La separazione autentica non è l'uscita dalla famiglia, ma la separazione dalla domanda dell'Altro, l'introduzione di un oggetto proprio, irriducibile. Il proprio desiderio è l'oggetto separatore.

Per favorire questo processo, è necessario un movimento di "sottrazione" da parte degli adulti, un "segreto" che preservi l'enigma, il "muro" non dell'autorità, ma del mistero. La fatica dell'educatore risiede nel sopportare di non essere amato, nel non cercare la soddisfazione di essere amato, ma quella di vedere una vita mettersi in movimento. Custodire l'asimmetria dell'incontro, in cui l'adolescente viene toccato da qualcosa che non comprende fino in fondo, è fondamentale. Questo incontro, che altera l'idea standard di formazione come progressione lineare, avviene per caso e genera la responsabilità di rispondere.

La formazione, intesa come trauma, discontinuità, fuoco che si accende, implica tempi morti, smarrimento, improduttività. La scommessa è mostrare che il sapere, lungi dall'essere contro la vita, la riguarda profondamente, toccando le corde più vive della singolarità. La grande scommessa a scuola è smentire che il sapere dell'altro sia un sapere morto, testimoniando che è vivo.

Le istituzioni comunitarie, antagoniste al discorso capitalista, mostrano che le relazioni contano più degli oggetti di consumo, che il senso della Legge fonda la possibilità del desiderio e che la vita si umanizza solo quando la parola viene raccolta e ascoltata. La crisi che porta un giovane a seguire un percorso comunitario è sempre un'occasione per ricominciare, per darsi un'altra possibilità.

Il desiderio si trasmette solo attraverso l'incontro con un altro desiderio, per contagio, per prossimità, grazie all'evento dell'incontro. È in questo scambio, in questa scintilla che si accende nel confronto, che il desiderio adolescenziale può trovare la sua via, trasformandosi da pulsione autodistruttiva a forza vitale capace di plasmare il proprio futuro.

tags: #desiderio #nell #adolescente #recalcati