La comprensione dell'autismo e delle sue potenziali intersezioni con il regno animale è un campo in continua evoluzione. Sebbene spesso si pensi a cani e cavalli come principali compagni terapeutici, ricerche emergenti e progetti innovativi stanno esplorando il ruolo di una gamma più ampia di creature, inclusi gli invertebrati, nel migliorare la vita delle persone con disturbo dello spettro autistico (ASD). Questa esplorazione ci porta a considerare come specie diverse, dai mammiferi acquatici ai polpi, possano offrire prospettive uniche e benefiche.
Oltre le Fiabe: Foche, Leoni Marini e la Comunicazione Nascosta
Foche e leoni marini di varie specie, mammiferi acquatici «grandi e stupefacenti» che sembrano quasi appartenere al mondo delle fiabe, dove il gioco e la meraviglia si intrecciano con la realtà. E se la realtà è quella sommersa e chiusa dei bambini autistici, il contatto con questi animali può aprire spiragli di comunicazione. È questa l’idea che guida il progetto pilota di pet therapy con gli animali marini, avviato dall’Ospedale San Carlo di Nancy- Idi (Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di Roma e Zoomarine, il parco del mare di Torvaianica. Ideatore e coordinatore del progetto è il dott. Davide Moscato, che spiega: «I risultati ottenuti in questi anni, su un campione di 500 bambini, ci hanno convinto ad estendere l’esperienza ad animali più impegnativi, ma anche più affascinanti. Possiamo dire, con una metafora, che il contatto con foche e leoni marini può aiutare i bambini autistici a emergere dal proprio mondo sommerso, facendo affiorare una nuova capacità relazionale».
Il percorso di terapia assistita si svolge alla Baia dei pinnipedi, una delle aree zoologiche del parco acquatico Zoomarine, che conta tredici esemplari tra foche grigie, leoni marini californiani, sudamericani e sudafricani. Una volta alla settimana, per un’ora e mezza, i bambini interagiscono direttamente con i mammiferi acquatici, assistiti da un’equipe di sei operatori, formata da psicologi, neuropsichiatri infantili, educatori e addestratori degli animali.
«Bisogna essere chiari: dall’autismo non si guarisce», precisa il dottor Moscato, «è una patologia complessa e multifattoriale ancora oggetto di studio, per la quale non esiste al momento una terapia specifica. Ma la pet therapy si è rivelata uno strumento molto utile nei casi di autismo. Il bambino autistico è chiuso in un mondo tutto suo, si mostra poco ricettivo agli interventi relazionali e verbali. In questo caso, il contatto con animali di grandi dimensioni - un leone marino può arrivare a pesare anche 400 chili - provoca nel bambino autistico un impatto emotivo intenso e insolito, che stimola curiosità e sorpresa».

Il progetto evidenzia come l'interazione con animali di dimensioni considerevoli e con un approccio ludico possa bypassare le barriere comunicative tipiche dell'autismo, stimolando l'interesse e l'apertura verso l'esterno. La natura "fiabesca" di questi animali, unita alla loro imponenza, crea un ambiente sicuro e al contempo stimolante, dove la meraviglia può facilitare l'emergere di nuove capacità relazionali.
Il Cane come Ponte: Benefici per il Bambino e l'Intero Nucleo Familiare
L'efficacia degli animali nella terapia per l'autismo è ampiamente documentata, con studi che ne attestano i benefici su comunicazione, socialità, umore, indipendenza ed empatia. Uno studio condotto in Australia, ad esempio, ha confrontato bambini con e senza diagnosi di autismo mentre giocavano in stanze con giocattoli o con porcellini d'India, evidenziando come la presenza animale possa influenzare positivamente le interazioni.
L’inserimento di un cane nelle famiglie con bambini autistici sembra inoltre migliorare significativamente la qualità della vita dei genitori, aumentando il loro senso di serenità e la percezione di sicurezza per i propri figli. I benefici derivanti dalla relazione con un animale domestico sono ormai noti e spaziano dall'aumento del benessere fisico e psicologico al miglioramento della regolazione socio-emozionale. Studi recenti confermano il ruolo cruciale che gli animali possono giocare nella vita delle persone autistiche, spesso soddisfacendo esigenze particolari in modi che altri approcci faticano a raggiungere.

Le Interazioni Sociali Facilitate dagli Animali
Le persone autistiche spesso vivono le relazioni interpersonali in modo differente dalle persone neurotipiche, riscontrando difficoltà nelle interazioni sociali che possono impattare negativamente sulla quantità e qualità dei loro rapporti. La consapevolezza di queste difficoltà può generare frustrazione, isolamento e un aumento dei sintomi depressivi e della solitudine. Attraverso la relazione con un animale, le persone autistiche possono imparare a rapportarsi agli altri con maggiore serenità, poiché gli animali li aiutano a sentirsi più calmi e sicuri.
Studi recenti dimostrano come gli animali possano facilitare l'espressione sociale nelle persone autistiche non solo riducendo l'ansia, ma anche promuovendo l'interazione con altri individui. I benefici, quindi, non si limitano alla relazione specifica con l'animale, ma si estendono a molteplici aspetti della vita dell'individuo autistico.
È fondamentale sottolineare che l'obiettivo non è quello di far somigliare le persone autistiche a quelle neurotipiche, né di cercare una presunta "normalità". Le persone autistiche hanno caratteristiche uniche che non vanno nascoste o sminuite. Inoltre, è importante ricordare che non tutte le persone autistiche sono uguali, così come non lo sono le persone neurotipiche; alcune potrebbero non amare gli animali o non desiderare un maggiore coinvolgimento nelle relazioni sociali. Ciò che emerge è come l'animale possa essere di aiuto per alcuni individui nel navigare il mondo.
Cani e Funzionamento Familiare: Un Impatto Globale
L'adozione di un cane non incide solo sulla vita della persona autistica, ma può avere un impatto su tutti i membri della famiglia. I caregiver di persone autistiche, spesso sottoposti a livelli di stress elevati, possono beneficiare della presenza di un cane, che contribuisce alla diminuzione dello stress e al miglioramento del funzionamento dell'intero nucleo familiare, indipendentemente dalla presenza di un membro con autismo.
Un Elemento Chiave: La Responsabilità
Affinché la persona autistica possa trarre benessere dalla relazione con il proprio animale domestico, la responsabilità sembra essere un elemento chiave. Non è sufficiente che l'animale viva nella stessa casa se un altro membro della famiglia se ne occupa. I miglioramenti più consistenti nella qualità della vita si registrano quando la relazione tra uomo e animale è altamente coinvolgente, intima e intensa. Gli studi si sono focalizzati anche sui benefici a lungo termine, poiché l'adozione di un animale è un impegno pluriennale. Le ricerche confermano che la riduzione dello stress e l'aumento dei comportamenti prosociali non si esauriscono nelle prime fasi post-adozione, ma perdurano finché l'animale condivide gli spazi di vita con la persona autistica e la sua famiglia.

Prospettive Neurobiologiche e l'Importanza dell'Interazione Interspecie
Una persona autistica può percepire gli stimoli del mondo esterno in maniera molto diversa dagli individui neurotipici, il che può portare a livelli di stress maggiori, poiché il mondo è spesso strutturato per una persona neurotipica. Tuttavia, la semplice presenza di un animale sembra poter mitigare questo effetto. Recenti studi hanno dimostrato come la presenza di animali possa ridurre lo stress nei bambini autistici. Questi bambini mostrano livelli di attivazione maggiori rispetto ai bambini neurotipici, a meno che gli animali non siano presenti. Quando i bambini autistici si trovano in compagnia dei loro compagni a quattro zampe, i loro livelli di stress diventano comparabili a quelli dei bambini con sviluppo tipico.
Inoltre, ricerche condotte con tecniche di neuroimaging hanno rivelato che, mentre i giovani neurotipici mostrano risposte cerebrali simili sia alle facce umane che a quelle animali, i giovani autistici manifestano risposte più intense alle facce animali, confermando l'importanza della relazione interspecie nella loro vita.
Temple Grandin: Un Faro di Comprensione nell'Autismo e nel Benessere Animale
Quando si parla di autismo e animali, è impossibile non citare Temple Grandin, professoressa di scienze zootecniche alla Colorado State University e persona autistica. Grandin è una delle massime esperte mondiali di benessere animale, applicato alla progettazione di attrezzature per la gestione del bestiame, e un punto di riferimento per la comunità autistica. Da sempre, si batte sia per i diritti degli animali che per quelli delle persone autistiche.
Durante la sua infanzia, Temple Grandin fu considerata "disabile" e destinata a vivere in un istituto. Fortunatamente, all'età di 14 anni, si trasferì con la madre e il suo nuovo compagno in un ranch in Arizona, dove entrò per la prima volta in contatto con il bestiame e il mondo dell'allevamento. A 18 anni, progettò e realizzò la sua "macchina degli abbracci" (hug machine), una struttura che le procura una sensazione paragonabile a quella di un abbraccio. L'idea le venne osservando l'effetto calmante che uno spazio ristretto aveva sugli animali durante le visite veterinarie, pensando che una situazione simile potesse procurare sensazioni piacevoli anche a lei.

Grandin iniziò a farsi conoscere dopo che Oliver Sacks la descrisse nel suo racconto "Un antropologo su Marte". Ha iniziato a lavorare negli allevamenti americani negli anni '70, periodo in cui non esistevano normative a tutela degli animali. Grazie al suo lavoro, sono stati fatti progressi significativi nel campo del benessere animale, tanto che la sua vita è stata oggetto di un film e di un documentario.
La Complessità e le Sfide nel Rapporto con gli Animali
Il rapporto con gli animali, sebbene più complesso e difficile, può essere anche più gratificante e maturante rispetto a quello che i bambini con sintomi di autismo possono ottenere dagli oggetti inanimati. Gli animali sono capaci di attenzione e possono comunicare segnali di affetto e amicizia. Per quanto riguarda animali dotati di socievolezza e buone capacità affettive e relazionali verso gli esseri umani, come delfini, cani, gatti o cavalli, il rapporto con bambini autistici può essere molto positivo e ricco di stimoli.
Tuttavia, è fondamentale ricordare che la presenza costante di un rapporto caldo, pieno, gratificante e gioioso con esseri umani, e soprattutto con i propri genitori, rappresenta l'humus indispensabile per la crescita e la maturazione dell'Io di questi bambini. Inoltre, questo rapporto con gli animali è utile e si può instaurare efficacemente solo quando i bambini hanno compiuto un percorso maturativo che li ha aiutati non solo a non avere paura di uno specifico animale, ma anche a saper relazionarsi con esso. In caso contrario, vi è il rischio di accentuare i loro timori o di provocare traumi nell'animale, che potrebbero portare a maggiore irrequietezza e aggressività.
Non bisogna inoltre pretendere troppo da questi bambini. Ad esempio, immaginare che debbano prendersi cura di un gattino o di un cagnolino comprato per loro potrebbe essere irrealistico, poiché spesso nemmeno i bambini "normodotati" assumono comportamenti responsabili in tal senso. Aspettarsi troppo potrebbe comunicare loro delusione e irritazione.
Un esempio emblematico di questa difficoltà è la storia del padre di Salvatore, alla costante ricerca di una cura per il figlio autistico. Dopo aver sentito dei benefici dei cani nel stimolare le capacità sociali e relazionali, portò a casa un cane, sicuro del suo effetto curativo. Purtroppo, il bambino aveva terrore dell'animale, cercando in ogni modo di evitarlo e chiudendosi nella sua stanza. La situazione, aggravata dalla riluttanza della moglie a prendersi cura del cane, portò a un peggioramento generale, con il cane che fu riportato al negozio dopo appena un mese.

Questo episodio, tratto dal libro di Emidio Tribulato "Bambini da liberare - Una sfida all’autismo", sottolinea l'importanza di un approccio graduale e individualizzato, evitando aspettative irrealistiche che possono ostacolare, anziché favorire, la relazione tra il bambino autistico e l'animale.
L'Esplorazione delle Personalità negli Invertebrati: Un Nuovo Orizzonte
Il campo della ricerca sulle personalità animali si sta espandendo ben oltre i vertebrati, includendo anche gli invertebrati. È possibile riconoscere e studiare la personalità di un polpo? Le personalità negli animali possono essere intese come differenze individuali in tratti comportamentali che perdurano nel tempo e sono coerenti in diverse situazioni, indipendentemente da fattori come sesso o età. Questo aspetto, un tempo trascurato, ha guadagnato notevole interesse scientifico.
La maggior parte degli studi si è concentrata sui vertebrati, ma le ricerche sugli invertebrati sono in significativo aumento. La scarsità di studi sulle personalità degli invertebrati in passato può essere attribuita alla tendenza a considerarli come "minirobot che rispondono in modo stereotipato agli stimoli", presentando poche differenze comportamentali individuali.
Tuttavia, la personalità emerge soprattutto nella risposta allo stress, inteso come l'insieme delle sfide sociali e ambientali che gli animali affrontano quotidianamente. I meccanismi fisiologici alla base della risposta allo stress sono simili tra vertebrati e invertebrati e molto conservati dall'evoluzione.
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Gli studi sulla personalità degli invertebrati, pur essendo ancora in numero minore rispetto a quelli sui vertebrati, riguardano principalmente artropodi (in particolare insetti), seguiti da cnidari e molluschi. La metodologia classica impiegata include il "test della boldness" (audacia), che osserva come un animale prende decisioni in situazioni di rischio. Questo può includere "test di allerta" (rimozione del coperchio di una vasca), "test di pericolo" (toccando gli individui con un bastoncino) e "test di predazione" (osservando le reazioni di fronte a una preda viva).
Un altro esempio di studio delle personalità negli invertebrati riguarda gli anemoni di mare. Il pomodoro di mare (Actinia equina), ad esempio, ritrae i suoi tentacoli quando disturbato. Uno studio del 2011 ha utilizzato questo comportamento, "spaventando" alcuni anemoni con getti d'acqua.
Personalità e Stili Cognitivi negli Invertebrati
Un campo affascinante e controverso è lo studio delle personalità animali in relazione agli "stili" cognitivi. Ogni individuo apprende in modi e a velocità diverse, e questo potrebbe essere legato alla sua personalità; ad esempio, un animale timido, poco incline all'esplorazione o alla curiosità, potrebbe avere minori opportunità di apprendimento. In uno studio su Camponotus aethiops (una specie di formica), sono state definite le personalità in base alla tendenza all'esplorazione, all'aggressività e alla socialità. I risultati hanno indicato che il compito era svolto meglio dalle formiche meno esploratrici, probabilmente perché, in natura, questi individui dedicano più tempo al controllo dell'ambiente circostante, imparando associazioni, come quella tra l'odore di una pianta e la presenza di nettare.
Le informazioni sulla correlazione tra apprendimento e personalità hanno prodotto risultati controversi. Studiare la personalità degli animali ha diverse applicazioni importanti, come la programmazione di interventi di conservazione delle specie sugli individui che, in base alla loro personalità, hanno maggiori probabilità di successo. Le ricerche sulla personalità animale possono anche consentire lo studio dei meccanismi di risposta allo stress e di altri aspetti biologici, anche nella specie umana. Questi studi forniscono inoltre informazioni su come le forze evolutive abbiano portato alla selezione di determinate personalità in circostanze specifiche.
Altri aspetti influenzati dalla personalità, che aprono la strada a nuovi filoni di ricerca, sono meno immediati da intuire: oltre alla correlazione con gli stili di apprendimento, le personalità possono influenzare il ruolo ecologico di un animale. Un recente studio pubblicato su Ecology Letters ha indagato il ruolo ecologico degli animali in base ai loro fenotipi dispersivi, ossia su come la personalità degli animali (in questo caso, piccoli mammiferi) influenzi la scelta di raccogliere determinati tipi di semi e dove e quanto distanti questi vengano poi nascosti.
Nei gruppi animali, compresi quelli della nostra specie, la personalità rimane in qualche modo compressa, ma una maggiore o minore conformità può avere impatti diversi sulla prestazione del gruppo. Questo è particolarmente interessante pensando agli insetti eusociali come le formiche e le api, dove la personalità dei singoli individui deve conciliarsi con l'essere parte di un unico superorganismo. L'ipotesi di partenza è che la personalità delle colonie sia il risultato della media dei singoli individui che la compongono.
La personalità negli insetti eusociali non è l'unico campo in cui gli invertebrati permettono ricerche uniche. Parassitismo, metamorfosi, riproduzione asessuale o altri comportamenti riproduttivi come il cannibalismo sessuale sono tutti elementi rari, se non assenti, nei vertebrati. Nel caso di caratteristiche condivise, è possibile anche un confronto tra i due gruppi di animali. La metamorfosi, ad esempio, presente tipicamente negli anfibi (un taxon di vertebrati) e negli insetti, offre spunti di riflessione. La personalità di un girino corrisponde a quella della rana adulta? E quella di un bruco a quella della farfalla? La ricerca in questo campo è ancora agli esordi, ma alcuni lavori cominciano a fornire i primi dati. Nel 2012, gli ecologi Alexander Wilson e Jens Krause hanno osservato che la personalità dei diversi girini, caratterizzata dai livelli di attività, esplorazione e aggressività, si riscontra anche nello stadio adulto. Una rassegna pubblicata l'anno scorso ripercorre gli studi sulla relazione tra personalità e metamorfosi negli insetti, che hanno portato a risultati contrastanti.
L'esplorazione delle personalità negli invertebrati apre nuove prospettive sulla complessità del comportamento animale e sulle potenziali applicazioni in campi come la conservazione e la comprensione delle risposte allo stress, offrendo parallelismi e differenze che arricchiscono la nostra visione del mondo naturale.
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