Il Desiderio Ossessivo di Regali: Cause, Manifestazioni e Percorsi di Recupero

Il desiderio ossessivo di acquistare e donare oggetti, spesso definito come shopping compulsivo o, nel suo aspetto più estremo, disposofobia, va ben oltre la semplice propensione a fare regali o la conservazione di beni per scopi pratici. Si tratta di un disturbo complesso che affonda le sue radici in intricate dinamiche psicologiche ed emotive, manifestandosi con un’incontrollabile necessità di acquisire e, nel caso specifico, di donare, oggetti anche di scarsa o nulla utilità. Questo comportamento può degenerare in un accumulo che invade gli spazi abitativi e compromette le normali attività quotidiane, oppure tradursi in una spesa eccessiva e compulsiva che porta a indebitamento e disagio.

Persona che apre un pacco regalo

Comprendere il Disturbo: Oltre il Semplice Regalare

La disposofobia, o disturbo da accumulo, si distingue per una forte resistenza a disfarsi degli oggetti, che può sfociare in un intenso disagio emotivo alla sola idea di doverli togliere di mezzo. Nonostante sia spesso associata a comportamenti di raccolta compulsiva, la sua essenza risiede nella difficoltà persistente a separarsi dagli oggetti, indipendentemente dal loro valore reale. Questa difficoltà porta a un’accumulazione che interferisce significativamente con l’uso degli ambienti domestici. Le persone con disturbo da accumulo non accumulano oggetti per motivi di paura o ansia, come nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), ma spesso a causa di un attaccamento emotivo ad essi o alla difficoltà di prendere decisioni sull’opportunità di tenere o scartare gli oggetti.

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) si caratterizza per la presenza di ossessioni, che possono essere pensieri, impulsi, o immagini intrusive e indesiderate, e compulsioni, ovvero atti mentali o comportamenti ripetitivi che l’individuo si sente obbligato a eseguire in risposta a un’ossessione. Nel caso specifico del desiderio ossessivo di fare regali, la compulsione si manifesta nell'atto di acquistare e donare, spesso in modo inappropriato o eccessivo, indipendentemente dalla situazione finanziaria o dalle reali necessità del donatario.

Le Radici del Comportamento: Cause e Fattori Predisponenti

Le cause esatte di questi disturbi non sono ancora del tutto comprese, ma coinvolgono una combinazione di fattori genetici, ambientali e psicologici.

Esperienze Passate e Mancanza di Supporto Emotivo

Molte persone con disposofobia o tendenze all'acquisto compulsivo hanno vissuto esperienze traumatiche o stressanti nel corso della loro vita, come perdite significative o situazioni che hanno generato in loro insicurezza. Individui che crescono senza adeguato sostegno emotivo, calore e accettazione possono sviluppare questi comportamenti come una forma di compensazione, cercando nel possesso o nel donare oggetti una gratificazione o un senso di sicurezza che non hanno trovato altrove.

Il Bisogno del Gesto, Non dell'Oggetto

In alcuni casi, il disturbo non è tanto legato al desiderio dell'oggetto in sé, quanto al gesto stesso dell'acquisto o del regalo. La persona sente il bisogno non tanto dell'oggetto che vuole comprare, quanto del gesto stesso dell'acquisto. Coloro che ne soffrono descrivono non tanto il piacere insito nell'andare a fare shopping, quanto piuttosto la tensione, il disagio, il senso di non potersene sottrarre che vivono, arrivando all'attenzione clinica in una condizione talvolta drammatica, perché magari hanno speso tutti i soldi che avevano, hanno mentito ai loro familiari, utilizzando soldi e risorse di nascosto, omettendo acquisti. Tuttavia, è difficile che questi soggetti arrivino effettivamente pentiti, perché il piacere e il brivido che precedono e accompagnano l'andare a fare acquisti rimane.

Fattori Neurobiologici e Psicologici

Il cervello emotivo è sensibile alle gratificazioni: ce ne sono di primarie come il cibo, e di secondarie, più sociali-culturali, come gli acquisti. Fare acquisti è anche un modo di coccolarsi e di sentirsi appagati. I problemi iniziano quando il nostro sistema per trovare appagamento, coccole, consolazione e gratificazione, per “raddrizzare la giornata”, “per sentirci meglio”, passa spesso, se non regolarmente, dall’acquisto, che a questo punto si tramuta in gesto ossessivo. La letteratura scientifica associa spesso lo shopping compulsivo ad altri disturbi quali depressione, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi d’ansia, disturbi alimentari e gioco d’azzardo patologico, la cleptomania.

Una storia di Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADHD) è un altro fattore predittivo per questo disturbo. Ci sono poi dati a supporto di una bassa autostima, un basso livello culturale e un’elevata tendenza all’estroversione. Questo disturbo riguarda anche le persone poco inclini alla riflessione del legame tra pensieri-emozioni-comportamenti: potremmo dire quelli che vivono le emozioni in apnea, con bassa consapevolezza, sono predisposti maggiormente all’acquisto compulsivo.

Diagramma che illustra i fattori che contribuiscono allo shopping compulsivo

Manifestazioni del Disturbo: Dalla Disposofobia allo Shopping Compulsivo

Il disturbo da shopping compulsivo (compulsive buying disorder o CBD) è un disturbo caratterizzato da un bisogno irrefrenabile e persistente di fare acquisti, che porta a comportamenti di spesa eccessiva e compulsiva. Questo disturbo può avere un impatto significativo sulla vita di una persona, portando a problemi finanziari, relazionali e emotivi. Il CBD si manifesta attraverso una compulsione incontrollabile a fare acquisti. Le persone affette da questo disturbo sperimentano una sensazione di euforia e gratificazione durante l'atto dello shopping, ma spesso si trovano a vivere sensi di colpa, rimorso e stress dopo aver effettuato gli acquisti.

I Campanelli d'Allarme

Un campanello d'allarme è la frequenza con cui si manifesta l'impulso all'acquisto. O quando, seppur non volendolo e non potendolo fare, ci si ritrova quasi senza deciderlo, con un oggetto acquistato. Anche la perdita di volontarietà è un campanello d'allarme da non sottovalutare. Poi c'è l'eccesso (tendenza a comprare cose con prezzi superiori a quelli che effettivamente ci potremmo permettere), ma soprattutto va considerato il significato emozionale che ha il gesto.

La Mania dei Regali: Un Caso Studio

Un esempio emblematico di queste dinamiche si osserva nel caso di una madre di 62 anni, in cura da 24 anni per un esaurimento nervoso. Nonostante una notevole stabilità dell'umore e una riduzione dell'ansia dopo il pensionamento, manifesta una totale incapacità di gestire il denaro, sviluppando una mania di fare regali. Indipendentemente dal suo conto in banca, compra e regala tutto ciò che le passa per la testa: abiti, gioielli, apparecchi elettronici come vecchi apparecchi e hardware, componenti e cavi. Difficilmente i suoi doni vengono apprezzati, poiché le persone a lei vicine sanno che non può permetterseli. Questo non la frena, e ogni occasione è buona per indebitarsi ulteriormente, trascurando le proprie necessità primarie come la manutenzione della casa o beni essenziali come farmaci, cibo e riscaldamento. Si è procurata una necessaria dentiera facendo un prestito di 6000 euro, spendendo meno di 4000 per la spesa dentistica e dissipando i restanti duemila in regali di Natale indesiderati. Questo comportamento non è razionale e i piani di risparmio falliscono, poiché la persona non dà valore al denaro e prioritizza il fare regali al di là delle proprie facoltà.

SHOPPING COMPULSIVO (ONIOMANIA): 5 TIPOLOGIE E COSA FARE

Strategie di Intervento e Percorsi di Recupero

Affrontare questi disturbi richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato, che combini interventi psicoterapeutici e, in alcuni casi, farmacologici.

L'Importanza della Comunicazione e del Supporto

Quando si riconosce in una persona vicina un atteggiamento di accumulo patologico o di spesa compulsiva, il primo passo è creare uno spazio di comunicazione aperto e privo di giudizi, in cui la persona possa sentirsi ascoltata e accettata. L'approccio terapeutico può giovare moltissimo del coinvolgimento della famiglia e degli amici della persona affetta da questi disturbi. Parlare con la persona e presentare il suo problema come un "fatto" (o un insieme di fatti) che crea disagio a voi familiari, persone alle quali lei sicuramente è legata affettivamente, può essere un punto di partenza. Se si riesce a farle capire che il suo comportamento danneggia la vostra vita (e solo in secondo piano la sua), si può trovare l'aggancio interiore, la motivazione valida, la spinta necessaria.

Interventi Terapeutici Mirati

La cura di questi disturbi richiede l'intervento di figure specializzate come psicoterapeuti e psichiatri. Il trattamento terapeutico è un processo che agisce sia sugli aspetti cognitivi sia sugli aspetti comportamentali della condizione.

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC): Attraverso la TCC, il paziente apprende a identificare e a modificare le credenze distorte e i pensieri irrazionali che guidano il suo comportamento. Questo processo mira a favorire una maggiore consapevolezza e a sviluppare abilità per prendere decisioni più consapevoli e funzionali riguardo agli oggetti e alle spese.
  • Terapia Farmacologica: In alcuni casi, può essere utile un supporto farmacologico, soprattutto per gestire disturbi associati come depressione o ansia. Gli antidepressivi possono aiutare a stabilizzare l'umore, mentre altri medicinali possono tenere sotto controllo le idee ossessive. La terapia farmacologica non va però pensata come una panacea, ma come un elemento da inserire in un progetto più ampio.

Cosa Fare e Cosa Evitare

  • Cosa fare:

    • Creare uno spazio di comunicazione aperto e senza giudizi.
    • Coinvolgere la famiglia e gli amici nel percorso di supporto.
    • Incoraggiare la persona a rivolgersi a professionisti qualificati (psicoterapeuti, psichiatri).
    • Fornire un supporto emotivo costante e comprensione.
    • Aiutare la persona a identificare i pensieri che alimentano il ciclo delle ossessioni e a contrastarli.
    • Evitare lo shopping online, soprattutto per chi ha predisposizioni a comportamenti compulsivi.
    • Insegnare strategie per gratificarsi in modi alternativi all'acquisto, come godersi piccoli momenti o concedersi "coccole" non materiali.
    • Aiutare la persona a porsi domande critiche sul proprio comportamento: "Le cose che faccio e che mi pesano potrei farle diversamente?" o "E’ proprio quello che voglio o è qualcosa che sto subendo?".
    • Promuovere l'accettazione di sé e la riduzione delle aspettative irrealistiche.
    • Incoraggiare ad affrontare le paure anziché evitarle.
  • Cosa non fare:

    • Giudicare o criticare il comportamento della persona.
    • Affrontare il problema dal punto di vista puramente razionale, poiché spesso non ha esito.
    • Intervenire in modo coercitivo, poiché le terapie coatte sono destinate al fallimento.
    • Sottovalutare i campanelli d'allarme del comportamento compulsivo.
    • Ignorare i rischi di problemi finanziari, relazionali e di salute associati a questi disturbi.

Il trattamento per questi disturbi richiede tempo e impegno, e il successo dipende in gran parte dalla motivazione e dalla collaborazione del paziente. Un piano di intervento ad ampio raggio, che comprenda supporto psicologico, coinvolgimento familiare e, se necessario, terapia farmacologica, è fondamentale per affrontare il comportamento ossessivo e promuovere un recupero duraturo.

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