Il Seminario XI di Jacques Lacan, tenutosi nel 1964, rappresenta una pietra miliare nel suo insegnamento, segnando un punto di svolta cruciale non solo per la teoria psicoanalitica ma anche per la comprensione del soggetto e del suo rapporto con il linguaggio e la scienza. Quest'anno è particolarmente significativo poiché coincide con la "scomunica" di Lacan da parte dell'International Psychoanalytical Association (IPA) e la conseguente fondazione dell'École Freudienne de Paris (EFP). Questi eventi storici si riflettono inevitabilmente nei concetti che Lacan elabora, influenzando la sua definizione di collettivo analitico e, soprattutto, la nozione centrale di transfert.
Il Seminario XI si articola su due piani interconnessi: un piano politico, legato alla sua rottura con l'IPA, e un piano epistemologico, incentrato sulla riflessione critica del rapporto tra psicologia e scienza.
La Strada della Scienza e il Rigore Strutturalista
Nei primi anni del suo insegnamento, Lacan si dedicò a costruire concetti che potessero dialogare con il rigore delle scienze positive. Mentre nel mondo anglosassone si tendeva ad adattare i concetti psicoanalitici all'epistemologia positivista delle scienze naturali - un'aspirazione condivisa anche da Freud -, Lacan intraprese un percorso differente. Egli si avvicinò al movimento strutturalista, che nel campo delle scienze umane cercava un nuovo rigore prendendo a modello la formalizzazione della linguistica operata da Ferdinand de Saussure.
Questo modello linguistico, che pone il segno come rapporto tra significante e significato, implica un rigore diverso da quello della fisica, ma ugualmente fondamentale per la comprensione del funzionamento del linguaggio. L'idea che "l'inconscio sia strutturato come un linguaggio" nasce proprio da questa premessa, assumendo l'algoritmo saussuriano come legge primaria del funzionamento linguistico. Da qui deriva la valorizzazione dei due assi fondamentali della metafora e della metonimia, ripresi da Roman Jakobson. Questi meccanismi costituiscono la prima armatura formale dell'inconscio e forniscono l'impalcatura strutturale attraverso cui Lacan, nei primi anni del suo insegnamento, rilegge i fenomeni della clinica freudiana.

Tuttavia, Lacan è costantemente consapevole di un aspetto cruciale che distingue la psicoanalisi dalla psichiatria: la psicoanalisi non considera il paziente come un mero oggetto di osservazione, bensì ha a che fare con un soggetto e con la sua esperienza soggettiva. Questa consapevolezza pone un problema fondamentale: come conciliare le leggi rigorose e oggettive che governano l'inconscio strutturato come linguaggio con la natura sfuggente e intrinsecamente soggettiva dell'essere umano?
Il Soggetto dell'Inconscio: Oltre la Coscienza
Il problema del soggetto emerge per Lacan a partire dall'impostazione strutturalista e dall'idea dell'inconscio come linguaggio. Nell'ottica oggettivante dello strutturalismo, non vi è spazio per il soggetto tradizionale, il soggetto della coscienza. La sfida per Lacan diventa quindi duplice: in primo luogo, trovare un'articolazione tra l'inconscio e il soggetto; in secondo luogo, formulare il soggetto non come soggetto della coscienza, ma come "soggetto dell'inconscio".
L'espressione "soggetto dell'inconscio" è una peculiarità lacaniana, non presente in Freud. Lacan ne è pienamente consapevole e la ribadisce nel Seminario XI. Egli afferma che "la relazione del soggetto con il significante è il punto di riferimento che abbiamo voluto mettere in primo piano in una rettifica generale della teoria analitica, poiché esso è primario o costituente nell’instaurazione dell’esperienza analitica, tanto quanto è primario e costituente nella funzione radicale dell’inconscio."
Nel corso dei seminari degli anni '50, Lacan articola il soggetto alla struttura dell'inconscio attraverso diverse formule. Una delle più celebri è che "il significante rappresenta un soggetto per un altro significante". Questa definizione esprime l'idea del soggetto diviso: il soggetto accede all'Altro solo facendosi rappresentare, e nel momento stesso in cui viene rappresentato, scompare come entità vivente per articolarsi con un altro significante, dando origine alla concatenazione significante. Questa definizione del soggetto inconscio esprime quella che nel Seminario XI Lacan chiama "alienazione", ovvero l'annullarsi del soggetto vivente sotto la marca che lo rappresenta nell'Altro.
Proprio per questo, nel Seminario XI, Lacan sente la necessità di completare la "causazione del soggetto" con un'altra operazione: la "separazione". Questa operazione permette al soggetto di staccarsi, come "a", dalla catena significante.
Il Cogito Cartesiano Riletto: tra Enunciato ed Enunciazione
Nel Seminario XI, Lacan rivisita radicalmente la problematica del soggetto dell'inconscio attraverso una lettura del "cogito" cartesiano. Egli considera il "cogito" un momento privilegiato, ma il cui privilegio non si estende ai fenomeni della coscienza. Lo sforzo iniziale de "La posizione dell'inconscio" è quello di conferire un corpo concettuale all'inconscio indipendentemente dalla coscienza, forgiando un concetto che non sia un mero negativo di essa.
Lacan parte definendo ciò che l'inconscio non è, e soprattutto non è il negativo della coscienza. Questa riflessione lo porterà, in seguito, a ripudiare il termine stesso "inconscio" per coniare il neologismo "parletre". Tuttavia, nel Seminario XI, la posizione privilegiata del "cogito" definisce il soggetto dell'inconscio, determinando un radicale rimescolamento dei concetti formulati negli anni '50.
L'inconscio non è più pensato solo come strutturato come un linguaggio, ma come pulsazione, un battito di apertura e chiusura in relazione al corpo. Lacan scrive: "L’importante è cogliere come l’organismo vient à se prendre dans la dialectique du sujet." L'espressione "vient à se prendre" suggerisce l'idea di impigliarsi, di inciampare. Ciò che prima era il funzionamento puramente formale e lineare dell'inconscio, ora si "impiglia" nell'organismo. L'organismo, in questa prospettiva, risulta disfunzionale rispetto alla logica dell'inconscio, lo inceppa, lo porta alla chiusura, come illustrato dallo schema della nassa presentato nel seminario.
Questa temporalità pulsatile dell'inconscio corrisponde alla nuova formulazione del soggetto basata sulle operazioni di alienazione (tempo di apertura, dispiegarsi della catena significante) e separazione (relativa alla chiusura, sul piano pulsionale).

Lacan sviluppa ulteriormente la tematica del "cogito" attraverso il modello del paradosso del mentitore: "Io mento". Questa affermazione crea un circolo vizioso: sto mentendo o sto dicendo la verità? Sul piano logico dell'enunciato, la questione è insolubile perché l'enunciato è autoreferenziale.
Per smontare questo paradosso, Lacan sposta l'attenzione dal piano degli enunciati a quello dell'enunciazione. Utilizzando gli schemi del suo grafo, divide il piano dell'enunciato da quello dell'enunciazione. Nell'affermazione "Io mento", "mento" rimane sul piano dell'enunciato come significante appartenente all'Altro, mentre "Io" diventa una significazione che si produce sul piano dell'enunciazione. Quando pronunciamo "mento" come enunciato, si produce, come effetto di enunciazione, "io ti inganno", come nella celebre storiella freudiana di Lemberg e Cracovia.
È a partire da questa distinzione che Lacan riprende la sua formula secondo cui il soggetto riceve il proprio messaggio dall'Altro in forma invertita. Nella relazione analitica, quando il paziente si preoccupa di ciò che dice o tralascia per non "mettere fuori strada" l'analista, sta in realtà dicendo la verità. L'"Io ti inganno" proviene dal punto in cui l'analista attende il soggetto e gli rimanda il suo messaggio nel suo significato vero, ovvero in forma invertita. L'analista, accogliendo questo messaggio, può affermare "Tu dici la verità", conferendo senso all'interpretazione psicoanalitica.
3. Cartesio: cogito ergo sum
Questo schema permette a Lacan di rileggere il "cogito" cartesiano. "Io penso" è un enunciato minimo, puntiforme, analogo a "Io mento", un enunciato che, nella sua astrazione autoreferenziale, non dice nulla di specifico. "Io penso" non è "io penso a qualcosa", ma penso nel puro atto del pensare. Nasce dal dubbio di essere ingannati dai sensi, ma esce da questo campo perché non è pensiero di qualcosa, bensì il pensare stesso di stare pensando.
In questo modo, Lacan separa il "cogitans" (l'atto del pensare) dall'"ego cogitans" (l'io che pensa) e dall'"ego" (l'io cosciente). Il "cogitans" rimane sul piano dell'enunciato, mentre l'"ego" scivola sul piano dell'enunciazione, producendo la certezza del "cogito". La certezza è un effetto dello scivolamento di piano tra enunciato ed enunciazione.
Il Soggetto del Desiderio e il Rigetto dell'Homunculus
Quando Lacan riprende il soggetto cartesiano del "cogito" come soggetto dell'inconscio, precisa che la dimensione emersa con l'inconscio freudiano è quella che conferisce al soggetto lo statuto di "soggetto del desiderio". La certezza del "cogito" diventa la certezza del desiderio, risuonando nell'espressione lacaniana "desiderio deciso", che nella dimensione etica fornisce la rotta per non cedere sul proprio desiderio.
Il nevrotico, al contrario, smarrisce la via del proprio desiderio perché è indeciso, vuole e non vuole la stessa cosa, o si sottrae a ciò che vuole. Il modello paradigmatico di questa perdita è l'Amleto di Shakespeare, le cui incertezze riflettono l'indecisione fondamentale sull'essere o non essere il fallo. Amleto troverà la via del desiderio solo attraverso la perdita dell'oggetto Ofelia.
Poiché il soggetto dell'inconscio è il soggetto del desiderio, Lacan contrappone al "cogito" cartesiano la funzione di "aborto" o "omuncolo". L'"omuncolo" ha una lunga tradizione filosofica, rappresentando la "res cogitans" come un piccolo uomo dentro la testa che guida i processi cognitivi. Questa concezione alimenta un dualismo semplificativo, dove la "res cogitans" funge da cocchiere della "res extensa" cartesiana. Gilbert Ryle, nel suo "The Ghost in the Machine", critica questo mito dell'omuncolo, evidenziando il regresso all'infinito che esso implica.
Il termine "aborto", invece, indica un rigetto, un resto, un elemento che entra in gioco nella produzione del soggetto. È ciò che fa da controparte a ciò che Lacan sigla come $ (soggetto barrato), ed è l'"oggetto a". Lacan tiene a distinguere questi due elementi: da un lato, il tratto unario, il primo significante a cui il soggetto si orienta come un tatuaggio; dall'altro, l'"oggetto a", il residuo che non entra nella funzione significante ma che si reperisce a partire da esso.
Lacan afferma che "nella pratica analitica reperire il soggetto rispetto alla realtà, così come si suppone che essa ci costituisca, e non rispetto al significante, vuol dire cadere nel degrado della costituzione psicologica del soggetto." Questo passaggio situa con esattezza l'asse su cui Lacan pone l'analisi, differenziandola dall'impronta positivista della psicoanalisi anglosassone.
La Critica alla Psicoanalisi Anglosassone e il Concetto di Traslazione
La psicoanalisi anglosassone, come evidenziato da Lacan, tende a reperire il soggetto rispetto alla realtà materiale, un approccio che egli critica aspramente. Un esempio emblematico è Thomas Szasz, che, pur decostruendo il mito della malattia mentale, lo fa da una prospettiva positivista, riducendola a deviazioni comportamentali rispetto alla norma.
Nell'articolo "The concept of Transference as a Defence for the Analyst" (1963), Szasz considera la traslazione come un meccanismo di difesa dell'analista contro l'impatto della personalità del paziente. Lacan, tuttavia, vede la traslazione in una luce diversa, legandola all'emergenza del "soggetto supposto sapere" e all'amore che esso comporta.
I Quattro Concetti Fondamentali e la Svolta Insegnativa
"I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi", titolo del Seminario XI, segna una svolta decisiva nell'insegnamento di Lacan e nella causa analitica. È il momento della rottura con l'IPA e della fondazione della sua Scuola. A differenza dei seminari precedenti, costruiti attorno a testi freudiani, da questo momento Lacan rielabora la scoperta freudiana in un insegnamento inedito, incentrato su quattro concetti chiave:
- L'inconscio: Lacan lo rivitalizza introducendo il concetto di "soggetto dell'inconscio", distinto dall'"Io" freudiano e legato al desiderio inconscio.
- La ripetizione: Essa non si riduce alla mera ripetizione di contenuti, ma introduce l'articolazione tra i significanti. La ripetizione mette in scena l'essenza della struttura significante che si ripete, cercando costantemente di afferrare l'oggetto perduto, pur mancando sempre.
- Il transfert: Presentato come l'emergenza del "soggetto supposto sapere" e dell'amore ad esso connesso, il transfert non è mera ripetizione, ma un motore per la cura e un fondamento per ogni possibile interpretazione, sebbene possa anche costituire un ostacolo, un intoppo immaginario nel processo dialettico.
- La pulsione: Anche quando la meta non è raggiunta, la pulsione si realizza nel tragitto, generando un godimento. Il soggetto dell'inconscio, nonostante la sofferenza del sintomo, trova sempre modo di godere.

L'Etica della Psicoanalisi: il Desiderio Inconscio e la Legge
L'etica propria della psicoanalisi lacaniana, come esplorato nel Seminario VII ("L'etica della psicoanalisi") e nelle conferenze di Bruxelles del 1960, non persegue un "sommo bene" teleologico né si pone al servizio dei beni comuni in senso utilitaristico. Contrariamente all'idea di una psicoanalisi finalizzata al successo o alla "happiness" - una degradazione che Lacan critica, soprattutto nella sua applicazione nel contesto americano -, l'etica psicoanalitica ha di mira il desiderio inconscio, scoperto da Freud, nel suo annodamento con la Legge, il simbolico e il godimento (l'"al di là del principio di piacere").
A differenza delle psicoterapie, che si basano sull'autorità dell'Altro (il terapeuta) e sull'identificazione a un modello, la psicoanalisi lacaniana si fonda sul rifiuto dell'"essere il padrone". L'analista non utilizza l'identificazione come strumento di cura né sfrutta la sua padronanza del sapere per ascoltare il paziente. Egli sa che il sintomo è personale e unico, e si lascia guidare dalle parole del paziente, mantenendo un'apertura alla specificità e alla singolarità di ogni persona.
Il compito dell'analisi è quello di far emergere l'"io del soggetto (dell'inconscio)" là dove era il luogo dell'essere, invertendo la formula freudiana "Wo Es war, soll Ich werden". Questo processo avviene "per via di levare", attraverso l'interpretazione che aiuta a far cadere identificazioni, credenze e destini limitanti, piuttosto che aggiungere nuovi significati. L'analista non promette felicità o armonia, ma può aiutare a mettere in chiaro il desiderio del soggetto e a decifrare ciò che insiste nella sua esistenza.
L'Inconscio come Linguaggio e il Corpo Parlante
L'inconscio freudiano, per Lacan, è "strutturato come un linguaggio", il che lo rende traducibile e decifrabile. Il sintomo, in questo senso, è un discorso che si ripete e da cui il soggetto non riesce a sottrarsi. L'inconscio si infiltra ovunque nel dire e nel comportarsi di un soggetto, agendo come "cartelloni pubblicitari" che scorrono all'insaputa del soggetto.

Gli elementi significanti nell'inconscio operano attraverso la metonimia e la metafora, artifici retorici che assomigliano al funzionamento del linguaggio poetico. Il desiderio inconscio, che pone la questione etica centrale della psicoanalisi, risponde all'"intenzione vera di colui che parla", sia per dire la verità che per mentire.
L'organismo, o "corpo parlante", è al centro della dialettica del soggetto. Lacan parla di "oggetti a minuscola" - organi invisibili ma reali che condensano la libido - e ipotizza che l'inconscio sia irrorato dal godimento e imbevuto di libido. Questo nuovo approccio disgiunge la libido dall'inconscio puramente simbolico.
La pulsione, intrinsecamente legata al godimento, si manifesta attraverso la parola del soggetto. L'angoscia, come effetto del corpo, sorge dall'eccesso e dalla relazione con l'Altro. L'oggetto "a" minuscola viene definito a partire dall'angoscia, e il soggetto, in un certo senso, non è altro che il proprio corpo, ma non il corpo percepito o l'immagine dello stadio dello specchio.
L'Alienazione e la Separazione: Causazione del Soggetto
La causazione del soggetto si articola in due tempi fondamentali: l'alienazione e la separazione. L'alienazione avviene quando il significante rappresenta il soggetto per un altro significante, segnando un momento di sparizione del soggetto vivente. La separazione, invece, è l'operazione con cui il soggetto si stacca, come "a", dalla catena significante, recuperando qualcosa dell'oggetto perduto.
Lacan utilizza l'immagine della "borsa o la vita" per illustrare questa dinamica. Di fronte a una scelta, il soggetto può perdere la vita per salvare ciò che gli è caro (la borsa), o viceversa. Questa scelta, tuttavia, è spesso una scelta forzata dall'Altro, legata a ciò che il soggetto ha perduto nel rapporto con l'amore, il desiderio e la parola.
La separazione implica una nuova idea dell'interpretazione: non si tratta di cogliere o far pervenire un messaggio, ma di permettere al soggetto di recuperare qualcosa dell'oggetto perduto. Il soggetto, in questo senso, sparisce per recuperare l'oggetto "a", un processo che può comportare un "strapparsi" dal proprio analista e dall'analisi stessa.
Il Seminario XI di Lacan rappresenta un'opera complessa e fondamentale, che continua a interrogare e a stimolare il pensiero sulla natura del soggetto, del linguaggio, della scienza e dell'etica nella pratica psicoanalitica. La sua ricchezza concettuale e la sua radicalità epistemologica ne fanno un testo imprescindibile per chiunque voglia comprendere le profonde trasformazioni che Jacques Lacan ha apportato al campo della psicoanalisi.