Anoressia e Letteratura Italiana: Un Legame Profondo tra Corpo, Identità e Oppressione

L'anoressia nervosa, disturbo complesso e multifattoriale, trova nella letteratura italiana uno specchio in cui riflettere le sue radici più profonde e le sue manifestazioni più intime. Analizzare questo legame permette di risalire agli antecedenti socioculturali del disturbo, cogliendo elementi di continuità e discontinuità nei comportamenti alimentari nel corso del tempo. La letteratura, in particolare, ci induce a rafforzare l'idea che l'anoressia sia un male dalle radici molto più antiche e profonde di quanto comunemente si pensi, evidenziando il ruolo dell'oppressione patriarcale e della stretta sul corpo sessuato nel dispiegarsi di questa patologia, traente linfa dal passato oltre che dal presente.

Il Corpo come Campo di Battaglia: Proprietà e Identità

L'esperienza del corpo è intrinsecamente duale: siamo noi stessi a possedere un corpo, ma al contempo siamo il nostro stesso corpo. Questa coesistenza, normalmente proporzionata, diviene ambigua nell'anoressia nervosa. Se da un lato "avere un corpo" implica un diritto di proprietà e una separazione tra l'io e l'oggetto-corpo, dall'altro "essere il proprio corpo" significa una piena coincidenza. L'anoressica si esperisce come colei che ha un corpo e, al tempo stesso, come colei che è sempre un altro corpo.

Il motto "Il corpo è mio e lo gestisco io!", emerso con forza durante la rivoluzione sessuale per affermare un diritto di proprietà e liberazione sul corpo, assume nell'anoressia una valenza diversa, ma sempre legata a un corpo posto come attributo da indagare o liberare. È la "protesta strozzata" delle anoressiche, che sentendo il proprio corpo vissuto sfuggire, cercano di manipolare il corpo-oggetto per definire una volta per tutte la propria identità. In questo disturbo, la tematica corporea emerge in modo preponderante, diventando espressione di un'esistenza mancata, del fallimento della libertà e dell'impotenza di fronte al mondo e agli altri. Il corpo, sotto l'ombra di questa malattia, si erge come limite delle pretese assolutistiche, incarnazione della limitatezza esistenziale e ontologica, palesando la necessità con cui caratterizza ogni circostanza. Pertanto, l'anoressia può essere interpretata come il rifiuto della condizione fondamentale di dipendenza dal corpo materiale, pulsionale e, per molti versi, incontrollabile.

Donna che si guarda allo specchio con espressione preoccupata

Fedra: un'Antica Eco di Rifiuto Corporeo

Le interpretazioni di Elena Castelluccio inducono a leggere il personaggio euripideo di Fedra come una proto-manifestazione di questo rifiuto. Fedra, regina e moglie di Teseo, è innanzitutto una donna, consapevole di vivere in un "fragile equilibrio", soggetta a "terribili disordini" ed "esposta al disprezzo di tutti". In un discorso dominato dalla voce maschile, il femminile coincide con la riprovazione e la condanna, tanto da essere definita "una disgrazia". La donna è vista come intrinsecamente legata alla disonestà e alla sessualità, capace "di tutto quando si tratta di sesso". In questa prospettiva, il corpo femminile, governato da pulsioni e caratterizzato da una sessualità inaggirabile, diventa un ostacolo al raggiungimento della perfezione spirituale e intellettuale.

Fedra, innamorata di Ippolito, custodisce questo segreto per proteggere il proprio onore, l'ideale a cui tiene più di ogni altra cosa. Si ostina a intendere la propria passione come destinata a rimanere irrealizzata. Lotta per il proprio corpo, per mantenerlo puro e intatto, ma contemporaneamente lotta contro di esso, poiché "non può mai darsi un corpo che sia del tutto 'oggetto'". Il rifiuto di riconoscere la propria malattia e il bisogno di mangiare, la fuga dal desiderio in nome dell'onore ("Le mani sono pure: è l’anima che è sporca"), rivelano l'importanza di preservare un corpo formalmente intatto agli occhi degli altri. Fedra denuncia l'insufficienza del conoscere per la buona riuscita dell'esistenza, divenendo ancora più determinata a raggiungere l'immagine della donna onesta, unica parte dignitosa che l'uomo le ha concesso. Rifiuta di riconoscersi nel ruolo della seduttrice e dell'adultera, consumando l'amplesso bramato solo nella lettera lasciata al marito dopo la morte, immaginandosi "vittima contaminata e offesa, come corpo stuprato dalla foia maschile del suo figliastro, come oggetto dell’altrui desiderio".

Statua greca di Fedra

Dalla Tragedia Classica alla Letteratura Contemporanea: Continuità e Discontinuità

La scelta di Fedra di rifiutare il cibo, pur non essendo motivata dalla paura di ingrassare tipica dell'anoressia nervosa moderna, presenta elementi di continuità. Per Fedra, il rifiuto è dettato dal desiderio di essere una donna onesta agli occhi degli altri; per l'anoressica odierna, dipende dal desiderio di essere magra. Entrambe aspirano a un modello ideale: Fedra a un modello morale specifico, l'anoressica alla magrezza decantata come ideale di bellezza femminile nella cultura occidentale contemporanea.

Entrambe manifestano una forte diffidenza verso il proprio corpo, temendo di essere tradite dai propri bisogni pulsionali. Ossessionate dall'idea della purezza, provano repulsione nei confronti della sessualità e disprezzano apparentemente l'egoismo. La tragedia di Fedra lascia intravedere come il rifiuto del proprio corpo pulsionale e la fissazione su un ideale si intreccino al problema della femminilità.

L'Anoressia come "Caricatura della Donna Liberata"

Nell'ottica contemporanea, l'immagine della donna liberata, focalizzata sulla carriera, aggressiva e sicura di sé, si scontra con la difficoltà delle donne ad accogliere un modello storicamente estraneo, definito da elementi prettamente maschili. Se le donne hanno una necessità primaria di rapporti familiari e tendono a creare legami interpersonali, chiedere loro di ignorare queste inclinazioni per acquisire potere alla maniera maschile può essere estremamente nocivo. In quest'ottica, "l'anoressia può essere vista come una tragica caricatura della donna liberata e autosufficiente, incapace di rapporti familiari e tutta presa da un desiderio ossessivo di potere". Il disturbo potrebbe quindi essere consequenziale alla ricerca di un'uguaglianza intesa come omologazione del femminile al maschile, perdendo per strada le necessarie differenze.

Susie Orbach, in linea con questa prospettiva, intende l'anoressia come una delle espressioni più vistose dell'oppressione patriarcale. Emerge l'immagine di una donna che si lascia morire di fame perché incapace di prendersi cura di sé, che rifiuta i propri desideri perché impossibilitata ad affermarsi costruttivamente. Mangiare o essere mangiata? Sentirsi incatenate al proprio corpo, non accettarne i cambiamenti, viverlo come ostacolo alla realizzazione esistenziale e costrette a un ruolo sessuale determinato: questa situazione-limite, in cui "si disgrega ogni finzione conciliatrice", può portare a un tentativo di disincarnazione.

La differenza sessuale è un fattore rilevante nell'organizzazione dell'anoressia nervosa, ma la definizione di femminilità rimane complessa e sfuggente, evitando posizioni riduttive. La psicoanalisi freudiana, pur cogliendo la differenza tra maschile e femminile in termini di attività e passività, ha talvolta modellato la descrizione del "destino femminile" su quello maschile. Secondo Hilde Bruch, il senso di autostima di un'adolescente è minacciato dal sentirsi donna, un essere umano meno stimato e potente dell'uomo, tradizionalmente associato all'autonomia e alla solidità.

La Letteratura dell'Anoressia: Uno Specchio del Disagio

I disturbi dell'alimentazione sono prepotentemente entrati a far parte dei temi letterari a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, creando un vero e proprio micro-genere. Il "spazio bianco causato dalla perdita, dall'omissione o dalla negazione della parola diventa così manifestazione concreta del non espresso e principio metaforico per una riflessione intorno all'assenza". La letteratura dell'anoressia si propone come un luogo dove poter parlare senza paura del corpo malato, dove scrivere per conservare qualcosa che si sente scomparire.

"In trasparenza l'anima": un Romanzo di Guarigione e Identità

Il romanzo d'esordio di Beatrice Sciarrillo, "In trasparenza l'anima", affronta la storia di una ragazza con un grave disturbo alimentare. La protagonista inizia a scrivere del proprio corpo nel momento in cui esso sta scomparendo, spinta dalla paura, dalla rabbia e dalla lettura di opere come "Memorie di una ragazza" di Annie Ernaux. La scrittura diventa un tentativo di aggrapparsi al seno affettivo, di quietare desideri taciuti, di assumere un controllo su una vita di cui non si è più padroni. L'autrice, come Anita, la protagonista del suo romanzo, non osa pronunciare il nome della malattia, temendo che nominandola la perderebbe per sempre. La scrittura è l'unico posto sicuro dove poter parlare del corpo malato, riscoprendo un'identità attraverso il recupero di vecchie agendine piene di appunti e cancellature, riscrivendo tutto daccapo.

Tabù: Anoressia

Nel romanzo, la protagonista si descrive come uno scheletro agli occhi degli altri, ma allo specchio vede un coagulo di sensi di colpa. La malattia è negata, non nominata. La preparazione della colazione diventa un rituale complesso: il latte versato nel lavello, i cereali nascosti e gettati nel water. La madre, ossessionata dalla salute della figlia, vive nel terrore della sua morte, dimagrendo a sua volta e limitando la propria vita sociale. La sorella Marta, invece, cerca di mediare, di portare un po' di normalità attraverso la musica e la danza. Il rapporto tra le due sorelle è descritto con grande sensibilità, evidenziando una comunicazione speciale, un lessico proprio che le univa fin dall'infanzia, un legame profondo che le ha sempre viste unite contro il mondo esterno. La madre, invece, fatica a comprendere la figlia, paragonandola costantemente alla sorella "perfetta", e affidandosi alla psicologa di famiglia per trovare una spiegazione al comportamento della figlia. L'alternanza tra la sofferenza della protagonista e il tentativo di recuperare un'identità attraverso la scrittura e il legame con la sorella Marta, rende "In trasparenza l'anima" un'opera profonda e toccante sulla complessità dell'anoressia nervosa.

L'Anoressia come Sintomo Politico nel Biocapitalismo

Massimo Recalcati definisce i disturbi alimentari una vera e propria epidemia della società contemporanea, alimentata da due grandi miti: quello dell'immagine e quello dell'oggetto. Chi soffre di anoressia vive nel "culto del corpo della propria immagine e del corpo magro", dimostrando quanto le immagini possano condizionare la vita, imponendo canoni estetici assillanti e alienanti, soprattutto per le giovani donne.

Susan Bordo, nel suo saggio "Unbearable Weight: Feminism, Western Culture, and the Body", analizza lucidamente i disturbi del comportamento alimentare come parte di un sistema di potere che condiziona l'esistenza del corpo femminile nelle società occidentali capitaliste avanzate. Le immagini veicolate dai media creano un "regime visivo disciplinante" che produce modelli di bellezza, magrezza e perfezione, interiorizzati come imperativi morali.

Il pensiero di Michel Foucault aiuta a comprendere come il potere, nel biocapitalismo, si diffonda attraverso dispositivi tecnologici, pratiche discorsive e forme di autogestione dell'esistenza. Il corpo anoressico diventa luogo di una soggettivazione alienante, in cui l'ossessione per il controllo, la restrizione calorica e la negazione della fame si configurano come modalità disciplinari per raggiungere l'ideale normativo della magrezza assoluta. Questo modello, apparentemente individuale, è il prodotto di una logica collettiva di controllo che relega le donne nella cura del corpo e nella riproduzione dei canoni estetici dominanti.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) non sono solo psicopatologie, ma sintomi politici. Il corpo che si affama e si consuma è spesso l'unico linguaggio possibile attraverso cui il soggetto femminile esprime un dolore muto che chiede riconoscimento. In società opulente, la fame diventa un mezzo per conformarsi a un modello di bellezza che cela una volontà di potere e annientamento dell'individuo. L'anoressia manifesta, nel corpo, le contraddizioni di un sistema che produce soggettività obbedienti e corpi plastici, privati di unicità e autonomia di pensiero.

La "logica tanatopolitica del biocapitalismo contemporaneo" si rivela nell'economia simbolica della magrezza, un modello apparentemente estetico che produce esclusione, sofferenza e autoannientamento. I DCA rappresentano una forma di resistenza rovesciata: nel tentativo estremo di controllo, il soggetto femminile denuncia involontariamente la disfunzionalità del sistema. L'anoressia nervosa, quindi, non può essere interpretata esclusivamente alla luce di fattori clinici o psicologici individuali, ma come la manifestazione estrema di un dispositivo di potere che plasma le soggettività femminili attraverso l'illusione dell'autodeterminazione. Il corpo che si assottiglia fino a sparire inscrive la traccia visibile di un consenso costruito attraverso la seduzione estetica, la normatività dell'immagine e l'autodisciplina elevata a virtù. Il biocapitalismo raggiunge la sua massima efficienza allorché la vittima si fa carnefice di se stessa, in nome di un ideale che non le appartiene. La magrezza diventa il sigillo simbolico dell'accettabilità sociale femminile, e l'anoressia il volto tragico di una cultura che riduce la donna a corpo sessualizzato, il corpo a merce, e la libertà a performance.

Infografica che mostra l'impatto dei media sui disturbi alimentari

Opere Letterarie e Riferimenti Critici

La letteratura offre numerosi spunti per comprendere l'anoressia. Tra i testi citati, emergono:

  • "Il Sessantotto capovolto, primavere del dissenso" di Maria Teresa Iervolino: sebbene non direttamente sull'anoressia, analizza i movimenti di dissenso e la critica ai totalitarismi, contestualizzando le pressioni sociali e culturali che possono influenzare l'identità femminile.
  • "In trasparenza l'anima" di Beatrice Sciarrillo: romanzo che esplora l'esperienza personale dell'anoressia, il rapporto con il corpo, la famiglia e la scrittura come strumento di guarigione.
  • "Volevo essere una farfalla" e "Il coraggio di avere fame": titoli che indicano la presenza di un filone letterario dedicato all'anoressia, con manuali di auto-aiuto e riflessioni sulla malattia come sintomo.
  • "The Edible Woman" di Margaret Atwood: romanzo che descrive il meccanismo per cui la relazione con il cibo diviene per la donna espressione di disagio e strategia per rivendicare il proprio sé, in un confronto tra femminilità imposta e ribellione.

I riferimenti critici includono studi di filosofe femministe come Susan Bordo e Susie Orbach, e l'analisi di concetti foucaultiani sul potere e la disciplina del corpo. La figura di Fedra, inoltre, rappresenta un'importante precursora letteraria delle problematiche legate al corpo e all'identità femminile.

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