Bill Hicks: La Depressione, le Cause e l'Eredità di un Profeta Profano

Bill Hicks è stato definito postumo come un filosofo scabroso, un profeta profano, la voce imbavagliata dell’America del dissenso. Tuttavia, Bill Hicks era prima di tutto -e soprattutto- un comedian. O meglio, uno stand-up comedian. Fare stand-up comedy in America è una cosa seria. Va oltre l’idea di comicità che abbiamo in Italia, ad esempio. Va pure oltre il mero intrattenimento. Un uomo solo, un microfono, un pubblico. Magari non necessariamente esigente, probabilmente generalista, che forse si trova in quella sala per caso, o di sicuro, non per vedere un uomo solo parlare, gesticolare, talvolta urlare. Dietro a quest’uomo, un muro. Nessuna via di scampo, quindi. Affrontare il pubblico, domarlo, condurlo -attraverso la risata- ad una qualche riflessione, o semplicemente a spendere bene una serata. L’immagine deve essere impietosa: perché fare stand-up comedy non è far ridere o cimentarsi in qualche imitazione. Fare stand-up comedy è interrogarsi, piantare dei semi, riflettere sul presente, maneggiando satira, ironia, sagacia, portando il pubblico “ad un passo dall’orlo”. Ecco, Bill Hicks portava il proprio pubblico “ad un passo dall’orlo”.

Bill Hicks sul palco

Le Origini e la Formazione di un Comico Ribelle

Bill Melvin Hicks, ultimo di tre figli, nasceva in Georgia il 21 dicembre del 1961, da una famiglia di rigida fede battista - particolare che tornerà utile per introdurre quella che è stata la sua avversione al moralismo e ai dogmi della religione. Il trasferimento a Houston e l’incontro con Dwight Slade saranno tappe fondamentali nella crescita di Bill Hicks, che con Slade formerà una coppia perfetta per provare e perfezionare i primi sketch comici a scuola, ottenendo una discreta popolarità. Tuttavia fu l’apertura del primo Comedy Workshop (Comix Annex) a Houston, a consentire all’appena diciasettenne Bill Hicks di entrare ufficialmente nel mondo dello stand-up comedy e di farsi le ossa, grazie all’aiuto di altri comedian (i famigerati Texas Outlaw Comics), quali ad esempio John Farnetti, Sam Kinison o Jimmy Pineapple. Seppur giovanissimo, Hicks metteva in scena dei monologhi irriverenti e caustici, che prendevano spunto principalmente dalla vita di teenager: il rapporto con i genitori e le faccende scolastiche erano al centro di una comicità spassosa e pulita, che metteva a nudo innocentemente tutte quelle che finora erano state le certezze e le abitudini degli adulti, agli occhi di poco più che adolescente. “Un buon segno per un comico non è solo quando la gente va a vederlo. Il clima famigliare di Houston era un ottimo trampolino per fare esperienza, tuttavia per evolvere come comico, l’unica cosa da fare era andare a Los Angeles, al famoso Comedy Store, dove si erano formati i grandi come Richard Pryor e Billy Cristal, sperando di farsi notare da qualche produttore. In California, Bill Hicks affinò ulteriormente le proprie capacità oratorie e la presenza sul palco: capì finalmente e seriamente cosa voleva dire essere un comico. Fu una parentesi formativa, ma non arrivò il grande salto. Occorreva andare controcorrente, rompere con gli schemi, immolare sé stesso completamente alla causa, solo così avrebbe potuto finalmente evolversi come comedian. Ma non a Los Angeles e non sobrio.

Locandina del Comedy Store di Los Angeles

Tornato a Houston fu iniziato ai funghi allucinogeni e successivamente all’alcol: tolte le inibizioni, Bill Hicks poteva spingersi oltre il confine -molto oltre-, dilaniare gli argini delle consuetudini dell’America conservatrice, evidenziarne le storture, iniziare un nuovo linguaggio, più esplicito, più dirompente, senza censure, senza limitazioni. Non sempre il pubblico avrebbe capito, ma questo era il pegno da pagare per chi non accettava i compromessi. Scardinare la solennità della religione, esplicitare sesso e la figura femminile -con punte che sfioravano il machismo, ma che in fondo erano un mezzo per attirare l’attenzione e per rovesciare alcuni tabù-, o serpeggiare pericolosamente con discorsi erroneamente interpretati come anti-patriottici. “È un credo assai strano. Molti cristiani portano croci appese al collo. Voi credete che quando Gesù tornerà vorrà vedere una fottuta croce? Forse è per questo che ancora non s’è fatto vivo: ‘Cavolo, indossano ancora le croci. L’uso dell’LSD divenne terapeutico alla comicità, permise a Bill Hicks di trovare nuove prospettive, visioni che andassero oltre il ruolo di comedian, che toccassero le sfere profonde, il significato della nostra esistenza, portando tutto su di un piano più elevato. Voleva provare ogni cosa sulla propria pelle, per poterlo poi rielaborare e portarlo sui palchi del club. I suoi spettacoli ne beneficiarono, specie quando capì che doveva osare, scavare nelle contraddizioni dell’America reaganiana, facendo emergere il controllo e la coercizione che le televisioni, le mode, le pubblicità, esercitavano sul libero pensiero. L’arrivismo economico, il consumismo bieco, la manipolazione delle notizie e dell’informazione, diventavano elementi basali della dialettica di Bill Hicks.

La Critica Sociale e Politica di un Comico "Profetico"

La bandiera a stelle strisce sventolava sotto le immutabili certezze di religione, patriottismo, famiglia, spettri intoccabili per l’americano medio, mentre il mondo veniva armato e dissanguato da guerre strategiche mosse verso paesi poveri e politicamente instabili. Bill Hicks scoperchiò l’intero inganno, toccando nei suoi spettacoli temi delicati, quali la religione dei telepredicatori via cavo, la guerra del Golfo voluta dalla presidenza Bush senior, l’assassinio JFK, i puerili tabù sul sesso -mentre la pubblicità subliminalizzava-, la legalizzazione delle droghe. Il tutto attraverso un linguaggio esplicito -forse a tratti sboccato e tracotante- ed a una mimica essenziale che puntava diritta al sodo, senza lasciare nulla al caso. “ ‘Oh andiamo, Bill, sono i New Kids. Non prendertela con loro: sono così buoni e sono così di bell’aspetto e sono un buon esempio per i ragazzi’. Stronzate! Da quando la mediocrità e la banalità sono divenute un buon esempio per i vostri ragazzi? Io voglio che i miei figli ascoltino gente che ha spaccato, cazzo!

Immagine satirica della band New Kids on the Block

La comicità di Bill Hicks non poteva essere sdoganata con facilità nelle televisioni nazionali, nonostante le dodici (pardon, undici!) brevi esibizioni al David Letterman Show, spesso purgate e ripulite da parolacce ed attacchi frontali verso i temi cardine della sua comicità. Le lunghe tournée per gli States, spesso si risolvevano in piccoli e sperduti club, nel quale il pubblico pagante non sempre riusciva a cogliere le sue sottili ironie, a maggior ragione se riguardavano la politica o la religione. Fatta eccezione per "Sane Man" del 1989 al Laff Stop di Austin (la prima registrazione ufficiale di un suo show), Bill Hicks non fu mai profeta in patria, ma riscosse grandissimo successo dapprima all’importante Just for Laughs di Montréal (uno dei più importanti festival comici al mondo) con lo spettacolo "Relentless", per poi sbarcare a Londra ed infiammare il pubblico di un Dominion Theatre gremito con "Revelations" nel 1992. Quest’ultima rimane una delle migliori performance di Bill Hicks, che con irriverenza e cinismo racconta il degrado morale dell’America toccando i temi preferiti della Guerra del Golfo e dello strapotere del consumismo e delle influenze sul libero pensiero. Il pubblico inglese gradì moltissimo, forse perché nessuno prima d’ora aveva mai messo in discussione così pesantemente i cardini della democrazia più importante del globo, realizzando caricature di politici e uomini di spettacolo (da George Bush a Ted Turner) la cui potenza veniva ridimensionata con efficacia e precisione. “Sapete durante la Guerra del Golfo quei rapporti dell’Intelligence che sarebbero venuti fuori: ‘Iraq? Armi incredibili, armi incredibili!’. Come fate a saperlo? L’America, che poteva permettersi di esportare la democrazia nel mondo, che vendeva armi e fomentava rivolte in punti geografici strategici, l’America truccata dalla libertà d’espressione ed abbigliata dall’opulenza dei suoi centri commerciali, veniva messa in ginocchio, denudata del finto sfarzo con cui si presentava al mondo. Bill Hicks andò oltre, attaccando con ironia gli ingranaggi dell’America repubblicana, svelandone i sotterfugi, incazzandosi con l’ottusità del potere e con la cecità delle masse (“A proposito se qualcuno qui lavora nella pubblicità o nel marketing, uccidetevi!”).

Bill Hicks - It's Just A Ride

La Lotta contro la Malattia e la Censura

Nell’autunno del 1993, gli viene diagnosticato un cancro al pancreas. Nonostante questo, Bill Hicks non perse la sua verve e la voglia di esibirsi, prendendo di mira con grande veemenza gli anti-abortisti di pro-life e l’intervento degli agenti speciali ATF contro il ranch di Waco preso in ostaggio da una setta dei Davidiani, che furono uccisi da un fantomatico e mai chiarito incendio -si sospetta l’intervento dei corpi speciali-. A causa di queste sue posizioni estreme -in particolare la querelle verso pro-life, lobby evidentemente piuttosto influente in alcune frange dell’America conservatrice-, venne censurato e cancellato quello che avrebbe dovuto essere il suo dodicesimo ed ultimo intervento al David Letterman Show. La grande democrazia che imbavagliava la verità, il libero pensiero, per preservare quel potere lobbistico/massonico che poggiava sull’industria delle armi, che speculava sulla libertà d’espressione, che deformava la realtà in favore di un ideale -l’american dream- svuotato del suo nobile intento.

L'Eredità di un Pensatore Irriverente

Cosa direbbe oggi Bill Hicks del mondo in cui viviamo e della sua America? Cosa avrebbe scritto e raccontato vedendo i grandi drammi che hanno afflitto il proprio paese in questi ultimi venticinque anni? Dalla strage alla Columbine High School, all’elezione di George W. Bush, toccando lo zenith con l’11 settembre e la crisi finanziaria del 2007. Le sue tesi sarebbero ancora valide, poiché la lobby delle armi, i complotti politici, l’istinto guerrafondaio verso i paesi del Medio Oriente, la manipolazione delle informazioni, sono elementi intrinseci di una grande nazione che non ha mai messo in atto quei grandi cambiamenti sociali di cui si fa portavoce. Invece di rendere il mondo un posto migliore, l’America ha svezzato il proprio popolo tra paure e demistificazioni, generando vulnerabilità, insicurezza, arroganza. Bill Hicks è stato precursore di tutto questo, ha messo in guardia gli americani sugli effetti di questo gioco di potere, eppure tutti questi proclami sono rimasti inascoltati, lasciando solo posto al rimpianto ed alla perdita di un comedian, che probabilmente non avrebbe cambiato il corso degli eventi, ma avrebbe continuato a formare un piccolo pubblico con una profonda coscienza critica. “Il mondo è come un giro di giostra in un parco giochi. Quando scegli di salirci pensi che sia reale, perché le nostre menti sono potenti. La giostra va su e giù, e gira intorno, ti fa tremare e rabbrividire, ed è coloratissima e rumorosa, ed è divertente per un po’.”

Copertina dell'album postumo di Bill Hicks

Bill Hicks, con la sua comicità tagliente e la sua visione disincantata, continua a risuonare nel panorama culturale odierno. La sua capacità di smascherare le ipocrisie della società, di mettere in discussione le autorità costituite e di invitare alla riflessione profonda, lo rende una figura ancora incredibilmente attuale. La sua eredità non risiede solo nei suoi spettacoli registrati, ma nell'influenza che ha avuto su generazioni di comici, artisti e pensatori che hanno trovato in lui un modello di integrità intellettuale e coraggio espressivo.

Bill Hicks era un comico, di quelli che fanno stand up comedy, monologhi, soli su un palco, con il microfono, a parlare al pubblico. Hicks aveva un’opinione piuttosto strutturata di cosa sia o debba essere la comicità: in un’intervista del 1988 l’aveva definita «un bastione della libertà di parola» e i comici «una porta per una diversa comprensione del mondo». Nei suoi spettacoli, allora, parlava di qualsiasi cosa, dai temi più macabri a quelli più pruriginosi, parlava di politica e religione, di sesso e di droga, sempre in modo caustico e spesso violento. Per Bill Hicks la comicità era un posto, libero da ogni censura, per dire cose che altrimenti non si sarebbero potute dire, un posto per parlare con le persone in modo diretto e immediato: «quando vai a un comedy club vedi qualcuno che parla onestamente, senza le censure delle reti televisive […]. È qualcosa che non puoi vedere da nessun’altra parte […] e quando è fatto bene vedi idee diverse, opinioni diverse». Uno dei temi ricorrenti negli spettacoli di Hicks è quello della religione. Hicks era sempre molto aggressivo verso i credenti, soprattutto i cristiani, ma aveva un punto di vista critico sulla religione che va oltre il semplice se-credi-in-dio-sei-stupido. In fondo Hicks nel messaggio di amore di Gesù ci credeva; lo diceva spesso, nei suoi spettacoli, che avrebbe dovuto esserci più amore tra gli uomini. Il suo problema con la religione era piuttosto con il bigottismo e con le contraddizioni tra i messaggi delle religioni e i comportamenti: con la fede «basata sulla paura e non sull’amore». Uno degli aspetti più particolari della comicità di Hicks, e anche quello che forse lo rende ancora unico e leggendario, è il suo personaggio un po’ profetico. A Bill Hicks non bastava fare ridere, la comicità per lui aveva sempre un ruolo sociale, per molti versi era uno strumento, non il fine. Una volta Hicks aveva assistito allo spettacolo di Patton Oswalt, comico anche lui, ma meno famoso di Hicks. Alla fine dello spettacolo Oswalt gli aveva chiesto un commento e Hicks gli aveva detto: «devi accompagnarli fino al ciglio, Patton». Hicks pensava di liberare il suo pubblico, di insegnargli qualcosa, portarlo “fino al ciglio” e fargli vedere quanto relative e insignificanti fossero molte delle sue convinzioni sulla vita e sulle cose. "Revelations" - rivelazioni - è uno degli ultimi spettacoli di Bill Hicks, uno dei suoi più famosi. Un’altra delle cose di cui Hicks parlava spesso era la droga, e non con toni critici: le droghe sono una liberazione, perché aprono le porte della nostra percezione, ci fanno vedere quanto tutto quanto sia, in fondo, solo una nostra costruzione, una delle tante possibili. Hicks parlava anche di politica e delle contraddizioni che le droghe mettono in evidenza. In questo video tratto ancora da "Revelations", Hicks si immagina come sarebbe se al telegiornale parlassero di droghe, per una volta, in modo positivo: «Oggi, un giovane ragazzo che aveva assunto acidi è giunto alla conclusione che tutta la materia è meramente energia condensata in una lenta vibrazione - che noi siamo tutti parte di una stessa coscienza di cui facciamo esperienza soggettiva. Che la morte non esiste, la vita è solo un sogno e noi siamo l’immaginazione di noi stessi.» Tra i bersagli preferiti di Hicks c’erano i salutisti, i non fumatori, quelli che fanno jogging e cercano di convincerti che dovresti farlo anche tu e che dovresti smettere di fumare perché “ti ucciderà”. In questo video, tratto da "Relentless", Hicks prima chiede quanti non fumatori ci siano in sala, poi, mentre fuma una sigaretta, dice «vi devo dire qualcosa, qualcosa che so per certo che non sapete: i non fumatori muoiono ogni giorno!». Questa è l’intervista del 1988 in cui Hicks racconta cosa sia la comicità per lui. E non sarebbe solo lui ad aver indicato nel comico quella linea sottile che separa il banale dal tragico. Eppure non basta a spiegare l’arte di Bill Hicks, vero e proprio fenomeno storico, prodromo di tanta stand-up comedy americana che gli riconosce debitamente di essere una sorta di profeta. Riconoscimento che, come molto spesso accade, Bill Hicks ha ricevuto solo post-mortem. Il suo modo di spingersi fino al limite dello stesso politically incorrect poteva diventare scomodo, censurabile. Lo sa bene David Letterman, che solo nel 2009 si scusò con la madre di Bill e mandò uno spezzone di sette minuti, tagliati dall’episodio del Late Show. Il suo era un modo decisamente più estremo di dissacrare la realtà rispetto ai suoi predecessori e riferimenti, da Richard Pryor a Woody Allen. Hicks ha lavorato quindi come un feroce Pollock sulla tela della comicità intessuta dai grandi maestri, divertendo e sconvolgendo un pubblico che spesso non era pronto ai suoi violenti dripping di tinte nere. Perché a distinguerlo a tutti gli effetti da tanti altri stand-up comedian e cabarettisti era quell’oscurità nella quale in qualche modo la sua anima era rimasta imbrigliata. E ancora non sarebbe sufficiente a distinguerlo da tanti altri sventurati professionisti della risata, incappati in droghe e dipendenze: uno su tutti il volto del Saturday Night Live, John Belushi. I suoi demoni, i demoni della contemporaneità Hicks si spinge ancora più in là, non lascia mai i suoi scheletri nell’armadio dietro le quinte e li eleva anzi a motivi ricorrenti dei suoi show. L’alcolismo, il tabagismo, il consumo e abuso di sostanze, e ancora lo spettro del cancro e della morte incombente non lo allontanavano dal suo pubblico, ma al contrario gli permettevano di instaurare un legame unico con i suoi spettatori. Alla base non poteva che esserci una grande sincerità e una profonda auto-ironia, che gli permise di trasformare i suoi demoni in fidi alleati. Forse è stato proprio questo a renderlo uno dei comici più lucidi e sinceri, e un esempio per chi ha voluto seguire il sentiero impervio del black humour. Perché in fondo nelle pieghe così scure dell’esistenza di Bill Hicks non ritroviamo che gli stessi sintomi di una modernità della quale diventa ad un tempo emblema e strenuo avversario: le sue tragedie sanno essere tragedie del suo tempo. In lui si radicalizzano le incongruenze della sua era, in maniera spesso estrema, per diventare poi diventare lo strumento con cui Hicks riesce a farsene interprete. A partire dall’educazione battista, alla luce della quale scopre le contraddizioni insistenti nella morale cristiana, bersagliata ripetutamente nel corso della sua carriera. Restano memorabili le sue battute sui paradossi del "gift of forgiveness", del dono del perdono; su tutte, quella che rimane il simbolo della sua visione della fede e della società: “Lots of Christians wear crosses around their necks… You really think when Jesus comes back, he ever wants to see a fucking cross?” “Molti Cristiani indossano croci appese al proprio collo… Davvero credete che quando Gesù tornerà, vorrà mai vedere una fottuta croce?” Bill Hicks, tra nichilismo e ricostruzione In quello che si può considerare un nichilismo sistematico, la religione è ridotta al fenomeno di costume che ne deriva. Il suo atteggiamento svela però un nichilismo attivo, che tenta di istruire l’umanità a nuovi valori. D’altronde da alcune sue battute è evidente la considerazione che lui avesse della cultura, strumento principe di analisi della realtà: “I was in Nashville, Tennessee last year. After the show I went to a Waffle House. I’m not proud of it, I was hungry. And I’m alone, I’m eating and I’m reading a book, right? Waitress walks over to me: ‘Hey, whatcha readin’ for?’ Isn’t that the weirdest fuckin’ question you’ve ever heard? Not what am I reading, but what am I reading FOR? Well, goddamnit, ya stumped me! Why do I read? Well . . . hmmm…I dunno…I guess I read for a lot of reasons and the main one is so I don’t end up being a fuckin’ waffle waitress.” “L’anno scorso sono stato a Nashville, in Tennessee. Dopo lo spettacolo sono andato in una Waffle House. Non ne vado fiero, ma ero affamato. E sono lì, solo, mangiando e leggendo un libro, ok? La cameriera si avvicina: ‘Hey, perché stai leggendo?’ Non è la domanda più fottutamente strana che abbiate mai sentito? Non cosa sto leggendo, ma PERCHÈ leggendo? Beh, dannazione, mi ha lasciato perplesso! Perché leggo? Beh… hmmm… non saprei… Immagino che io legga per molte ragioni e la principale è che così non finirò a fare il cameriere in una fottuta Waffle House.” Osservando il modo in cui si relaziona col pubblico sembra quasi voler attribuire un valore pedagogico alle sue parole, spesso estreme e indigeste, ma che mirano ad un grande altro possibile, in cui sciogliere le contraddizioni della realtà: “Folks, it’s time to evolve. That’s why we’re troubled. You know why our institutions are failing us, the church, the state, everything’s failing? It’s because, um - they’re no longer relevant. We’re supposed to keep evolving. Evolution did not end with us growing opposable thumbs. You do know that, right?” “Gente, è ora di evolversi. Ecco perché siamo nei guai. Lo sapete perché le nostre istituzioni, la chiesa, lo stato, ogni cosa sta fallendo? Perché, ehm, non sono più rilevanti. Dobbiamo continuare ad evolverci - L’evoluzione non è finita quando ci sono cresciuti i pollici opponibili. Lo sapete, vero?” Una sorta di dialettica distruzione-rinascita sta alla base della sua filosofia: destrutturare la realtà, portarne a galla gli assurdi e indicare una nuova via. E la sua revisione critica del mondo è totale, dalle delicate questioni etiche in cui proprio la religione ha spesso un ruolo estremamente complicato, alle politiche imperialiste degli Stati Uniti, fatte di guerre per la pace e strategie di distruzione e destabilizzazione. È evidente allora che la sua arte, in fondo, non faceva altro che adeguarsi a ciò che raccontava: le sue parole tremende, le sue accuse e le sue volgarità hanno la potenza dell’orazione. In un cortocircuito di mezzi e fini, linguaggi e referenti, Bill Hicks è stato capace di rendersi specchio limpido di un’umanità disperata, violenta e persa, che nasconde i propri peccati dietro fragili baluardi. Sarà per questo approccio senza compromessi che Bill Hicks è riuscito a strappare alla morte un po’ di eternità.

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