Disturbi Alimentari: Un'Emergenza Silenziosa che Colpisce Bambini e Adolescenti

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano una piaga sempre più diffusa nella società contemporanea, con un allarmante aumento dei casi tra bambini e adolescenti. In Lombardia, si stima che i pazienti intercettati dai servizi socio-sanitari siano quasi 21.000 quest'anno, un dato che riflette una crescita esponenziale, stimata tra il 30% e il 40%, a partire dalla pandemia di COVID-19. L'anoressia nervosa, la bulimia, il binge eating e il disturbo evitante/restrittivo dell'assunzione di cibo (ARFID) sono solo alcune delle manifestazioni di questa complessa emergenza sanitaria.

Ragazzi che fanno un flashmob con fiocchi lilla per sensibilizzare sui disturbi alimentari

L'Allarme Rosso dei Disturbi Alimentari in Lombardia

Le statistiche più recenti dipingono un quadro preoccupante: tra il 2019 e il 2023, si sono registrati quasi quindicimila casi di disturbi alimentari in Lombardia. Le previsioni per l'anno in corso indicano che questo numero potrebbe avvicinarsi alle 21.000 persone, considerando solo coloro che vengono intercettati dai servizi socio-sanitari. Alessandro Albizzati, responsabile della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, sottolinea come si tratti di un "numero realistico", evidenziando la complessità delle situazioni che si presentano.

I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione spaziano dall'anoressia, che colpisce quasi la metà dei casi censiti nel periodo pandemico, alla bulimia (circa 2.800 casi). Sebbene in generale tre pazienti su quattro siano femmine, per questi due disturbi principali la percentuale sale al 90%. Esistono tuttavia altre condizioni, come il binge eating (abbuffate compulsive) e il disturbo evitante o ARFID, oltre a una categoria ampia di "disturbi alimentari non altrimenti specificati" (NAS).

DISTURBI ALIMENTARI, DOPO LA PANDEMIA AUMENTATI DEL 40% | 15/03/2023

Un Quadro Clinico Sempre Più Complesso e Interconnesso

Ciò che emerge con maggiore preoccupazione, accanto all'aumento dei pazienti, è lo sfumare dei confini tra i DCA e altre condizioni psichiatriche. "Rispetto a qualche anno fa, nella popolazione minorenne vediamo modalità di presentazione che si spostano su quadri sintomatologici differenti," spiega Albizzati. Spesso, la manifestazione di un disturbo alimentare si accompagna a episodi di autolesionismo e, in alcuni casi, a tentativi di suicidio. È un dato allarmante se si considera che il suicidio è la seconda causa di morte tra i 14 e i 19 anni in Italia e in Europa.

Questo intreccio di problematiche richiede interventi "sfaccettati". In alcuni momenti, possono emergere comportamenti legati a disturbi d'ansia, che portano le pazienti a farsi del male o ad avere attacchi di panico. In altri, l'attenzione deve concentrarsi sul disturbo alimentare stesso, riconosciuto come un problema psichiatrico, psicosociale e organico, essenziale per evitare danni sistemici. A complicare ulteriormente il quadro, si osserva spesso l'uso e l'abuso di farmaci e droghe, con internet che si configura come un "supermercato di sostanze illegali".

La Guarigione è Possibile: L'Importanza dell'Intervento Precoce

Nonostante la gravità della situazione, i disturbi alimentari sono curabili. In Lombardia, sono stati effettuati "grandi investimenti" per far fronte all'emergenza della salute mentale in età evolutiva, con la creazione di comunità terapeutiche, unità di ricovero, strutture intermedie e centri diurni. L'intervento precoce è la chiave per aumentare le possibilità di guarigione e ristabilire condizioni di crescita adeguate. Se un tempo l'intervallo tra l'esordio della malattia e la presa in carico poteva essere di tre anni, oggi questo tempo si è "decisamente ridotto".

La neuropsichiatria infantile si occupa di pazienti con un'organizzazione cerebrale, psichica e sociale in continua evoluzione, un processo che può essere interrotto dallo sviluppo di un DCA. La guarigione completa è un obiettivo raggiungibile, ma richiede un approccio multidisciplinare e tempestivo.

Diagramma che illustra le diverse tipologie di disturbi alimentari

Storie di Resilienza: Dalla Malattia alla Rinascita

Le testimonianze di chi ha affrontato e superato questi disturbi sono fondamentali per comprendere la gravità della malattia e la speranza di guarigione. Marta, nome di fantasia, racconta come il suo percorso di "riabilitazione nutrizionale" sia stato un vero e proprio "riprogrammare il cervello", imparando nuovamente a mangiare dopo dieci anni di malattia. La sua esperienza evidenzia come la narrazione mediatica spesso si concentri sul peso minimo raggiunto o sulle restrizioni caloriche, tralasciando la complessità psichiatrica e le ricadute fisiche, a volte "irreparabili", come i danni permanenti al cardias o ai denti.

Aurora Caporossi, affetta da anoressia nervosa a 16 anni, ha fondato Animenta, un'associazione per la sensibilizzazione e l'informazione sui DCA, e la startup Comestai, che utilizza la tecnologia per facilitare l'accesso a percorsi terapeutici. La sua storia di rinascita sottolinea l'importanza di agire subito e chiedere aiuto specialistico.

La madre di A., una sedicenne in cura presso l'Ospedale Bambin Gesù di Roma per anoressia nervosa, descrive il difficile percorso della figlia, iniziato con un desiderio di dimagrimento apparentemente innocuo, ma evoluto in un'ossessione per la dieta, fino a un peso di 47 kg a settembre e 44 kg al momento del ricovero. I sintomi, come il vomito autoindotto, l'uso di lassativi, il nascondere il cibo e l'eccessiva attività fisica, erano campanelli d'allarme che, purtroppo, non sempre vengono colti tempestivamente. La diagnosi di "anoressia nervosa" è arrivata solo dopo un ricovero d'urgenza, evidenziando una grave brachicardia con 35 battiti al minuto.

Infografica che mostra l'aumento dei casi di disturbi alimentari dopo la pandemia

Un Percorso di Cura Ancora Incompleto: Il Divario Nord-Sud

Nonostante i progressi e le storie di successo, il panorama dell'assistenza ai DCA presenta ancora criticità significative, in particolare un marcato "gap Nord-Sud". Mentre alcune regioni come Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Veneto vantano reti di cura complete, altre, pur disponendo di buone strutture ospedaliere, soffrono di una carenza di ambulatori pubblici. In tutto il Paese, si stima che servirebbero almeno 300 centri per garantire una rete completa, mentre attualmente si è "a metà percorso". Questo porta a un'elevata mobilità dei pazienti che, se possono permetterselo, si spostano per cercare risposte adeguate, a proprie spese.

I dati dell'Istituto Superiore di Sanità indicano la presenza di 232 strutture sul territorio nazionale, ma solo la metà è abilitata a prendere in carico la fascia d'età tra i 7 e i 12 anni, un'ulteriore criticità dato l'abbassamento dell'età di insorgenza dei disturbi.

Nuovi Disturbi e Segnali d'Allarme: Come Riconoscere e Intervenire

L'età di insorgenza dei disturbi della nutrizione continua ad abbassarsi e si assiste all'emergere di "novità" che richiedono un intervento precoce, come l'ARFID (Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo). Questo disturbo, che interessa il 5-14% dei bambini, si manifesta con l'evitamento di specifici alimenti per caratteristiche sensoriali o per la paura di soffocare o vomitare.

I primi segnali di un possibile DCA vanno oltre il cambiamento fisico. "Certo il corpo cambia, ma soprattutto cambiano i pensieri: diventano ossessivi, si diventa irritabili, rabbiosi," spiega Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra. L'isolamento sociale è un altro segnale d'allarme importante.

È fondamentale che i genitori e gli educatori siano informati e attenti. "Di evitare qualsiasi consiglio su corpo e peso," ammonisce Aurora Caporossi. "Altro consiglio è informarsi per capire cosa accade, anche attraverso le storie degli altri."

Mappa dell'Italia che evidenzia la distribuzione dei centri specializzati per i disturbi alimentari

La Prevenzione e il Ruolo delle Associazioni

La prevenzione gioca un ruolo cruciale nella lotta contro i DCA. Associazioni come Animenta, con i suoi 300 volontari e 114 esperti, raggiungono migliaia di ragazzi nelle scuole e organizzano attività per sensibilizzare e informare. "Proviamo a spiegare che i disturbi alimentari partono dalle emozioni e nascondono un dolore," chiarisce Aurora Caporossi. "I DA sono un sintomo, dobbiamo riprogrammare la comunicazione. L'obiettivo delle nostre attività è questo: curare un dolore."

Le associazioni offrono un supporto prezioso alle famiglie, colmando un vuoto nell'assistenza, fornendo risposte e orientamento. Animenta, ad esempio, si propone come un luogo dove "non c'è la lista d'attesa" e dove si cerca di far capire ai familiari che "i genitori non hanno colpa", poiché i DCA sono patologie multifattoriali.

L'Importanza di un Approccio Multidisciplinare

Per affrontare efficacemente i disturbi alimentari, è indispensabile un approccio multidisciplinare. "Nei DA ci vogliono equipe multidisciplinari: chiedere aiuto è il nocciolo di tutto perché inizialmente l'ossessione di controllo del peso genera fiducia e conforto," sottolinea Erzegovesi. La collaborazione tra specialisti come psicologi, nutrizionisti, psichiatri e medici è fondamentale per offrire percorsi terapeutici mirati e completi.

La guarigione è un percorso lungo ma possibile. Le statistiche mostrano che le remissioni totali arrivano all'80% per l'anoressia nervosa e al 70% per la bulimia. Tuttavia, un significativo 30% di coloro che non trovano risposte adeguate o vicine a casa rischia di rifiutare le cure, di incorrere in recidive o di vedere la patologia modificarsi in altra direzione. Per questo, la strutturazione di una rete adeguata di assistenza su tutto il territorio nazionale rimane una priorità assoluta per contrastare questa emergenza sanitaria giovanile.

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