L'Arte del Perdonarsi: Un Percorso Psicologico verso la Pace Interiore

Nelle complesse trame delle relazioni umane, che siano d’amore, d’amicizia o professionali, l’errore rappresenta una costante ineludibile. È una parte intrinseca della nostra natura, un tassello inevitabile nel mosaico della vita. Eppure, il semplice atto di ammettere di aver sbagliato e di chiedere scusa può trasformarsi in una montagna da scalare, un passo che appare incredibilmente difficile. Lungi dall’essere un gesto di debolezza, esso incarna un atto di profondo coraggio e di autentica responsabilità, possedendo il potere trasformativo di sanare ferite e di rafforzare i legami che ci uniscono.

Il Dissonante Duo: Senso di Colpa e Vergogna

Anche quando le nostre intenzioni sono le più nobili, può accadere di non cogliere appieno la prospettiva altrui, di agire con una disattenzione momentanea, o di accorgerci, troppo tardi, di aver arrecato dolore a una persona a cui teniamo. In questi frangenti, è naturale che emergano emozioni intense e intricate come il senso di colpa e la vergogna.

Il senso di colpa e la vergogna sono entrambe emozioni intrinsecamente "sociali", profondamente legate alla nostra autoconsapevolezza e alla percezione che abbiamo di noi stessi nel contesto delle relazioni interpersonali. Sebbene vengano spesso confuse, esse svolgono funzioni distinte e significative.

La colpa è un'emozione che si focalizza su un'azione specifica: la avvertiamo quando sentiamo di aver compiuto un'azione errata. Se gestita in modo sano e costruttivo, può rivelarsi uno strumento estremamente utile e adattivo. Essa ci spinge ad assumerci la responsabilità del nostro comportamento e a intraprendere azioni volte a rimediare al danno causato.

La vergogna, al contrario, è un’emozione più pervasiva e totalizzante, che si concentra sulla nostra identità personale. Non si tratta di "ho fatto qualcosa di sbagliato", ma di "sono sbagliato". Sebbene sia un'emozione comprensibile, essa può trasformarsi in un ostacolo insormontabile quando si tratta di scusarsi per un comportamento inadeguato. La vergogna ci fa sentire inadeguati, incompleti e ci spinge a nasconderci, a evitare il confronto. Esistono principalmente due forme di vergogna che possono paralizzarci:

  • Vergogna esterna: Questa è legata a ciò che immaginiamo gli altri pensino di noi, al timore costante del loro giudizio e al desiderio di evitare il rifiuto sociale.
  • Vergogna interna: Riguarda i pensieri e i sentimenti negativi che nutriamo verso noi stessi. Si manifesta spesso con una forte e incessante autocritica, un dialogo interiore distruttivo che ci porta a giudicarci severamente.

Criticare se stessi e pensare di essere intrinsecamente sbagliati può condurre a un ritiro sociale, a un desiderio di nascondersi, a un'evitamento sistematico del confronto. Questo meccanismo di difesa, sebbene comprensibile, impedisce di chiedere scusa in modo sereno, sincero e riparativo.

Tuttavia, è fondamentale comprendere che la vergogna, pur essendo dolorosa, non è intrinsecamente inutile. Ogni emozione esiste per comunicarci qualcosa, per guidarci. La vergogna, in particolare, riveste una funzione sociale di primaria importanza: ci aiuta a interiorizzare le norme e i valori del gruppo sociale a cui apparteniamo, guidandoci ad evitare comportamenti che potrebbero portare all'esclusione o al discredito. È un segnale prezioso che ci aiuta a navigare le complesse e sfumate regole della convivenza umana.

La vera sfida, quando si commette un errore, risiede nella capacità di sentire di aver sbagliato senza che questo sentimento si trasformi in un giudizio negativo e distruttivo sul nostro intero essere. Ma come si può ammettere un errore senza esserne schiacciati? Lo psicologo Aaron Beck, pioniere della terapia cognitivo-comportamentale, ha studiato a fondo questi meccanismi psicologici, individuando alcuni "errori di pensiero", o distorsioni cognitive, che alimentano la vergogna e ci impediscono di esprimere scuse sincere. Una delle distorsioni cognitive più comuni è l'etichettamento: un meccanismo mentale che, dopo un errore, ci porta a definirci interamente in base a quell'azione specifica, facendoci pensare "sono sbagliato" anziché "ho fatto qualcosa di sbagliato".

persona che si guarda allo specchio con espressione pensierosa

L'Importanza di Chiedere Scusa e Riparare all'Errore

Dopo aver commesso un errore, il senso di colpa può paralizzarci, facendoci sentire bloccati in un loop di rimpianto e autocondanna. Ma è proprio in questo momento di apparente impasse che si apre una possibilità trasformativa: nulla è perduto, perché si può sempre riparare. Riparare non significa cancellare il passato o fingere che nulla sia accaduto; significa piuttosto costruire qualcosa di nuovo e più solido a partire dalla frattura che si è creata.

La consapevolezza di poter sbagliare e, soprattutto, di possedere gli strumenti per rimediare è un pilastro fondamentale per il benessere delle relazioni. Anzi, si potrebbe affermare che è preferibile saper sbagliare e possedere la capacità di riparare, piuttosto che evitare a tutti i costi l'errore. Delle scuse sincere, infatti, hanno il potere straordinario di rafforzare le relazioni, dimostrando rispetto, cura e una ferma volontà di non lasciare che un conflitto si ingigantisca e distrugga il legame.

Porre le proprie scuse è spesso il primo, indispensabile passo per tentare di riparare il danno causato. È un gesto che apre la strada al chiedere perdono e alla riconciliazione, agendo come un ponte che permette di ricostruire la fiducia e di sanare un legame che è stato ferito.

L'Arte di Chiedere Scusa: La Prospettiva della Psicologia

La ricerca psicologica ci offre spunti preziosi per comprendere a fondo l'importanza e le dinamiche del chiedere scusa. Ad esempio, uno studio condotto da Howell e colleghi ha esplorato la tendenza a scusarsi, rivelando che punteggi più alti in questa capacità sono associati a un maggiore benessere psicologico, a una maggiore accettazione di sé, a una più sviluppata auto-compassione e a una mentalità di crescita.

Secondo questa ricerca, chi possiede una maggiore capacità di chiedere scusa tende ad avere anche altre qualità importanti che facilitano la resilienza e la crescita personale:

  • Accettazione: Questa capacità, strettamente legata alla pratica della mindfulness, implica l'accogliere le proprie emozioni, anche quelle dolorose come il senso di colpa e l'ansia, senza giudizio. È la capacità di osservare le proprie esperienze interiori con distacco e comprensione.
  • Self-compassion (Autocompassione): Si tratta della capacità di trattarsi con gentilezza, comprensione e cura di fronte a errori, fallimenti e difficoltà, anziché con eccessiva autocritica e auto-condanna. L'atto di scusarsi, quindi, dal punto di vista della psicologia, è un processo complesso che favorisce l'autoconsapevolezza, il senso di responsabilità, l'empatia e la capacità di riparare. Sono tutti elementi chiave per la crescita personale e per la salute duratura delle nostre relazioni.

due persone che si stringono la mano con un sorriso

Come Chiedere Scusa in Modo Efficace: 5 Consigli Pratici

Chiedere scusa è un gesto nobile e, contrariamente a quanto comunemente si pensi, non è affatto un segno di debolezza. Al contrario, è uno strumento potente per riparare uno strappo relazionale e ristabilire l'armonia. Tuttavia, per essere davvero efficace, non è sufficiente pronunciare la semplice parola “scusa”. Una scusa vuota, priva di autenticità e profondità, può anzi peggiorare la situazione, creando ulteriore risentimento e sfiducia.

Allora, come scusarsi con una persona in modo che il gesto sia davvero significativo e riparativo? Delle scuse efficaci richiedono alcuni elementi chiave che facilitano la connessione emotiva, la comprensione reciproca e la ricostruzione della fiducia. Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutare a trasformare il momento delle scuse in un'opportunità di guarigione e crescita:

  1. Guardati Dentro con Onestà: Prima di rivolgerti all'altra persona, prenditi un momento di introspezione profonda. Il primo passo per ammettere un errore in modo autentico è capire le motivazioni profonde del tuo comportamento, senza filtri e senza auto-giustificazioni. Prova a porti alcune domande cruciali:

    • Quali erano le mie vere intenzioni in quel momento?
    • Quali emozioni stavo provando in quel frangente (rabbia, stanchezza, paura, insicurezza)?
    • Quali bisogni non soddisfatti mi hanno spinto ad agire in quel modo?Lo scopo di questa auto-indagine non è giudicare o giustificare il tuo comportamento, ma comprenderlo a fondo. Prova a ricostruire l'accaduto con la massima onestà, come se fossi uno spettatore esterno imparziale. Questa chiarezza interiore è la base indispensabile per formulare scuse autentiche e sentite.
  2. Prova a Metterti nei Panni dell'Altro: Ora, sposta il focus da te stesso all'altra persona. Prova a immaginare, con la massima empatia possibile, quali emozioni, pensieri e sensazioni può aver provato a causa del tuo comportamento. Questo esercizio di immedesimazione è cruciale, sia che tu debba chiedere scusa alla persona che ami, a un amico fidato o a un collega.Un avvertimento importante: mentre compi questo esercizio di empatia, sospendi il giudizio nei tuoi confronti. L'obiettivo è comprendere la prospettiva dell'altro, non punire il "colpevole" (che sei tu in questo scenario). Ricorda anche che la tua è solo un'ipotesi, un tentativo di comprensione. Non puoi sapere con certezza assoluta come si sia sentita l'altra persona; solo lei potrà raccontartelo. Ma questo sforzo di immaginazione ti prepara all'ascolto attivo e alla ricezione del suo vissuto.

  3. Passa all'Azione: Esprimi le Tue Scuse: È giunto il momento del confronto diretto. Avvicinati all'altra persona con un atteggiamento calmo, aperto e rispettoso. Inizia condividendo la consapevolezza che hai raggiunto riguardo al tuo errore, senza cercare scuse o minimizzare l'accaduto. Potresti iniziare con una frase come: “Ho riflettuto molto su quello che è successo e ho capito di aver sbagliato.” Poi, esprimi le tue scuse in modo chiaro e diretto, ad esempio con una frase semplice ma potente come: “Ti chiedo sinceramente scusa per averti ferito/deluso/mancato di rispetto.”Mostra di aver provato a comprendere il suo punto di vista, ma poi lascia a lei o lui la parola. Invitala a esprimere liberamente i propri sentimenti e a correggerti o aggiungere ciò che ritiene necessario. Questo dimostra che non stai semplicemente recitando un monologo, ma che la stai ascoltando davvero e che desideri comprendere appieno l'impatto del tuo comportamento.

  4. Proponi un Piano per il Futuro: Le parole sono importanti, ma le azioni lo sono ancora di più. Per dimostrare concretamente che le tue scuse sono sincere e che desideri riparare, è fondamentale guardare al futuro. Condividi come pensi di agire per evitare che la stessa situazione si ripeta. Questo non deve essere un piano vago o generico, ma un impegno concreto e misurabile. Ad esempio:

    • “D'ora in poi, starò più attento a questo aspetto della nostra relazione e mi assicurerò di comunicare meglio con te.”
    • “La prossima volta, prima di prendere una decisione che ci riguarda entrambi, ti chiederò il tuo parere e ascolterò attentamente le tue preoccupazioni.”
    • “Per non dimenticare più l'importanza di questo impegno, mi segnerò subito in agenda i nostri impegni condivisi e ti chiederò conferma.”Infine, chiedi se c'è altro che puoi fare per rimediare al danno causato. Questo trasforma il momento delle scuse da un semplice atto di pentimento a un'opportunità per costruire un assetto collaborativo e trovare insieme un modo per come farsi perdonare in modo concreto.
  5. Impegnati a Mantenere la Promessa: Questo è forse il passo più cruciale e determinante. Quando decidiamo di chiedere perdono, non stiamo solo chiudendo un capitolo spiacevole della nostra storia relazionale, ma ci stiamo assumendo l'impegno solenne di migliorare il nostro comportamento futuro. La fiducia, una volta incrinata, si ricostruisce solo attraverso la coerenza tra le parole che pronunciamo e i fatti che compiamo.Se c'è stato un confronto onesto e l'altra persona ha deciso di concederti il perdono per il tuo errore, onora la sua fiducia con la massima cura. Mantenere l'impegno preso non solo rafforzerà il vostro legame, rendendolo più forte e resiliente di prima, ma dimostrerà anche la tua maturità e la tua integrità.

una persona che scrive su un diario

Il Valore Prezioso delle Scuse nella Crescita Personale

Che si debba chiedere scusa alla persona che ami, a un amico intimo, a un genitore o a un collega, il processo richiede sempre un notevole dispendio di energia e una profonda disponibilità a guardarsi dentro, ammettendo onestamente i propri errori. Può sembrare un percorso faticoso, e a volte lo è. Per chi sente di “non saper chiedere scusa”, un’autovalutazione onesta e profonda può apparire come una montagna insormontabile da scalare. Ma, come spesso accade nella vita, i percorsi più difficili sono quelli che portano alle ricompense più grandi. Vale la pena tentare.

Imparare a chiedere scusa senza umiliarsi, ma con autenticità e dignità, rappresenta un investimento a lungo termine sulla qualità e sulla profondità delle nostre relazioni. Può restituire intimità perduta, ricostruire la fiducia infranta e portare una profonda serenità interiore. Se senti che questa difficoltà nel chiedere scusa sta avendo un impatto significativo sui tuoi legami, o se i conflitti ti sembrano ingestibili e paralizzanti, parlarne con un professionista della salute mentale può fare una differenza sostanziale nel tuo percorso di crescita.

Sai Perdonare? Ma la Vera Domanda è: Sai Perdonarti?

Durante una seduta di ipnosi, un paziente mi ha confidato: “Non riesco a perdonarmi per quello che ho fatto. Ho perso tempo prezioso con persone sbagliate, avrei potuto allontanarmi prima.” Quanto è difficile perdonarsi? Molto spesso, nel mio lavoro di psicoterapeuta, sento pazienti lamentarsi perché sentono di dover fare o non fare certe cose, ma non ci riescono. “Dovrei dimagrire, dovrei andare a correre, dovrei smettere di ascoltare quello che mi dice mia madre o il mio compagno.” Un’infinità di “dovrei” che, tuttavia, non si traducono in azioni concrete, con conseguenze spesso deleterie sul benessere psicologico.

Articoli correlati potrebbero essere: Perché mi sento in colpa. Abbandona il passato. Se vuoi imparare a perdonarti, non devi portare il peso del tuo passato con te. Devi lasciarlo andare e iniziare a vivere nel presente, guardando avanti verso il futuro. Non è facile, ma nemmeno impossibile. Il problema principale che ho riscontrato in molti casi che ho seguito nel mio lavoro è il forte ancoraggio al passato. Forse è per questo che nelle terapie di regressione molte persone riescono a risolvere i propri problemi nel presente: quando una persona regredisce, va a lavorare con il proprio passato e lo rielabora.

La natura non è perfetta, perché dovresti esserlo tu? Un altro problema che affligge molte persone è la ricerca ossessiva della perfezione, anzi, il desiderio di essere perfette. A molti piace pensare (sempre a posteriori, con il senno di poi) a come avrebbero dovuto fare la cosa giusta al momento giusto, cosa avrebbero dovuto dire o come si sarebbero dovuti comportare. Non tengono presente che le variabili e la peculiarità del momento presente sono sempre più complicate di quanto appaiano quando le si ripensa a distanza di tempo. Con il senno di poi, tutti sono capaci di dire o fare la cosa giusta. Pensare di essere perfetti o di fare la cosa giusta al momento giusto è un’aspettativa irreale, se non innaturale.

Non esistono sconfitte, ma solo esperienze. Molto spesso le persone tendono a dividere le cose in categorie nette: bello/brutto, buono/cattivo, alto/basso. La natura umana è estremamente complessa e non si può semplificare in dicotomie. Purtroppo, le persone tendono a fare lo stesso anche con le esperienze vissute. Quindi, le esperienze diventano belle o brutte, interessanti o noiose, costruttive o negative. Ma è davvero così? Hai mai pensato a cosa ti serve tutto ciò? Molto spesso rimaniamo a torturarci per quello che è stato perché è più semplice dirci che abbiamo sbagliato piuttosto che fare qualcosa di costruttivo nel presente. Rimanere ancorati al passato e considerarsi incapaci è un modo semplice per non fare nulla, perché si cela una grande paura di fondo. Anche se stai male e non sei capace a perdonarti, questa è l’unica cosa che riesci a fare e che ti viene facile, invece di intraprendere qualcosa di diverso e di nuovo. In altre parole, questo atteggiamento diventa un comodo alibi per non agire.

Natale, tempo di buoni sentimenti. Mai come in questo periodo siamo indotti a fare i conti con la qualità delle nostre relazioni affettive, con la soddisfazione che ne traiamo o, al contrario, con il dispiacere di tensioni, conflitti, conti in sospeso. Ci chiediamo se perdonare torti subiti, se riappacificarci dopo una lite, se provare a superare antichi rancori. E riguardo a noi stessi, invece, ai nostri errori e sensi di colpa, a che punto ci troviamo? “I trattati di pace con sé stessi sono spesso i più difficili da concludere”, recita un aforisma di R. Gary, sottolineando quanto perdonare sé stessi possa essere un’impresa ancora più ardua che perdonare un altro.

- Prova a pensare che probabilmente, nel momento in cui hai commesso l’errore di cui ora ti rammarichi, le tue azioni erano il risultato di un contesto in cui potevano essere, al momento, l’unica scelta che potevi fare. Il “senno di poi” con cui giudichiamo le decisioni del passato è in realtà un inganno della mente, in quanto i fatti e le informazioni che abbiamo acquisito successivamente e che, riguardando indietro, ci fanno pentire delle decisioni prese, distorcono inesorabilmente il ricordo della situazione passata.

- “Non dimenticare mai che perdonare te stesso significa liberare energia intrappolata che potrebbe fare un buon lavoro nel mondo” (D.P. Miller). Massacrarti nel rimorso e nel senso di colpa, impedendoti di vivere e di essere felice, non servirà a cambiare il passato, ma solo ad aggiungere al danno fatto un ulteriore danno, quello di non usare le tue energie per produrre qualcosa di buono. “Ho fatto del male, ho reso infelice qualcuno, e perciò non merito di essere felice e di stare bene”: ciò non farà che aumentare sterilmente la quota di infelicità nel mondo, senza nessuna possibilità di cambiamento ed evoluzione.

- A volte diventiamo spietati con noi stessi e ci infliggiamo punizioni superiori a quelle che ci infliggerebbero coloro verso cui ci sentiamo in colpa.

- Prova a recuperare il contatto con la tua rabbia. La rabbia non è solo un’emozione negativa, ma può essere persino la nostra salvezza. Alcune nostre decisioni, di cui poi non ci perdoniamo, erano state in parte dettate anche da una sana e legittima rabbia per qualcosa che ci faceva stare male, per nostri diritti non rispettati, per comportamenti di altri che ritenevamo ingiusti e che ci ferivano. Possiamo però tendere a soffocare la rabbia, a reprimerla, a ricacciarla indietro e perciò a perdere la connessione con l’origine di certe nostre scelte.

- Perdonare te stesso non significa sminuire l’errore fatto o scappare dalle tue responsabilità, ma al contrario avere l’onestà di guardare alle tue debolezze. Non tutti riescono a fare autocritica o ad essere consapevoli degli errori fatti. Questo concetto ha un ruolo fondamentale in psicologia. Durante il corso della vita, ogni individuo si è trovato almeno una volta di fronte alla necessità di perdonare qualcun altro o addirittura se stesso. In molti casi si ricevono, o si danno, consigli come “È necessario perdonare“, “Dovresti lasciar andare” o “Supera e vai avanti“, suggerendo un’azione apparentemente semplice. Il perdono va oltre il semplice gesto diretto verso gli altri. Non si limita alla mera accettazione dell’offesa subita o dell’evento negativo vissuto, ma coinvolge un intricato processo interiore che trascende il semplice atto di scusare. Il perdono include la capacità di comprendere e accettare le situazioni passate, distaccandosi emotivamente dalle conseguenze che potrebbero derivare da eventi traumatici. L’atto di perdonare sfida le proprie convinzioni, la comprensione del dolore e delle relazioni umane. Quando una persona decide di perdonare qualcun altro, ciò non implica necessariamente la riconciliazione con l’offensore o la giustificazione del suo comportamento. Esistono inoltre varie sfumature: ci sono persone che affermano di aver perdonato, ma in realtà continuano a nutrire rabbia e risentimento. Si parla di perdono ambivalente quando la persona si trova divisa tra il desiderio di chiudere la questione e ristabilire la pace con se stessa, o con l’altro individuo, e la persistenza del risentimento che periodicamente ritorna. Al contrario, esistono coloro che riescono a superare completamente la rabbia nei confronti dell’altro, ma sviluppano un diverso sentimento altrettanto negativo: l’indifferenza. Il perdono completo, invece, rappresenta l’atto che mette definitivamente fine a ogni conto in sospeso e ristabilisce un pieno equilibrio psicologico con se stessi o con l’altra persona coinvolta.

Il perdono è un atto complesso. La prima fase vede l’individuo prendere consapevolezza del proprio malessere, riconoscendo l’offesa subita e la sofferenza che ne è derivata. Nel corso del tempo, chi ha subito un’offesa si confronta con una decisione cruciale: concedere il perdono oppure no. Anche se il dolore persiste, molti individui si rendono conto che la mancanza di perdono non porta a nulla di costruttivo e intraprendono così il cammino verso di esso. Successivamente giunge la fase di accettazione e comprensione, in cui vengono riconosciute le emozioni negative e si cerca di comprendere il punto di vista di chi ha causato il danno. Questo passaggio può risultare lungo e tumultuoso, caratterizzato da un’instabilità emotiva evidente. La fase finale vede la persona liberarsi completamente dalle emozioni negative che l’hanno tormentata per mesi (o anni) e gradualmente compaiono sentimenti positivi. Il perdono ha un valore fondamentale nella sfera emotiva e psicologica di un individuo. Quando si prova rabbia o disprezzo, il benessere mentale e fisico della persona viene compromesso. Cosa comporta il perdono? Il perdono ha un valore significativo nel promuovere una migliore qualità della vita. I benefici del perdono si estendono oltre il benessere emotivo e fisico, influenzando anche le dinamiche sociali.

La vergogna è un sentimento accompagnato dalla sensazione di perdita della propria dignità e porta con sé la paura di perdere il legame affettivo con le persone coinvolte, questo perché si è convinti di essere diventati delle persone sgradevoli, cattive o pericolose; nella vergogna il tema coinvolto è invece legato alla domanda “che cosa sono?”, non è messo in dubbio il comportamento in sé ma la struttura morale che ha portato la persona ad agire in quella determinata maniera e per il quale non c’è possibilità di soluzione.

COME SUPERARE IL SENSO DI COLPA EFFICACEMENTE

  1. Consapevolezza e Ammissione: Il primo passo verso l'auto-perdono inizia con l'ammissione chiara e inequivocabile delle proprie colpe. Scaricare la responsabilità su altri non cancella quanto è accaduto, e mentire a te stessa non ti aiuterà a uscire dallo stato di disagio. Può essere difficile, ma è l'avvio necessario verso l'espiazione. È indispensabile andare a chiedere scusa e cercare (se esiste) un rimedio al fattaccio.
  2. Distacco dal Passato: Oggi hai maturato una nuova consapevolezza, sai di aver sbagliato quindi sei in grado di prendere le distanze da quel momento. Ti senti diversa, maturata, sai che mai rifaresti oggi quell'errore madornale. Cerca allora di pensare a come ti comporteresti oggi che sei diventata un'altra persona.
  3. Riconnessione con i Valori: Si commettono gravi errori quando si devia dai valori in cui si crede, quando ci si allontana dai propri punti di riferimento.
  4. Visione Olistica di Sé: Il giudizio che dai di te stessa non può fissarsi su un passo falso. Quello sbaglio, per quanto ti sembri enorme ed inaccettabile, è solo una piccola parte di te. Pensa a quante altre volte ti sei comportata in modo completamente diverso, mostrando il meglio di te.
  5. Accettazione dell'Imperfezione: Se la vergogna e il senso di colpa che provi nascono dal non sentirti così perfetta come credevi di essere, ricordati che nessuno è perfetto. È il momento di tenere sotto controllo orgoglio e vanità. Molto meglio saper accettare i propri limiti che cercare di aderire a un ideale fasullo di infallibilità.
  6. Condivisione e Confronto: Smetti di rimuginare, di tenere tutto dentro e impara a confidarti e confrontarti con amiche franche e leali che non ti giudicano. È il modo migliore per capire che esistono anche altri punti di vista e quindi per uscire dal circolo vizioso dei pensieri negativi.
  7. Rituali di Guarigione: Prova a scrivere il racconto di quanto accaduto, oppure crea con le tue mani un oggetto-feticcio che simboleggia il tuo problema, o anche recita a voce alta le frasi con le quali ti auto-assolvi. I rituali servono proprio a questo: a rassicurarci, a mettere una benda sulla coscienza, purché la partecipazione emotiva sia intensa.
  8. Chiusura e Proseguimento: Se intendi infliggerti una penitenza per quello che hai fatto, se proprio pensi di meritarla, va bene, purché non duri in eterno. Espiata la tua colpa, però, chiudi definitivamente quel capitolo. Non rimanere bloccata ad un momento del passato. La vita continua.

Un Percorso di Crescita Personale

“Signore, dammi la forza di guardare in faccia ai miei errori. Aiutami ad accettarli e cogliere ogni insegnamento e la crescita che possono offrirmi. Guidami nel farne un DONO perché io possa restituirlo amplificato al mondo.” Capire è perdonare, anche se stessi.

“Non riesco a perdonarmi per aver lasciato che l’uomo con cui sono stata mi convincesse di essere una persona un po’ stupida, inadeguata, fondamentalmente insignificante.”

Cos'è il perdono? Come poter perdonare sé stessi? Quali elementi ostacolano la possibilità di perdonarsi? Quali benefici produce la scelta di perdonare sé stessi per i propri errori? Perdonare sé stessi è diverso dal perdonare gli altri? Perdonarci ci renderebbe persone troppo indulgenti verso noi stessi? Ancor prima di rientrare nel lessico religioso e in quello giuridico, la parola “perdono” (per-dono) si riallaccia al concetto di gratuità del dono (donare per grazia) ove il rapporto tra colpa e perdono viene svincolato dalla necessità di restituire, risarcire o espiare. Per aprirsi al perdono l’essere umano deve quindi considerare di poter essere ingiusto e che assumersi una colpa non equivale ad essere totalmente ingiusto e privo di ogni dignità. Pur non essendoci un sufficiente accordo in letteratura sulla definizione del costrutto del “perdono di sé”, gli autori sembrano concordare sul fatto che possa essere considerato come uno spostamento da una considerazione di sé come totalmente indegno o ingiusto, cioè responsabile in assoluto, ad una visione di sé come essere umano fallibile, ma al contempo portatore di dignità e valore personale.

Per perdonare sé stessi non è sufficiente perdonare i propri sbagli, ma è necessario pervenire ad una riconciliazione con l’immagine negativa di sé che deriva dall’essere responsabili di tali errori. Anche se i dati clinici disponibili non sono per adesso da ritenersi esaustivi, sono disponibili alcuni studi che dimostrano che i soggetti con basso livello di perdono di sé, adottano più frequentemente uno stile di pensiero intrapunitivo e rivelano una maggiore tendenza a manifestare problemi di ansia, depressione, rabbia, sfiducia verso sé stessi e bassa autostima; il perdono di sé correla positivamente con un maggiore stato di benessere generale, non solo in termini di incremento dell’autostima, ma anche rispetto ad una maggiore frequenza di emozioni positive, un minore senso di vergogna e minori livelli di ansia e depressione. Queste sono alcune delle ragioni per le quali in psicoterapia è più indicato lavorare sul concetto di perdono come accettazione di sé. L’accettazione, dal punto di vista cognitivo, è la modificazione delle credenze che sostengono l’investimento in uno scopo nel momento in cui esso viene compromesso o rischia di essere compromesso (Perdighe, Mancini, 2010). Bisogna dire che alcuni individui, fortemente autocritici, tendenti all’autoaccusa, con sentimenti intensi di vergogna rispetto agli errori commessi, traggono limitati benefici dagli interventi di modificazione delle credenze disfunzionali (Gilbert, 2009), poiché non sentono molto veritiere tutte quelle spiegazioni alternative che riescono a scoprire (in particolare quelle che provano di non essere totalmente ingiusto e comunque meritevoli di dignità e rispetto) e conservano il bisogno di rassicurarsi. Enright R. D. Gilbert, P. (2009). The Compassionate Mind. London: Constable-Robinson. Petrocchi N., Barcaccia, B., Couyoumdjian, A. (2013). Il Perdono di Sé: analisi del costrutto e possibili applicazioni cliniche. In: B. Barcaccia e F. Impara a perdonarti. Quella morsa allo stomaco che provi quando pensi ai tuoi errori o alle tue mancanze, ti crea solo disagio e frustrazione. Hai fatto una sciocchezza, commesso un grave errore, fatto del male a qualcuno? Capita, però ora infierire su te stessa e continuare a colpevolizzarti non ti aiuta. Provare un po' di rimorso è sano, significa che la tua coscienza è vigile e in futuro ti impedirà di commettere lo stesso errore. Ma deve arrivare il giorno in cui chiudere i conti con il passato e voltare pagina, definitivamente. Auto-perdonarsi non significa rimuovere, ma diventare consapevoli del proprio cambiamento e volersi bene.

L'Esempio di Martina:

Gentili Dottori, Sono qui perché ormai da 10 anni non riesco a venir fuori dal circolo vizioso più grande in cui mi sia mai trovata. A 19 anni conosco un ragazzo con cui poco dopo inizio una storia, la mia prima storia e quindi la più tormentata, carica di aspettative giovanili e forse anche idealizzata. Le cose procedono bene per un anno, in seguito al quale io inizio a vivere forse il mio periodo peggiore fatto di frustrazione dovuta a una scelta universitaria sbagliata e che in quel frangente non volevo affrontare per paura di deludere i miei, a una confusione all'interno della relazione stessa che mi portava molto spesso ad essere aggressiva con lui e a rifugiarmi in pensieri appartenenti al mio passato, agli anni del liceo, al mio primo fidanzatino di quando ero poco più che una 15enne. Decido di confidare questi miei stati d'animo a una persona che credevo amica ma che poi non so nemmeno se per una dose inspiegabile di cattiveria, invidia o perché convinta di fare del bene, va a riferire tutto al mio ragazzo che ovviamente non la prende bene e mi lascia. Cerco inizialmente di capire la sua rabbia quando mi dice che non merito nulla, che si sente tradito, che ha perso tempo inutilmente con una persona che non l'ha mai amato.. che avevo perso una persona d'oro e che me ne sarei accorta solo in futuro, quando lui ormai non ci sarebbe stato più. Per un anno rimaniamo in contatto e lui si mostra altalenante nei miei riguardi, finché un giorno mi comunica di aver conosciuto una persona di cui si era innamorato all'istante "come con te" e da lì l'inizio della fine. Cado in depressione e per due anni non esco di casa. Trovo però intanto la forza di mollare l'università e di fare quello che mi piace ma mi accorgo che le sue parole colpevolizzanti unite al fatto che ormai lui era andato avanti, mi devastano. Sono ormai passati 10 anni e la mia vita ha preso il suo corso, mi sono laureata, ho avuto nuovi amori, ma in me non è mai morto il dubbio che mi porta sempre a chiedermi, se non fossi stata così frustrata, se non l'avessi trattato male talvolta, se non gli avessi fatto carico dei miei problemi, compresi quelli alimentari che in quegli anni mi affliggevano, probabilmente lui sarebbe ancora con me? E' tutta colpa mia?

Salve Martina, mi spiace molto per la situazione che descrive poiché comprendo quanto possa essere difficile convivere con questa situazione riportata. Il dubbio di aver fatto la scelta giusta, l’ansia derivanti dalle aspettative delle persone importanti, lo stress per dover portare avanti una scelta, a volte non completamente propria, può portare la persona a percepirsi inadeguata e incapace. A distanza di tempo, in cui si è cresciuti e si può osservare con distacco le esperienze passate, la domanda che può sciogliere il senso di colpa non è “avrei potuto fare qualcosa di diverso”, restando nel giudizio, ma piuttosto “come ho vissuto quel momento”: vedere cioè il meglio che ho potuto fare per affrontare quella situazione, e lavorare sulla consapevolezza che non sempre è possibile attuare la risposta idealmente migliore. Non si tratta di colpe, semplicemente può capitare un momento di confusione e rabbia e mi dispiace molto che non sia stata compresa né dal suo ragazzo né dalla sua amica anzi sia stata tradita da entrambi. Grazie per aver condiviso la sua esperienza, che mostra una profonda riflessione personale e una consapevolezza dei suoi vissuti emotivi. Prima di tutto, è importante riconoscere che le relazioni, soprattutto quelle giovanili, sono spesso un terreno di apprendimento e crescita. È normale che, in giovane età, si possano vivere momenti di confusione, di idealizzazione e anche di errori. Il senso di colpa e il rimpianto che prova per come si sono svolti gli eventi con il suo primo ragazzo sono comprensibili, ma è importante anche considerare che ogni relazione è un'interazione tra due persone. Non è solo una questione di "colpa" o "responsabilità" unilaterale. Inoltre, il fatto che lei abbia intrapreso un percorso di crescita personale, cambiando università e seguendo le sue passioni, è un segno di forza e di capacità di ascoltare se stessa. Per quanto riguarda il suo ex ragazzo, è naturale che le sue parole e le sue azioni abbiano avuto un impatto su di lei. Il dubbio e la difficoltà nel perdonarsi che lei esprime sono sentimenti che molti possono provare dopo la fine di una relazione significativa. Ricordi che il percorso di guarigione emotiva richiede tempo e pazienza.

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