Freud e Anna: un carteggio inedito tra Vienna e Londra, tra affetti e psicanalisi

Per la prima volta in Italia, una selezione di lettere di Sigmund Freud alla figlia Anna: sedici missive mai tradotte, che mostrano il padre della psicanalisi in una luce privata, affettuosa, a tratti vulnerabile. Non il teorico austero, ma un uomo che scrive a una figlia prediletta, futura erede del suo pensiero, con ironia e tenerezza. Un pacchetto unico, che affianca al rigore della selezione l’emozione dell’inedito. Un piccolo ritratto epistolare dove si intravedono la Vienna borghese, l’esilio londinese e i chiaroscuri di una relazione tra silenzio e parola.

Sigmund Freud e sua figlia Anna

Considerato a tutti gli effetti uno psicoanalista e filosofo austriaco, Freud nacque in realtà a Freiberg nel 1856, nell'allora regione di Moravia-Slesia. La sua famiglia si trasferì poi a Vienna nel 1860 a causa di difficoltà economiche e Sigmund visse in quella città fino al 1938 quando l'annessione dell'Austria alla Germania nazista e la sua condizione di ebreo lo costrinsero ad emigrare a Londra. Frequentò per otto anni l'Istituto Superiore "Sperl Gimnasyum", sino alla maturità. Si iscrisse a medicina, facoltà che frequentò con forte senso critico fino alla laurea conseguita nel 1881.

L'eredità di un pensiero: Anna Freud, la figlia prediletta

Anna è la figlia che rimase col padre per diventare psicoanalista lei stessa. Ebbe un’infanzia travagliata, questa figlia, tolta da scuola nel 1910 per un’operazione all’intestino che le fece perdere peso, e con un carattere "irragionevole". Un’altra lettera arrivò due anni dopo, con Anna sedicenne che si trovava ricoverata a Merano per i soliti problemi di inappetenza, che il padre trattò con affetto, nonostante le altre due figlie maggiori del dottore, che si sposarono presto, assolutamente indifferenti agli studi del padre. Anna Freud risolse i suoi problemi scolastici presentandosi come privatista. Freud chiude le lettere con "il tuo papà". La figlia Sophie, già con due bambini, morì a causa dell’influenza definita spagnola, nel 1920. La famiglia fu sopraffatta da questo dolore.

Ritratto di Anna Freud

"So da fonti molto affidabili che il dottor ha la serie intenzioni di corteggiarti," scriveva Freud, rivelando un padre che aveva già fatto una scelta per l’estrema intelligenza di Anna, che poi diventerà la sua allieva migliore e che da grande non fu sempre d’accordo con le tesi del genitore. Un patriarca, un uomo risoluto, al punto che Ernest Jones rivelò che era già stato sposato, ma viveva da separato già da molti anni, ma lui lo stimava molto, peccato il vizio del gioco dove perdeva tutto. Ma fu così anche quando Anna diventò grande; di uomini non si doveva parlare; era troppo per lui, che pure aveva perso una figlia bellissima come Sophie, cui la febbre spagnola prese il sopravvento, come già scritto. Freud era un genio, ma aveva bisogno di persone che credevano nella sua teoria. Chi più di un familiare stretto, che non sembrava interessata a sposarsi? Forse la figlia non gli perdonò il mancato corteggiamento, ma più perché il divario anagrafico tra lei e il dottor Jones era notevole; poi Freud morì prima che iniziasse il secondo conflitto mondiale, ma l’Austria era già stata annessa alla grande Germania, nel 1938. Era malatissimo ma odiava Hitler perché era “l’austriaco folle".

Poi ci sono le lettere che mandava a Anna dove parlava profusamente della moglie, cui lui era devoto, ma ne capiva le idiosincrasie, i gesti di stizza. Con la pubblicazione del bel testo curato da Francesca Molfino e Laura Bocci, la letteratura psicoanalitica e la Storia della psicoanalisi si arricchiscono di un ulteriore tassello che, in forma così completa, ancora mancava. Mi riferisco all’epistolario tra Anna Freud e Lou Salomè che, coprendo quindici anni di vita delle due donne - dal 1922 al 1937 - ci fa entrare sia in un ricco mondo personale e intimo di ricordi, confidenze, fantasie sia, come in tutte le biografie delle grandi personalità, ci introduce in un ambiente, in un clima culturale unico e particolarissimo, quell’irripetibile Europa tra le due guerre.

L'Europa tra le guerre: un crogiolo di intelligenze e conflitti

Devastata da conflitti bellici e perdite, puntualmente descritte nel libro, ma nel contempo crogiolo vivacissimo dell’intellighenzia mitteleuropa: un’Europa che non avremo più, di cui figure come Anna e Lou sono tra le ultime testimoni. Legami e libertà attesta il magico ventennio di diffusione e ascesa della psicoanalisi nel mondo, attraverso l’angolatura tutta intima e privata dello scambio epistolare tra due figure tanto emblematiche. Una, la figlia, che inizia a scrivere a Lou a ventisette anni, e l’altra, l’allieva prediletta, ormai quasi sessantenne, l’amica e confidente a cui Freud si rivolgerà sempre con sincero affetto, tanto da affidarle l’amata Anna. Si ricorda che è di recente uscita anche la riedizione della biografia della Salomè a cura di Heinz Peters Lou Andreas Salomè. Freud si limita a farle incontrare, e resterà sempre l’ombra che le unisce, anche se il rapporto tra le due donne acquista nel tempo una fisionomia e un’autenticità sua propria.

È speranza di Freud che Lou, donna colta e di acuta sensibilità, possa essere per la sua “cara Anna” quel modello di riferimento, culturale e affettivo, che la madre non è stata, che sappia aiutare a crescere questa figlia “fiorente e allegra … ma inibita nei confronti degli uomini per colpa mia”. Corpus centrale del libro, le lettere: divise in sette parti, ognuna preceduta da una breve introduzione, ripercorrono cronologicamente le tappe di questo percorso. Dall’iniziale attaccamento possessivo della giovane Anna verso Lou, attraverso le molteplici vicende dei loro affetti, le perdite causate dalla guerra, lo sviluppo della psicoanalisi attraverso i primi pionieri e sempre, sullo sfondo, la malattia di Freud che le due amiche guardano con preoccupazione e riserbo. Interessante la chiusura del libro con lo scritto della Bacci sul ruolo della scrittura - chiara e semplice quella di Anna, criptica a volte e oscura quella di Lou - non solo come mezzo di comunicazione ma si può dire come strumento di soggettivazione, in un momento storico, non dimentichiamo, in cui non era scontato per una donna farsi soggetto e non oggetto di conoscenza. La Molfino, invece, (autrice attiva nel movimento femminista) correda il testo con la riflessione che sta al cuore del libro: come coniugare legami e libertà? Il forte attaccamento a Freud, “padre ideale incarnato” per entrambe, con l’anelito all’autonomia? Testo dunque attualissimo, in questo senso, oltre che di lettura molto godibile non solo dallo specialista, in quanto indiretta rivisitazione sull’identità femminile. Sarà Anna, infatti, col tempo, ad allontanarsi da Lou quando trova in Dorothy Burlingham la compagna della vita, ed una collocazione sua propria, non “appendice tra te e papà”.

Una lettera d'epoca

«Cercavo sempre al di fuori di me la forza e la fiducia, ma queste vengono da dentro. Sono sempre state dentro per tutto il tempo».

L'infanzia di Anna Freud e la vocazione per la psicoanalisi

Anna Freud nacque a Vienna il 3 dicembre 1895, sesta e ultima figlia di Martha Bernays e Sigmund Freud. Poiché la madre non se la sentì di allattarla, Josefine Cihlarz, una giovane governante di fiducia, divenne la “fornitrice di cure primarie” e la “madre psicologica” della bambina, che le era molto affezionata. Visse con conflittualità il rapporto con la madre: ciò fu causa del disagio che l’accompagnò per gran parte della vita. Era ribelle nei suoi confronti perché la sentiva invadente, ma soprattutto negligente, mentre amò appassionatamente il padre. Annina, come era soprannominata, era bruttina (lo racconta lei stessa), non molto alta, con le spalle curve e «consapevole di non essere sufficientemente femminile o attraente come donna»; era stata allattata artificialmente, lasciata a casa durante le ferie estive: le si preferivano le sorelle.

Volle seguire le orme del padre interessandosi alla nascente psicoanalisi e ben presto divenne la figlia prediletta e a lui estremamente devota. Anna diceva spesso a suo padre: «Papà, posso venire con te; ora sono grande, ho 14 anni e vorrei assistere agli incontri del mercoledì sera col gruppo di amici tuoi. Vi ho sentito parlare, parlare, parlare. Non darò fastidio, mi siederò in un angolino ad ascoltare. Posso?». Incominciò a seguire Sigmund nelle riunioni della Società psicoanalitica appollaiata su uno sgabello, lo ascoltava discutere con Carl Jung, Melanie Klein, Lou Andreas Salomé, August Aichhorn, Sandor Ferenczi, Ernest Jones, che poi la corteggiò.

Si formò a Vienna come insegnante e istitutrice, iniziando a insegnare nella scuola dell’infanzia. Nel 1922 venne accettata ufficialmente nella società psicanalitica, si occupò principalmente di infanzia, che non era l’oggetto preferenziale del padre. Tenne le prime conferenze a genitori e insegnanti nel 1926 e divenne segretaria generale dell’Associazione di psicoanalisi nel 1927. Scrisse il testo Conferenze per insegnanti e genitori dove si legge: «L’educazione del bambino inizia dal primo giorno di vita». Anna ebbe una grande passione per bambine e bambini come persone e quando istituì un corso di terapia clinica, ebbe in mente quattro principi. In primo luogo, voleva che le terapie fossero accessibili a tutte/i, anche e soprattutto alle/agli indigenti; in secondo luogo pretese che figlie e figli fossero soggetti primari e non solo delle “aggiunte” nelle terapie di coppia; il terzo principio ispiratore era legato alla costante ricerca giurisprudenziale perché il sistema normativo si adattasse alle esigenze dell’infanzia; ma l’ultimo e più importante principio fu quello per cui non bisognava mai smettere di osservare. Osservare, guardare, cercare di ricevere ogni segnale per conoscere chi si aveva davanti.

L'Io e i meccanismi di difesa: l'eredità di Anna Freud

Tale corrispondenza, pubblicata in un libro, è durevole, molto intensa e intima, ma l’enorme differenza d’età tra le due impedì la sua trasformazione in una storia d’amore, come certe pagine potrebbero far supporre. Anna, infatti, mostrava maggior interesse per il genere femminile e nessuno per quello maschile e al padre ciò andava bene. Con lei ebbe una profonda relazione professionale e sentimentale. Quando il padre morì, lei e Dorothy sentirono il piacere della libertà: poterono viaggiare! Scrisse Il trattamento dei bambini e raccolse e pubblicò i testi delle sue lezioni all’università di Harvard ricevendo molti riconoscimenti, specie in America, per i contributi teorici in campo psicanalitico. A differenza della nota psicanalista Melanie Klein, che individuava nel gioco e non nel sogno l’elemento terapeutico, Anna Freud non riteneva potessero svolgersi trattamenti psicoanalitici di bambini e bambine in età troppo precoce, come questa sosteneva.

L’opera che la rese famosa fu però L’io e i meccanismi di difesa, che portò alla fondazione della scuola di pensiero nota come “Psicologia dell’io”. Ampliò e sistematizzò il lavoro del padre Sigmund Freud sui meccanismi di difesa. Questi processi inconsci vennero intesi come strategie messe in atto dall’Io per proteggersi dall’ansia e dai conflitti generati dalle pulsioni dell’Es, dalle richieste del Super-io e dalla realtà esterna. Anna Freud ha sottolineato come il loro uso sia un aspetto normale e necessario dello sviluppo, ma come un loro uso eccessivo o rigido possa portare a problemi psicopatologici.

Ecco alcuni dei meccanismi di difesa più noti descritti o approfonditi da Anna Freud:

  • Rimozione (o Repressione): consiste nel bloccare e mantenere fuori dalla coscienza pensieri, impulsi o ricordi considerati inaccettabili o minacciosi.
  • Negazione: il rifiuto di accettare una realtà dolorosa o spiacevole.
  • Proiezione: l’attribuzione dei propri pensieri, sentimenti o impulsi indesiderati a un’altra persona.
  • Spostamento: il trasferimento di un sentimento o di un impulso da un oggetto (spesso la fonte originaria di frustrazione) a un altro, considerato meno minaccioso o più accettabile.
  • Formazione reattiva: la trasformazione di un impulso inaccettabile nel suo opposto cosciente.
  • Intellettualizzazione e ascetismo: tipici dell’adolescenza, consistono nell’allontanamento emotivo da una situazione stressante attraverso l’analisi razionale e astratta.
  • Sublimazione: la canalizzazione di impulsi inaccettabili, come aggressività o pulsioni sessuali, in comportamenti socialmente accettabili e costruttivi, come l’arte, lo sport o il lavoro.
  • Identificazione con l’aggressore: l’adozione di tratti, atteggiamenti o comportamenti di una persona percepita come minacciosa, al fine di ridurre l’ansia e il senso di impotenza.
  • Annullamento retroattivo: un’azione che ha lo scopo di annullare “magicamente” un pensiero o un atto precedente considerato inaccettabile.

Anna Freud rimase a vivere a Londra con Dorothy nella casa che aveva acquistato suo padre, unite fino alla fine. Dorothy morì nel 1979, Anna il 9 ottobre del 1982.

Riflessioni contemporanee sull'eredità freudiana

Proposte per un dibattito: può ancora essere significativo e utile l’ascolto terapeutico di scuola psicanalitica di infanzia e adolescenza? Riconoscete in voi e in chi vi circonda l’esistenza dei meccanismi di difesa? Il tema dell’omosessualità, e in particolare di quella femminile, diviene oggetto importante di conoscenza. Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico "Con voce di donna", rappresentando diverse figure di donne che hanno operato nei vari campi della cultura, dalla filosofia alla mistica, dalle scienze all’impegno sociale.

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