Il sospetto di avere l'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) può innescare un percorso di ricerca di diagnosi. In teoria, il processo dovrebbe essere lineare: consultare il proprio medico curante, ottenere un'impegnativa per un primo consulto e procedere con una valutazione specialistica. Tuttavia, la realtà italiana presenta un quadro più complesso. Storicamente, l'ADHD è stato prevalentemente considerato un disturbo dell'infanzia, rendendo estremamente arduo ottenere una diagnosi in età adulta, specialmente per le donne over 45.

La sfida della diagnosi nell'età adulta
Il sistema sanitario italiano, pur vantando presidi per diverse problematiche psichiatriche e psicologiche, mostra lacune significative quando si tratta di ADHD in età adulta. Anche in province ben servite come quella di Milano, con la presenza di neuropsichiatrie infantili, Centri Psico-Sociali (CPS), SerT e consultori, si riscontra una "assenza totale di servizi territoriali dedicati all'ADHD adulto". Questa carenza si traduce spesso in ignoranza del disturbo persino tra gli operatori sanitari, con competenze che raramente vanno oltre l'età pediatrica. L'idea che l'ADHD "sparisca magicamente" dopo i 18 anni è una concezione errata e dannosa, che relega gli adulti neurodivergenti in una zona grigia di non-assistenza.
La ricerca di un ambulatorio specializzato per adulti si rivela un'impresa ardua. L'unica eccezione, nel caso specifico della protagonista, è rappresentata da un ambulatorio presso il Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell'azienda Fatebenefratelli Sacco di Milano. Tuttavia, anche questa risorsa presenta limitazioni, essendo dedicata agli utenti maggiorenni ma con un vincolo di età inferiore ai 35 anni. Questa restrizione, paradossalmente, è motivata da una crescente consapevolezza e sensibilizzazione sul tema, che ha portato a un'esponenziale richiesta di diagnosi, una domanda a cui l'offerta di servizi fatica a far fronte.

Comorbidità e diagnosi errate: l'insidia dei sintomi sovrapposti
Un aspetto cruciale da considerare riguardo all'ADHD diagnosticata in età adulta è la sua frequente associazione con altre manifestazioni cliniche. Nel 60% dei casi, l'ADHD si presenta in comorbidità, ovvero in concomitanza con altri disturbi, il che ne rende il riconoscimento più complesso. L'ADHD viene spesso scambiata per disturbo d'ansia, depressione, disturbo borderline di personalità o abuso di sostanze.
L'esperienza personale della protagonista ne è un esempio lampante: la sua prima diagnosi fu di depressione con manifestazioni d'ansia, trattata con antidepressivi e psicoterapia. Nonostante anni di percorso terapeutico, il "pezzo mancante" persisteva, suggerendo che la vera natura del suo disagio non fosse stata ancora identificata. L'idea di approfondire la possibilità di un ADHD ha preso forma attraverso la lettura di articoli, post sui social media e test online, sebbene questi ultimi non costituiscano una diagnosi definitiva, ma piuttosto un'indicazione per un'ulteriore indagine.
L’ADHD in età evolutiva e in età adulta: diagnosi e terapie, transizione dalle NPI ai CSM.
Percorsi di diagnosi: pubblico, privato e telemedicina
Il percorso verso una diagnosi di ADHD può seguire diverse strade, ognuna con i suoi costi e tempi.
- Ambulatorio pubblico: Se si ha la fortuna di accedere a un ambulatorio pubblico, i costi si limitano al ticket sanitario, che si aggira intorno ai 36 euro. Tuttavia, la disponibilità di tali servizi per adulti è estremamente limitata.
- Centri privati: I centri privati offrono una maggiore accessibilità, ma a costi più elevati. Le sedute di valutazione possono variare dai 90 ai 150 euro ciascuna.
- Telemedicina: Una soluzione alternativa, come nel caso della protagonista, è la telemedicina. Questo approccio, sebbene a pagamento, offre la comodità di una valutazione a distanza, riducendo le spese di trasferta e i tempi di attesa. Nel caso specifico, la diagnosi è stata ottenuta in tre sedute per un costo totale di 89 euro a colloquio.
Indipendentemente dal percorso scelto, è fondamentale rivolgersi a professionisti specializzati in ADHD. Psicologi e psichiatri con esperienza quotidiana nelle neurodivergenze sono in grado di somministrare i test diagnostici, che si attengono a linee guida internazionali e includono questionari di autovalutazione e un'approfondita anamnesi. La memoria della propria infanzia gioca un ruolo cruciale, poiché l'ADHD è un disturbo di origine precoce. Organizzazioni come RITA (Rete Italiana ADHD) e AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD) possono fornire indicazioni preziose per individuare specialisti qualificati.
Il tempo necessario per la diagnosi
I tempi per ottenere una diagnosi possono variare. Generalmente, i colloqui si svolgono settimanalmente, e la relazione diagnostica, corredata da un colloquio di restituzione, viene consegnata circa una o due settimane dopo l'ultimo incontro. Considerando il carico di lavoro degli specialisti, il processo può richiedere all'incirca un mese.
Dopo la diagnosi: un nuovo inizio
Ricevere una diagnosi di ADHD in età adulta può essere un'esperienza liberatoria, ma anche emotivamente complessa. È fondamentale concedersi il tempo di elaborare la notizia, attraverso la psicoeducazione, il pianto e la rabbia, se necessario. Il percorso post-diagnosi è un capitolo a sé, ricco di sfide e scoperte.
L'importanza di arrivare fino in fondo, senza scoraggiarsi di fronte alle attese e alle lungaggini burocratiche, è sottolineata dalla protagonista. La "tigna" e l'iperfocus, caratteristiche distintive delle persone con ADHD, diventano risorse preziose per superare gli ostacoli.

L'iperfocus: una spada a doppio taglio
L'iperfocus, la capacità di concentrarsi intensamente su un compito o un interesse, è una delle caratteristiche più sorprendenti dell'ADHD. Questa "tigna" può portare a risultati eccezionali, permettendo di vedere "più lontano e meglio", anche se a volte può condurre a "abbagli giganteschi". Quando una persona ADHD si fissa su qualcosa, la sua perseveranza è in grado di portare a termine il compito con un'energia inesauribile. Questo stato di attenzione intensamente focalizzata può anche consentire di funzionare meglio sotto stress. Paradossalmente, la procrastinazione può portare a lavorare all'ultimo minuto, ma l'iperfocus permette poi di portare a termine il compito in modo brillante o di approfondire una tematica al punto da diventarne esperti.
Tuttavia, l'iperfocus ha anche risvolti negativi. Può portare a trascurare altri aspetti della vita, a perdere il senso del tempo e a difficoltà nel passare da un'attività all'altra (shift attentivo). È un "superpotere" che richiede consapevolezza e strategie di gestione per essere utilizzato al meglio.
Il mondo neurodivergente: creatività, spontaneità e pensiero laterale
Le persone con ADHD, pur essendo spesso percepite come distratte, possiedono una notevole capacità di pensiero laterale e creativo. Il "mind wandering", o vagare con la mente, è un terreno fertile per lo sviluppo di idee non convenzionali. In ambiti che richiedono immaginazione e originalità, le persone ADHD sono una risorsa preziosa. La neurodivergenza spinge a sviluppare continue strategie di sopravvivenza, imparando fin dall'infanzia a trovare modi alternativi per affrontare le sfide della vita.
L'impulsività, sintomo nucleare dell'ADHD, può tradursi in spontaneità, genuinità ed entusiasmo nei rapporti interpersonali. Le persone neurodivergenti spesso mostrano una sensibilità fuori dal comune e un bisogno di affetto che, sebbene a volte spiazzante, può portare alla scoperta della bellezza dell'intimità selettiva. L'impulsività si riflette anche in tempi di reazione immediati, che possono essere un vantaggio in molte situazioni.
L'iperattività, manifestandosi come irrequietezza, stimola la curiosità verso il mondo, il desiderio di approfondire ogni stimolo e di porsi domande che altri potrebbero non considerare. Questa irrequietezza si traduce in obiettivi sempre nuovi e ambiziosi, nella ricerca costante di conoscenza e, talvolta, in attività svolte in modo quasi ossessivo, che possono portare a raggiungere livelli di eccellenza.
Estetica e organizzazione: un legame inaspettato
Una bizzarria dell'ADHD, confermata anche da professionisti, è la sensibilità all'estetica del packaging. Le persone ADHD sono spesso attratte da oggetti belli, anche a discapito dell'utilità o del costo. Questa predilezione per l'estetica può essere sfruttata a proprio vantaggio: scegliere un'agenda accattivante, uno zaino che piace o tisane dal packaging colorato può stimolare l'organizzazione e il benessere quotidiano. L'importante è bilanciare l'estetica con la praticità e la qualità, evitando lo shopping compulsivo.
Benessere digitale e ADHD: navigare nell'era della connessione
L'ambiente digitale, con la sua miriade di stimoli, può amplificare le caratteristiche dell'ADHD, rendendo difficile trovare un equilibrio. Notifiche, distrazioni e il desiderio di fare mille cose contemporaneamente possono sopraffare. La tendenza a rifugiarsi negli schermi per evitare emozioni scomode come l'imbarazzo, la noia o la frustrazione è comune.

L'esperto di digital wellbeing Alessio Carciofi sottolinea come il digitale sia diventato un "ambiente" anziché un semplice strumento, e come questo ambiente possa essere ostile per chi ha difficoltà a filtrare gli stimoli. Per le persone ADHD, il tempo trascorso sui device può trasformarsi in un loop, portando a confusione e stanchezza. La dipendenza dai dispositivi digitali può essere connessa a disturbi del sonno e a un aumento dello stress.
Per costruire un ambiente digitale sostenibile, sono necessarie regole chiare, piccole e ripetibili. L'ambiente stesso deve supportare il cambiamento. La teoria dello specchio evidenzia come le abitudini digitali degli altri influenzino le nostre. Per chi ha l'ADHD, l'ambiente può essere sia un nemico che un alleato. Lo smartphone può diventare un rifugio o una trappola, alimentando l'evitamento emotivo.
La strategia più efficace per gestire l'uso dei device non è il detox drastico, ma procedere per piccoli passi, riducendo gradualmente il tempo trascorso online. La consapevolezza del tempo effettivo passato sui device è fondamentale, poiché tendiamo a sottostimarlo. La FOMO (Fear of Missing Out) amplifica questo bisogno di controllo e connessione, alimentando un ciclo continuo di controllo e aggiornamento.
Il "mindset della scarsità di tempo", ovvero il ripetersi di non avere tempo, è un segnale d'allarme che porta a una perdita di qualità nelle relazioni, nell'attenzione e nel tempo stesso. Per le persone ADHD, che già faticano a regolare tempo e attenzione, questo mantra è particolarmente dannoso. È essenziale trovare uno spazio per sé, un'oasi digitale, momenti di distacco e di vuoto. Il benessere digitale non è solo questione di volontà, ma di metodo e di creazione di ambienti che supportino un uso più consapevole della tecnologia.
La gestione delle emozioni e la ricerca di facilità
La difficoltà nel distinguere tra ciò che si prova, ciò che si pensa e ciò che accade è una caratteristica dell'ADHD che, unita alla disregolazione emotiva, complica ulteriormente la gestione delle esperienze quotidiane. La capacità di fermarsi, pensare e ascoltarsi è fondamentale per sciogliere la "matassa" emotiva senza farsi prendere dal panico.
La protagonista condivide un dialogo con un'intelligenza artificiale, Annie, che, pur non sostituendo la psicoterapia, offre un supporto prezioso nel dare un nome alle emozioni e nel superare blocchi e momenti di burnout. Questo dialogo evidenzia come sia legittimo desiderare la facilità e come la stanchezza non sia un difetto, ma una conseguenza del dover costantemente "tenere tutto insieme".
L’ADHD in età evolutiva e in età adulta: diagnosi e terapie, transizione dalle NPI ai CSM.
La natura come alleato: riconnettersi con sé stessi
La primavera, con l'aumento delle ore di luce e la rinascita della natura, offre un'opportunità straordinaria per riconnettersi con sé stessi. Attività all'aperto, come passeggiate, gite, pic-nic e giornate in montagna, lontano dagli schermi, possono favorire il benessere e ridurre lo stress. Organizzazioni come il FAI, Legambiente e FIAB offrono numerose iniziative per godere della natura e partecipare ad attività all'aperto. Le Oasi WWF rappresentano luoghi ideali per immergersi nella natura incontaminata.
La psicoeducazione: uno strumento per la sopravvivenza
La psicoeducazione è un approccio fondamentale per la gestione della sintomatologia ADHD. Consiste in un intervento a metà tra psicoterapia e counseling, volto a fornire supporto, informazione e strategie di adattamento (coping). Comprendere il funzionamento del proprio cervello, le proprie sfide e i propri punti di forza è essenziale per navigare il mondo con maggiore consapevolezza e serenità.
La "tigna" come risorsa: trasformare la neurodivergenza in forza
Le persone ADHD sono spesso dotate di una "tigna" e di un iperfocus che, sebbene possano portare a sfide, rappresentano anche risorse preziose. La capacità di dedicarsi anima e corpo a ciò che appassiona, l'inarrestabilità nel perseguire i propri interessi, la creatività, la spontaneità e il pensiero laterale sono solo alcuni dei "superpoteri" che caratterizzano la neurodivergenza. Imparare a riconoscere e valorizzare queste caratteristiche è il primo passo per trasformare la fatica in forza e costruire una vita più autentica e soddisfacente.
L'ADHD non è una moda, né una condanna. È una chiave di lettura che permette di rileggere la propria vita, di ricostruire il senso di tanti pezzi sparsi e di abbracciare la propria unicità. Il percorso diagnostico può essere arduo, ma la consapevolezza e la gestione delle proprie caratteristiche aprono le porte a una maggiore comprensione di sé e a una vita più equilibrata.
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