Alzheimer e Demenza Senile: Distinguere i Due Termini per una Maggiore Chiarezza

Spesso si tende a far confusione tra termini che indicano danni legati allo stato mentale. Si parla frequentemente di demenza e morbo di Alzheimer, ma è facile usare un termine per l'altro, creando un'omogeneità che non sempre corrisponde alla realtà clinica. È fondamentale comprendere che la demenza non è una singola malattia, ma una sindrome, mentre l'Alzheimer è una specifica patologia che rientra in questa più ampia categoria.

La Demenza: Una Sindrome Complessa

Con il termine generico di "demenza" non si indica quindi una malattia specifica, ma piuttosto una vasta gamma di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità intellettive. Per essere attribuibili alla demenza, i sintomi devono essere però sufficientemente gravi da ridurre la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane. La demenza rappresenta una macrocategoria di patologie di matrice organica neurologica che prevede una degenerazione graduale e irreversibile dell'apparato neurologico. In ambito clinico, il termine "demenza" è spesso sostituito da "Disturbo Neurocognitivo Maggiore" (DNC), un termine che funge da macrocategoria al cui interno possiamo trovare diverse specificità.

Schema che illustra la demenza come categoria generale con diverse tipologie sottostanti

In particolare, le funzioni da tenere d’occhio sono la memoria, la comunicazione e il linguaggio, la capacità di prestare attenzione e di concentrarsi, il ragionamento e la percezione visiva. Le persone affette da demenza possono avere problemi per esempio con la memoria a breve termine: può capitare di non sapere dove si trovano borse o portafogli, di scordarsi di pagare le bollette, di pianificare e preparare i pasti. Le cellule cerebrali subiscono danni tali da interferire con la capacità di comunicare tra loro normalmente. Questo “cortocircuito” ha effetti importanti sul pensiero, sul comportamento e sulle sensazioni percepite da chi soffre di demenza.

Il cervello ha molte regioni distinte, ciascuna delle quali è responsabile di diverse funzioni (per esempio, la memoria, il giudizio e il movimento). La demenza racchiude tutta una serie di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità cognitive. La diagnosi può essere fatta solo nel caso in cui i sintomi siano tanto gravi da compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane. Le funzioni da tenere sotto controllo sono soprattutto quelle legate alla memoria e al linguaggio; solitamente sono compromesse anche la capacità di concentrarsi e di prestare attenzione.

La demenza è un sindrome composta da sintomi cognitivi, comportamentali e funzionali, che non sono ancora associati a una diagnosi definitiva e di cui non si conoscono ancora le cause. Il termine demenza non indica una specifica malattia, in quanto ne esistono diverse tipologie. La demenza è un termine generico utilizzato per descrivere un gruppo di disturbi la cui caratteristica clinica primaria è un declino nelle funzioni cognitive. Il declino può avvenire nell’area attentiva, nelle funzioni esecutive, nella memoria, nel linguaggio, ecc. La compromissione delle funzioni cognitive non si presenta alla nascita o nelle fasi iniziali della vita, ma rappresenta un declino rispetto ad un livello di funzionamento precedentemente raggiunto ed è sufficientemente grave da interferire con l'indipendenza nella vita quotidiana.

Le demenze sono una categoria generale di patologie di matrice organica neurologica che prevede una degenerazione graduale e irreversibile dell'apparato neurologico mentre l'Alzheimer è una patologia che rientra nelle demenze ed è quindi anch'essa una specifica patologia degenerativa dell'apparato neurologico. Con demenza si intende una categoria di malattie caratterizzato da un declino delle facoltà mentali sufficientemente grave da interferire con la vita quotidiana. Le facoltà mentali interessate possono riguardare la memoria, l'attenzione, il comportamento e il controllo degli impulsi. Normalmente è possibile dividere le demenze per tipologia di decorso, ossia di sviluppo nell'arco del tempo. Abbiamo quindi le demenze degenerative, caratterizzate da una progressione di gravità nel danneggiamento cerebrale e delle conseguenti funzioni, o non degenerative, caratterizzate da un quadro relativamente stabile nel corso del tempo.

Il Morbo di Alzheimer: La Forma Più Comune di Demenza

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza. Provoca problemi di memoria, pensiero e comportamento. In genere i sintomi si sviluppano lentamente e peggiorano con il passare del tempo, diventando talmente gravi da interferire con le attività quotidiane. L’Alzheimer non è un normale elemento di invecchiamento, ma avere più di 65 anni rappresenta il fattore di rischio maggiore. E non è solo una patologia della vecchiaia: circa il 5% delle persone che ne sono colpite ha avuto un’insorgenza precoce della malattia, cioè tra i 40 e i 50 anni o tra i 50 e i 60 anni.

Illustrazione stilizzata di un cervello con aree evidenziate che rappresentano le zone colpite dall'Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa che si manifesta soprattutto dopo i 65 anni. Alla base della malattia ci sono alcuni difetti genetici che favoriscono la sintesi di due proteine, la beta-amiloide e la tau, che favoriscono la formazione di ammassi in grado di distruggere i neuroni. Chi soffre del morbo di Alzheimer ha forti disturbi della memoria recente, avverte difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, accusa problemi di concentrazione. I disturbi cognitivi possono essere accompagnati da difficoltà motorie.

La demenza di tipo Alzheimer è una specifica tipologia di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile, in cui sono prevalenti placche amiloidi e ammassi neurofibrillari nel cervello. Sintomi: afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé, problemi nel comportamento. Il morbo di Alzheimer è una specifica tipologia di demenza, le demenze sono varie ed hanno in comune un deterioramento delle funzioni cerebrali. La malattia di Alzheimer o morbo di Alzheimer è la più comune causa di demenza, di cui rappresenta il 50-60 per cento dei casi, secondo gli studi statistici più recenti.

Il morbo di Alzheimer è la più comune forma di demenza degenerativa che si manifesta soprattutto dopo i 65 anni. Chi soffre del morbo di Alzheimer ha forti disturbi delle memoria recente, avverte difficoltà di orientamento nello spazio e nel tempo, accusa problemi di concentrazione. I disturbi cognitivi possono essere accompagnati da difficoltà motorie. In termini epidemiologici, la terza forma è rappresentata dalla demenza da corpi di Lewy, il cui profilo è simile a quello del morbo di Alzheimer. Ma in questo caso compaiono anche i segni del parkinsonismo: tremore e rigidità muscolare.

Il morbo di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da proteine che si accumulano in maniera anomala nel cervello, che determinano una tossicità e che causano la morte progressiva dei neuroni. I sintomi iniziali tipicamente riguardano il dominio cognitivo della memoria (che si manifestano, ad esempio, con la difficoltà nel… L’Alzheimer è una malattia che è causata da una marcata atrofia cerebrale e dall’accumulo di placche di beta-amiloide nel cervello e di grovigli di una proteina chiamata TAU. La diagnosi di malattia di Alzheimer è molto complessa e prevede la collaborazione tra diversi professionisti.

Altre Tipologie di Demenza

Oltre al morbo di Alzheimer, esistono altre forme di demenza. Il secondo tipo più comune di demenza è quella vascolare, che insorge dopo un ictus. Le demenze vascolari hanno invece una causa diversa: sono provocate da piccoli infarti ripetuti che portano alla distruzione progressiva del tessuto cerebrale, ma alla base possono esserci anche patologie cardiovascolari croniche.

Schema che illustra le diverse cause della demenza vascolare

Ci sono anche altre condizioni che possono provocare sintomi di demenza. Alcune forme sono reversibili, come per esempio quelle causate da problemi di tiroide, depressione, abuso di alcol, carenze vitaminiche. Tra le forme di demenza rientrano anche la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy. Quest'ultima, in termini epidemiologici, rappresenta la terza forma più diffusa e presenta un profilo simile a quello del morbo di Alzheimer, ma con la comparsa di segni di parkinsonismo come tremore e rigidità muscolare. Chi ne soffre, inoltre, avverte allucinazioni importanti, che spesso non rispondono agli psicofarmaci, e disturbi del sonno nella fase REM: spesso questi pazienti fanno sogni vivaci a contenuto angosciante.

I sottotipi dei “disturbi neurocognitivi” (questo il nome di tale classe di disturbi nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali quinta edizione o DSM-5) possono essere dovuti a malattia di Alzheimer, frontotemporale, a corpi di Lewy, vascolare, dovuto a trauma cranico, indotto da sostanze o farmaci, dovuto a morbo di Parkinson, ecc.

Diagnosi e Percorsi Terapeutici

Per una buona diagnosi, il consiglio è quello di rivolgersi ad un neurologo o presso un centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze. Esiste ora la possibilità presso ospedali e cliniche di alto valore aggiunto. I medici devono raccogliere informazioni sulla storia del paziente (anamnesi), sui suoi comportamenti, eseguire una valutazione delle capacità funzionali e cognitive e prescrivere test di laboratorio e/o, se necessario, esami strumentali (per esempio la TAC).

Demenza senile vs Alzheimer (ep.3)

Le procedure per una diagnosi delle due forme di decadimento cognitivo e fisico sono molto simili. Per diagnosticare la malattia di Alzheimer e la demenza sono previste diverse indagini, non sempre lineari o uguali per tutti. A seconda del sottotipo di demenza, ad es. Alzheimer, vascolare, Corpi di Lewy, ecc. è opportuno effettuare una valutazione ad ampio spettro, quindi neuropsicologica, diagnostica e anamnestica per avere un quadro della sintomatologia esistente. È importante nel quadro di valutazione integrare una valutazione neurologica, degli esami strumentali come PET e fMRI e una valutazione neuropsicologica completa per comprendere le aree cognitive coinvolte (e sopratutto il grado di modificazione rispetto a abilità precendenti).

I Centri per disturbi cognitivi e demenze rappresentano il riferimento specialistico per le persone malate e i familiari. Si accede con impegnativa del medico di famiglia. Sono diffusi in tutto il territorio regionale (complessivamente 61): garantiscono visite ed approfondimenti necessari per una diagnosi tempestiva, particolarmente importante per intervenire nelle prime fasi della malattia e cercare di ritardarne, con opportune terapie, l’evoluzione; offrono servizi assistenziali, compresi approfondimenti diagnostici richiesti dal medico di famiglia per l'erogazione gratuita di farmaci, e consulenze neuropsicologiche, monitorano l’erogazione dei farmaci, definiscono percorsi per la riabilitazione cognitiva. Coordinano le attività assistenziali della rete dei servizi coinvolti. Nei Centri per disturbi cognitivi e demenze operano medici (geriatri, neurologi, psichiatri), neuropsicologi (per la valutazione cognitiva), psicologi (anche per il sostegno alla famiglia), infermieri, esperti in stimolazione cognitiva.

Sebbene ad oggi non esistano interventi farmacologici in grado di arrestare la patologia dell'Alzheimer, alcune molecole in commercio ne provocano un iniziale, purtroppo non definitivo, rallentamento. Sarebbe tuttavia gravemente errato pensare di non potersi prendere cura della persona solo perché colpita da una patologia ad oggi non guaribile: esistono molteplici interventi che, laddove applicati con tempestività, consentono di migliorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari.

Alzheimer, Demenza Senile e Invecchiamento Cerebrale

Circa il 60%-80% degli anziani che soffre di demenza senile ha anche una diagnosi di malattia di Alzheimer. Questo crea confusione, portando demenza e Alzheimer a essere spesso usate come sinonimi: in realtà la prima è classificabile come sindrome, la seconda come vera e propria malattia, caratterizzata dalla degenerazione del tessuto cerebrale.

Grafico a torta che mostra la percentuale di pazienti con demenza senile che presentano anche diagnosi di Alzheimer

È importante distinguere tra le vere demenze (come l'Alzheimer, quella a corpi di Lewy, quella frontotemporale), malattie che insorgono non necessariamente in età molto avanzata e per le quali esistono al momento assai limitati interventi terapeutici e preventivi, e i cosiddetti “deterioramenti cognitivi” propri dell’età senile. Questi ultimi sono fenomeni di progressivo invecchiamento cerebrale che possono giungere infine a soddisfare i criteri per una diagnosi di demenza, ma che non è detto abbiano gli stessi percorsi patogenetici.

Ricordiamo che Frau Auguste, la signora su cui il Prof. Alzheimer fece per primo una diagnosi della malattia che porta il suo nome, aveva 50 anni. Oggi, fortunatamente, se apriamo un ambulatorio dedicato al deterioramento cognitivo e alla demenza i pazienti afferenti hanno un’età media ben superiore agli 80 anni. Poi naturalmente ci sono pazienti con demenze a insorgenza molto precoce (65-70 anni), talora sulla base di una predisposizione genetica, ma la maggior parte delle demenze che vediamo incidono sopra gli 80 anni.

La parola “demenza” è un termine generico. La Malattia di Alzheimer è una tra le varie forme di demenza che possono colpire un paziente. Ce ne sono anche altre, come la Demenza vascolare, la Demenza a corpi di Lewy, le demenze fronto-temporali ed altre ancora. Da un punto di vista clinico possono differire tra loro per vari aspetti. Ad esempio, le funzioni cognitive colpite, il decorso, l’impatto sull’autonomia e il grado/tipo di coinvolgimento della dimensione comportamentale (come l’umore, la presenza di deliri allucinazioni o altro ancora).

Con demenza si intende un declino progressivo delle funzioni cognitive, come la memoria, il linguaggio e le capacità di ragionamento e giudizio, ma anche possibili cambiamenti di personalità. La malattia di Alzheimer è un tipo di demenza che si distingue per la degenerazione del tessuto cerebrale, con perdita di cellule nervose, l’accumulo di una proteina chiamata beta-amiloide e sviluppo di intrecci neurofibrillari.

Con "demenza" si intende una categoria piuttosto ampia di diverse patologie caratterizzate da declino cognitivo. Ad esempio ne fanno parte le demenze vascolari, le demenza a corpi di Lewy. Ogni demenza ha delle proprie caratteristiche, un pattern sintomatologico che comporta sia danni strutturali al sistema nervoso sia danni cognitivi. Per poter differenziare le varie demenze c'è necessità di indagini anamnestiche, strumentali (es.

La parola “demenza” non indica una specifica malattia, ma è un temine generico utilizzato per descrivere un gruppo di disturbi la cui caratteristica clinica primaria è un declino nelle funzioni cognitive. Il declino può avvenire nell’area attentiva, nelle funzioni esecutive, nella memoria, nel linguaggio, ecc. La compromissione delle funzioni cognitive non si presenta alla nascita o nelle fasi iniziali della vita, ma rappresenta un declino rispetto ad un livello di funzionamento precedentemente raggiunto ed è sufficientemente grave da interferire con l'indipendenza nella vita quotidiana.

Fattori di Rischio e Stili di Vita

Sebbene l'età avanzata sia il principale fattore di rischio per l'Alzheimer, altri elementi possono incidere sulla salute cognitiva. Un fattore che conta in modo importante è il livello d’istruzione. Inoltre, non dimentichiamo l’effetto devastante che possono avere una depressione o in generale i traumi affettivi e/o economici importanti dai quali magari non ti risollevi, che possono incidere pesantemente sul piano psico cognitivo. E aggiungiamo l’alcolismo, l’uso prolungato di sostanze, le droghe, che favoriscono enormemente la comparsa di quadri pseudo demenziali.

Un’attività fisica regolare, praticare uno sport, persino un’attività ricreativa con un modesto impegno fisico, sono associate a un minor rischio di deterioramento cognitivo. È palese che chi fa attività fisica ha uno stile di vita complessivo completamente diverso da una persona sedentaria. Ma ancora più apprezzabile è l’attività mentale dopo il ritiro dal lavoro. La vita sociale ha un’importanza enorme. Anche l’attività fisica di cui parlavamo è legata al fatto che si esce di casa, si ha un appuntamento, si parla con qualcuno. Le limitate possibilità di contatto con amici a questa età per ovvi motivi logistici sono certamente un elemento critico nell’invecchiamento di molte persone che patiscono questo isolamento forzoso.

Dobbiamo considerare anche un altro aspetto che rende problematico il riconoscimento “certo” di queste entità cliniche. A differenza di molte altre malattie per le quali esiste una ragionevole certezza diagnostica legata ad esempio alla biopsia o a rigorosi criteri strumentali e bioumorali, nel caso del deterioramento cognitivo la diagnosi può solo basarsi su indagini radiologiche indirette, sul dosaggio di alcuni marcatori e sulla valutazione clinica, nel complesso non sempre così affidabili in un ambito eterogeneo e mutevole come quello del declino cognitivo legato a scolarità, istruzione, stile di vita e molte altre variabili ambientali. Tra l’altro, a complicare ulteriormente le cose, sappiamo che esistono cervelli normofunzionanti nonostante la presenza di alterazioni riconoscibili alla TC o alla RM e, di contro, cervelli malfunzionanti che non necessariamente maggiori alterazioni neuro e vasculodegenerative rispetto a quelle riscontrate in chi ha un cervello ben funzionante. Quindi è un terreno estremamente complesso, anche in ragione dell’età alla quale si presentano oggi i nostri pazienti.

Supporto ai Caregiver e alla Famiglia

È importante considerare chi si prende cura del malato. Lo stato dovrebbe identificare nel famigliare un surrogato del Servizio Sanitario, che gratuitamente si faccia carico di un paziente malato, creando un altro malato e disagiato economico, è un atteggiamento non accettabile. La famiglia che si occupa del malato dovrebbe, anzi deve, essere supportata economicamente perché fa risparmiare soldi al Servizio Sanitario; il compenso dovrebbe essere comparabile al costo di una badante H24.

La comparsa di uno o più di questi comportamenti, soprattutto quando in forma avanzata e ricorrente, può rendere difficile per la famiglia prendersi adeguatamente cura del proprio caro. Presso strutture specializzate, operano équipe medico-sanitarie specializzate nella tutela e nel benessere degli ospiti affetti da Alzheimer nel pieno rispetto dell’unicità e della dignità di ogni persona.

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