Anoressia Nervosa: Comprendere i Comportamenti Alimentari e i Tempi dei Pasti

L'anoressia nervosa (AN) è un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione complesso, caratterizzato da una profonda restrizione alimentare, un'intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare, e un'alterata percezione del proprio corpo. Sebbene il termine "anoressia" derivi dal greco e significhi "mancanza di appetito", nella realtà chi soffre di questo disturbo non necessariamente manca di fame; piuttosto, rifiuta attivamente il cibo per un profondo timore di ingrassare. Questa condizione psicologica, che si manifesta con una serie di comportamenti alimentari specifici e una gestione peculiare del tempo dei pasti, richiede un approccio terapeutico multifattoriale e altamente personalizzato.

Ragazza che guarda il cibo con preoccupazione

I Comportamenti Alimentari nell'Anoressia Nervosa

I comportamenti "anoressici" sono una serie di azioni, abitudini e rituali peculiari legati all'alimentazione e alla gestione del peso, tipici delle persone che soffrono di anoressia nervosa o che mostrano atteggiamenti simili. Questi comportamenti sono principalmente orientati al controllo dell'assunzione di cibo, alla restrizione calorica e alla gestione del peso corporeo in modo eccessivo e ossessivo. Non si limitano al semplice atto di ridurre o evitare il cibo, ma includono una serie di atteggiamenti mentali e fisici che riflettono l'ossessione per il controllo del peso e l'alimentazione.

Tra i comportamenti più indicativi, nei soggetti anoressici si riconosce un'ossessione per la bilancia, la tendenza a mangiare da soli, il consumo di piccole quantità di cibo e la scelta esclusiva di alimenti ipocalorici.

  • Sminuzzare il cibo in pezzi molto piccoli: Questo è uno dei comportamenti più caratteristici. Le persone che soffrono di anoressia spesso tagliano il cibo in minuscoli frammenti per diverse ragioni psicologiche. Prima di tutto, questo comportamento dà l'impressione di mangiare una quantità maggiore di cibo rispetto a quanto realmente consumato, poiché la porzione sembra più voluminosa. Inoltre, mangiare lentamente e con precisione offre una sensazione di controllo sul processo alimentare, riducendo l'ansia legata all'assunzione di cibo. Questo comportamento riflette il desiderio di ridurre la quantità di cibo consumata senza che gli altri se ne accorgano, come parte di una routine ossessiva per controllare ogni aspetto del pasto e ottenere una sensazione di sollievo dal senso di colpa legato all'alimentazione.
  • Spingere il cibo nel piatto senza mangiarlo: Un altro comportamento molto comune è quello di muovere il cibo nel piatto senza effettivamente mangiarlo. Questo può essere interpretato come un tentativo di simulare il consumo del pasto, evitando il sospetto da parte di chi è presente. Spostando il cibo da un lato all'altro del piatto, il paziente dà l'impressione di mangiare, mentre in realtà ne consuma una quantità minima o nulla. Questo comportamento è spesso utilizzato per evitare il confronto con amici o familiari che potrebbero notare la mancata assunzione di cibo, offrendo una parvenza di partecipazione al pasto.
  • Mangiare molto lentamente: Un altro comportamento tipico è quello di dedicare un tempo eccessivamente lungo a mangiare anche piccole porzioni di cibo, masticando in modo deliberatamente lento e spezzettando ulteriormente il cibo durante il pasto. Questo comportamento prolunga la durata del pasto, ma riduce significativamente la quantità di cibo effettivamente consumata. Mangiare lentamente può essere una forma di evitamento del cibo. Allungare il tempo necessario per completare un pasto riduce la pressione di mangiare tutto rapidamente e consente alla persona di sentire un maggiore controllo sulla situazione. Inoltre, mangiare lentamente può far sì che la persona si senta piena con meno cibo, poiché il processo di digestione inizia durante il pasto.
  • Evitare i pasti in compagnia: Le persone con anoressia tendono a evitare situazioni sociali che comportano il mangiare insieme agli altri, come pranzi o cene familiari, riunioni tra amici o eventi che ruotano intorno al cibo. Questo comportamento può riflettere il desiderio di evitare il giudizio o il confronto diretto con altre persone riguardo alla quantità di cibo consumata o il modo in cui si mangia. Evitare i pasti sociali permette al paziente di mantenere il controllo sulla propria alimentazione senza dover affrontare la pressione di conformarsi a un comportamento alimentare “normale”. Mangiare da soli consente alla persona di seguire i propri rituali alimentari restrittivi senza sentirsi sotto osservazione.
  • Bere grandi quantità di liquidi: Un comportamento comune è quello di consumare grandi quantità di liquidi durante i pasti, come acqua, tè o caffè, allo scopo di riempire lo stomaco e ridurre la sensazione di fame. Bere liquidi in eccesso può dare una sensazione di sazietà senza l'assunzione di calorie, il che aiuta il paziente a evitare il cibo solido. Questa è una strategia per sostituire il cibo con qualcosa che riempie lo stomaco ma non aggiunge calorie significative. Inoltre, bere liquidi prima o durante il pasto può ridurre l'appetito, rendendo più facile evitare di mangiare.
  • Evitare determinati gruppi alimentari: Molte persone con anoressia sviluppano regole rigide riguardo a quali cibi possono o non possono mangiare. Questo può includere l'eliminazione di interi gruppi alimentari, come carboidrati, grassi o proteine, o l'evitamento di cibi ad alto contenuto calorico. L'evitamento di determinati alimenti è parte del tentativo ossessivo di controllare il peso e limitare l'apporto calorico. Eliminare specifici gruppi alimentari aiuta i pazienti a sentirsi più sicuri nel mantenere il controllo sul proprio corpo. Questi cibi evitati sono spesso visti come minacce alla magrezza, e il loro consumo è associato a sentimenti di colpa o ansia.
  • Usare vestiti larghi o stratificati: Anche se non direttamente legato al comportamento alimentare, un comportamento tipico è quello di indossare vestiti larghi o a strati per nascondere la perdita di peso. Indossare capi ampi aiuta a camuffare la magrezza estrema, riducendo le possibilità che amici o familiari si preoccupino o si accorgano del dimagrimento. Le persone con anoressia nervosa possono utilizzare i vestiti larghi per nascondere il loro corpo e ridurre il rischio di essere notate per la loro magrezza. Questo comportamento riflette la loro paura di essere scoperti, ma può anche essere legato alla percezione distorta del proprio corpo, in cui anche un corpo visibilmente sottopeso è percepito come troppo grande.

Disturbi Alimentari: i Primi Segnali - 2 Puntata Strumenti per la Famiglia

La Gestione del Tempo dei Pasti e la Struttura Alimentare

La dieta per l'anoressia nervosa NON è finalizzata alla guarigione dal disturbo mentale, ma è un aspetto necessario alla sopravvivenza del soggetto. Essa deve possedere caratteristiche fondamentali che interessano la sfera nutrizionale, organica, psicologico-educativa e comportamentale.

  • Numero di pasti: Non troppi, non troppo pochi. Si deve evitare un eccessivo frazionamento, poiché ognuno di questi può essere un'occasione in più per la paziente per restringere le dosi. Il frazionamento dei pasti in porzioni molto piccole e digeribili è spesso necessario, dato che lo stomaco dell'anoressico è spesso di dimensioni e funzionalità ridotte. Ammesso che il soggetto accetti di mangiare, sarebbe utile che non avvertisse sensazioni negative di pienezza gastrica o difficoltà digestiva.
  • Integrità del pasto: Il pasto deve essere proposto sempre e comunque sotto forma di un pasto completo, come da prescrizione del nutrizionista. Non devono mai essere complici della malattia rimandando il problema, "tanto passerà con la crescita".
  • Coinvolgimento dei familiari: I familiari vanno sempre coinvolti nel nuovo piano alimentare. Può essere rassicurante per la paziente, ma quasi certamente motivo di scarsa efficacia terapeutica, dirle "sei grande abbastanza, puoi gestirti da sola la spesa e la preparazione dei pasti". Molto meglio coinvolgere, sin da subito, i familiari, fornendo consigli pratici su come fare la spesa, come gestire le scorte alimentari presenti a casa (cosa particolarmente importante per le pazienti AN di sottotipo binge-eating/purging) e, soprattutto, come preparare e grammare le porzioni per la paziente. Devono parlarsi tra di loro e stabilire una linea comune da tenere con il figlio: un messaggio di cambiamento, per quanto forte e tecnicamente corretto, viene recepito poco se trasmesso da un solo genitore.
  • Personalizzazione del piano nutrizionale: Ciò che è sano per le persone normopeso o sovrappeso, può essere malsano per una paziente anoressica. Nel definire il piano nutrizionale, è fondamentale fare molta attenzione a fornire indicazioni altamente personalizzate, che abbiano come focus centrale la necessità di aiutare una persona con bisogni di accrescimento. La dieta per l'anoressia nervosa deve essere personalizzata al 100%. Quando possibile, la dieta deve comprendere un piano di integrazione alimentare.
  • Presenza di tutti i macronutrienti: Tutti i macronutrienti devono essere presenti, da subito. Sin dall'inizio, non si deve mai scendere a compromessi del tipo "per iniziare ed essere sicuri che ce la farai, facciamo un regime light, senza grassi". La dieta deve essere il più ricca possibile di nutrienti essenziali, per quanto scarsa.
  • Inserimento graduale degli alimenti: Spesso, inizialmente risulta più proficuo lasciare che sia l'anoressico a scegliere quali alimenti mangiare. Se la ragazza mostra delle preferenze per particolari cibi si può accontentarla e coinvolgerla nella preparazione in cucina e negli acquisti, ma solo quando l'ossessione per il cibo è sotto controllo.
  • Atteggiamento non aggressivo: Il pasto dev'essere proposto con delicatezza, senza imposizioni che potrebbero scatenare un rifiuto istantaneo. D'altro canto, spesso gli anoressici hanno un temperamento difficile da gestire.

Schema di un pasto equilibrato

La Complessità delle Cause e l'Importanza del Supporto

Le cause dell'anoressia nervosa sono multifattoriali, bio-psico-sociali, e non viene assegnata una priorità a una componente rispetto alle altre. Tuttavia, la posizione della maggioranza degli psicoterapeuti è di riconoscere alla componente psicologica un ruolo etiologico predominante. L'anoressia è un problema psicologico, spesso legato a dinamiche familiari complesse.

Il mantra deve essere che "i DCA sono disturbi complessi, e non c'è mai un'unica causa". Quindi, mai colpevolizzare un fattore esterno (es. "è stata l'amica che si è messa a dieta che l'ha influenzata") o, peggio, un fattore familiare (es. "è colpa della madre"). A tavola non si discute e non si litiga.

La figura del nutrizionista sarà spesso bersaglio di svariate richieste di rassicurazione da parte della paziente, come: “posso sostituire 30 g di questo con 45 g di quest’altro alimento?”, “la porzione che mi hai messo a pranzo, la posso spostare a metà pomeriggio?”, e così via. È fondamentale non perdersi in queste discussioni. Bisogna dire alla paziente, da subito, che l'obiettivo deve essere, più semplicemente, di interrompere la perdita di peso e di recuperare peso gradualmente. Nessun operatore della salute, che sia nutrizionista, psichiatra o psicologo, potrà mai imporre alla paziente di assumere cibo. Non si deve entrare in competizione con le competenze nutrizionali delle pazienti: spesso hanno competenze tecniche raffinate ed iperdettagliate circa il valore calorico e nutrizionale degli alimenti.

Il trattamento definito come "soli consigli nutrizionali" non è efficace, ma addirittura controindicato in pazienti affette da Anoressia Nervosa. Ci si trova ad avere in famiglia una persona deperita e oggettivamente magra, sofferente e con una scarsa qualità di vita; generalmente si tratta di una ragazzina molto vivace, studiosa e che riporta successo sia a scuola che nello sport.

I cambiamenti indotti dall'AN sono lievi, quasi impercettibili, ma progressivi e persistenti, come la classica "gocciolina che continua a cadere e spacca la roccia".

Simbolo della resilienza umana

Il Percorso di Rimalimentazione: Sfide e Strategie

L'alimentazione e il recupero del peso sono parti fondamentali del processo di stabilizzazione medica necessari per progredire con il trattamento ed eventualmente raggiungere la guarigione. Sebbene il processo di rialimentazione sia generalmente sicuro, ci sono molte complicazioni gravi e potenzialmente mortali che si possono manifestare a seguito di un periodo prolungato di restrizione. Il cervello affamato provoca deficit cognitivi che rendono difficile per un paziente malnutrito sottoporsi alla psicoterapia.

La complicazione più temuta e potenzialmente mortale del processo di rialimentazione è la sindrome della rialimentazione. Questo aumento brusco del metabolismo basale e della richiesta energetica e micronutrizionale porta alla secrezione di numerosi ormoni che contribuiscono a trasferire i sali e i fluidi nel corpo. I sintomi della sindrome da refeeding derivano da questi squilibri elettrolitici e metabolici e possono comparire già entro 24/72 ore dall'inizio della rialimentazione. In alcuni casi, anche dopo che la fase più critica è passata, possono persistere sintomi come nausea dopo i pasti o difficoltà digestive. Questi disturbi non sempre indicano una ricaduta, ma possono rappresentare un segnale del corpo che sta ancora adattandosi al cambiamento metabolico e al nuovo ritmo alimentare.

Ci sono delle linee guida chiare su quando i pazienti malnutriti dovrebbero affrontare il processo di refeeding in strutture specializzate o in un ambiente ospedaliero: grave sottopeso, bradicardia (battito cardiaco lento), aritmie e segni vitali instabili.

Le attuali pratiche di alimentazione si basano sull'esperienza e su indicazioni consensuali piuttosto che su dati pubblicati. Il mantra dell'alimentazione per molti anni è stato "comincia piano e vacci piano". Tuttavia, studi sperimentali suggeriscono che un apporto calorico più elevato può portare a un aumento di peso più rapido, un aumento giornaliero delle calorie maggiore, una degenza ospedaliera più breve e una maggiore probabilità di necessitare di integrazione di fosfato.

È molto importante che il trattamento venga adeguato alle esigenze del paziente. Sebbene la letteratura sembri passare da un approccio "comincia piano e vacci piano" alla rialimentazione del paziente malnutrito, la riabilitazione nutrizionale deve comunque essere personalizzata per i singoli pazienti. Non ci sono dati sufficienti su come rialimentare gli adulti, e i pazienti che presentano un peso corporeo inferiore al 70% del peso ideale possono differire. La questione più importante è riconoscere i pazienti a maggior rischio di sindrome da rialimentazione e ricoverarli in strutture dedicate.

In questo percorso di rialimentazione dopo il digiuno, le persone vicine al paziente possono fare molto. Ma ancora più fondamentale è dare tutto il sostegno possibile al paziente.

Disturbi Alimentari: i Primi Segnali - 2 Puntata Strumenti per la Famiglia

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