Addio a Freud: Le Ragioni di Jung e la Nascita di una Nuova Psicologia

La pubblicazione del "Libro Rosso" di Carl Gustav Jung ha segnato un evento editoriale di rara importanza, offrendo uno sguardo inedito e profondo sulle origini del pensiero junghiano e sulla sua complessa relazione con Sigmund Freud. Lungi dall'essere un semplice discepolo, Jung si rivela come un pensatore autonomo, la cui traiettoria intellettuale è stata profondamente segnata da un drammatico, ma fecondo, confronto con il proprio mondo interiore e con le correnti di pensiero del suo tempo. L'opera, un'esplorazione intima e visionaria, fornisce la prova definitiva che Jung possedeva già una solida formazione e convinzioni proprie ancor prima del suo incontro con Freud, delineando un percorso che, pur partendo da premesse comuni, divergerà radicalmente, dando vita a una psicologia del profondo plurale e in continua evoluzione.

La Rottura con Freud: Un Viaggio Interiore

La genesi del "Libro Rosso" è intrinsecamente legata alla rottura con Freud. Alla vigilia dei quarant'anni, Jung intraprese un radicale ritiro interiore, avviando un confronto diretto e talvolta terrificante con il proprio inconscio. Sogni, immagini e fantasie emergevano con forza travolgente, spingendolo a una profonda revisione dei valori e dei codici che fino ad allora avevano guidato la sua vita. Abbandonando lo "spirito del tempo", incentrato sui riconoscimenti esterni e sull'appartenenza a persone e cose, Jung scelse di ascoltare lo "spirito del profondo". Questo "cercare la propria via" fu ispirato da antichi filoni del sapere: il "conosci te stesso" della classicità greca e il monito evangelico "rinnega te stesso".

Questa discesa negli inferi della psiche, dolorosa e trasformativa, trova modelli in figure come Dante e Nietzsche. Tuttavia, mentre Zarathustra di Nietzsche inneggia alla morte di Dio, in Jung emerge la scoperta della rinascita del divino nell'interiorità dell'individuo. Il vero titolo dell'opera, "Liber Novus", annuncia infatti una trasformazione interiore, una rinascita e la conquista di un "uomo nuovo".

Illustrazione simbolica di un viaggio interiore con elementi onirici

Jung Prima di Freud: Un Autore Già Formato

La testimonianza del "Libro Rosso", supportata dagli apparati curatoriali di Sonu Shamdasani, conferma che all'epoca del suo incontro con Freud a Vienna nel 1907, Jung era già uno studioso e un terapeuta pienamente formato. Egli vantava convinzioni proprie riguardo all'avventura onirica, concepita come un dramma in cui il sognatore riveste molteplici ruoli, e sull'inconscio, che non considerava un mero deposito di contenuti rimossi. Jung riconosceva inoltre l'esistenza di un principio trascendente e vitale, da lui definito "anima". I suoi maestri ideali includevano Goethe, Schopenhauer e Nietzsche, mentre in ambito psicologico si sentiva debitore verso Flournoy, Bleuler e Janet. Le sue frequentazioni includevano inoltre i movimenti dadaista e simbolista, testimoniando una mente aperta e curiosa verso le avanguardie artistiche e culturali.

L'Attrazione e la Rottura: Oltre la Teoria

La domanda su come mai due menti brillanti come Freud e Jung, che indipendentemente l'uno dall'altro avevano sviluppato ipotesi originali sull'origine della nevrosi, sul senso della sofferenza e della cura, sui metodi di analisi, e sulle nozioni di inconscio e libido, abbiano subito un'attrazione reciproca così forte per poi giungere a una rottura fragorosa, trova la sua risposta non tanto nelle teorie, quanto nei rapporti umani e nelle proiezioni che da essi scaturiscono. Entrambi i fondatori, evidentemente, non erano immuni da queste dinamiche.

L'Eredità di Jung: Un Pensiero Plurale

L'auspicio è che il "Libro Rosso" venga reso accessibile a un pubblico più vasto attraverso edizioni più praticabili, che ne preservino il testo, l'introduzione e le note, arricchite da immagini significative. È necessario "voltare pagina" e ripartire dalle scoperte di Jung su se stesso. Egli rivendicò sempre il suo essere un empirico, come il "Libro Rosso" ampiamente dimostra, e non un guru, un fondatore di religione o un semplice "anti-Freud". La psicologia del profondo, infatti, è intrinsecamente plurale, un campo in cui diverse prospettive possono coesistere e arricchirsi reciprocamente.

Ritratto di Carl Gustav Jung

Sogni e Inconscio: Le Visioni di Jung

Jung raccontò di un sogno che lo colpì profondamente: si trovava in una città italiana collinare, simile a Bergamo o Basilea, in piena estate. Tra la folla, avanzava un Cavaliere completamente armato, ma nessuno sembrava notarlo. Una voce nel sogno gli spiegò che si trattava di un cavaliere che appariva ogni giorno alla stessa ora, e che non c'era motivo di preoccuparsi. Questo mondo di Cavalieri e del Graal era, per Jung, il suo mondo interiore, il suo "mondo profondo".

Jung ricordava la sua infanzia trascorsa in campagna, a contatto con la natura e con la realtà delle stalle, dove aveva appreso nozioni sull'incesto e sulle perversioni che non considerava delle novità sconvolgenti. Per lui, era naturale che i cavoli crescessero nel concime, ma non trovava in questa conoscenza una particolare intuizione utile. Pensava che il problema fosse piuttosto delle persone cresciute in città, ignare della natura e della "stalla umana".

La Nevrosi e la Ricerca di una Via d'Uscita

Dopo aver conosciuto meglio Freud e aver viaggiato con lui in America, Jung diagnosticò in sé stesso una nevrosi "facilmente diagnosticabile e con sintomi penosi". Freud, con la sua consueta tolleranza, gli disse che tutti sono un po' nevrotici. Ma Jung non si accontentò di questa spiegazione. Voleva sapere come sfuggire alla nevrosi. Se neanche il Maestro, con la sua teoria e la sua pratica, riusciva ad affrancarsi dal problema, né vi riuscivano gli altri discepoli, quale soluzione rappresentava la psicologia di Freud? La situazione si complicò ulteriormente quando Freud manifestò l'intenzione di trasformare la sua teoria e il suo metodo in un dogma.

L'idea nuova e inaccettabile per Freud fu quella dell'incesto, che Jung considerava una complicazione personale solo in rarissimi casi. Jung ne discusse con sua moglie, la quale lo rassicurò, ritenendo che Freud avrebbe "generosamente fatto passare" le sue interpretazioni, pur non condividendole. Come sappiamo, Jung scelse una strada diversa da quella imposta da Freud, e questo gli costò l'amicizia del maestro.

Illustrazione del Cavaliere errante

Le Conseguenze della Rottura: Isolamento e Nuove Vie

La rottura con Freud ebbe profonde conseguenze per Jung. "Dopo la rottura con Freud tutti i miei amici e conoscenti si allontanarono da me, uno dopo l’altro. Si disse che il mio libro non valeva niente. Ero un mistico, e con ciò la cosa passò in giudicato", raccontò Jung. Solo Riklin e Maeder gli rimasero accanto. Tuttavia, Jung aveva previsto il suo isolamento e non si era fatto illusioni circa le reazioni dei suoi "cosiddetti amici". Sapeva che stava mettendo in gioco tutto e che doveva avere il coraggio delle proprie opinioni.

L'Inconscio Collettivo e gli Archetipi: Forze che Uniscono e Semplificano

Luigi Zoja, psicoanalista e sociologo, sottolinea l'importanza del concetto junghiano di inconscio collettivo, descritto come quella "parte di attività psichica che unisce tutti gli individui, non solo il singolo". Un esempio eclatante è il Fascismo, che esaltava l'eroe romano, ma dopo il crollo del regime nel 1945, emerse una nuova esigenza culturale che diede vita al neorealismo, con le sue storie di antieroi e persone umili. Questo dimostra come l'inconscio collettivo continui a parlare attraverso le epoche.

Nel mondo globalizzato e digitale odierno, l'inconscio collettivo non ha perso la sua forza. Zoja osserva come la "post-politica", fatta di slogan semplificatori, ricorra agli archetipi. Gli immigrati diventano "poveri diavoli" o "diavoli veri", mentre i patrioti si trasformano in eroi che difendono il paese. Queste sono immagini mitiche, "hollywoodiane", che semplificano temi complessi, rendendo pericolose le semplificazioni archetipiche in politica.

Audiolibro - Gli archetipi dell'inconscio collettivo di Carl Gustav Jung

Jung come Bussola nell'Epoca del Disorientamento

Il pensiero junghiano può offrire una guida preziosa nell'epoca attuale di disorientamento. Zoja afferma che "la persona disorientata aderisce più facilmente agli slogan". Oggi siamo più soli, comunichiamo formalmente di più ma sostanzialmente di meno. Jung ci invita all'"individuazione", ponendo la domanda fondamentale: "Tu chi sei?". Prima di aderire a proposte generiche, è necessario capire i propri bisogni autentici.

Zoja evidenzia anche il rischio della proiezione: "Se non ci guardiamo dentro, vediamo il male solo fuori. È il meccanismo della paranoia: pensiamo che eliminando i nemici esterni risolveremo i nostri problemi. Ma non è vero".

La Dimensione Spirituale nel Pensiero Junghiano

Infine, Zoja richiama la dimensione spirituale del pensiero junghiano, partendo dalla frase incisa sopra la porta della casa di Jung: "Vocatus atque non vocatus, Deus aderit" - "Invocato o non invocato, Dio sarà presente". Jung non rinnegò mai Freud, ma riconobbe che, oltre agli istinti, esiste una dimensione superiore, spirituale, innata nella natura umana. Nei paesi avanzati, soffriamo di solitudine anche a causa dell'eccessivo materialismo.

Le Differenze Fondamentali: Freud e Jung a Confronto

La scissione tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung nel 1913 non segna solo la nascita di due scuole di pensiero psicoanalitico, ma riflette anche le tensioni culturali dell'Europa del primo Novecento. La separazione, spesso raccontata come uno scontro teorico su inconscio, sessualità e simbolismo, nascondeva dinamiche più complesse.

Freud, consapevole del contesto antisemita dell'epoca, vide in Jung, svizzero, protestante e culturalmente distante dall'ambiente viennese, il candidato ideale per dare alla psicoanalisi una risonanza internazionale. Nel 1910, favorì la sua elezione alla presidenza della International Psychoanalytical Association. Tuttavia, il pensiero di Jung conteneva riflessioni controverse sull'ebraismo, interpretato come portatore di una psicologia distinta, quasi "razziale", idee che, in un clima già segnato dall'antisemitismo, rischiavano di alimentare stereotipi.

Il confronto tra Freud e Jung si fece teso, intrecciando divergenze teoriche e questioni culturali. La rottura del 1913 divenne simbolo di una frattura più ampia, di un continente attraversato da tensioni radicali, prefigurando il clima di ostilità che avrebbe portato alla tragedia del nazismo.

Una foto d'epoca di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung

Sabina Spielrein: Una Figura Chiave nell'Ombra

Una figura a lungo rimasta nell'ombra è quella di Sabina Spielrein, paziente di Jung e poi attiva nel gruppo viennese di Freud. La sua relazione con Jung fu complessa, intrecciando terapia, passione sentimentale e confronto intellettuale. Il suo "Diario" restituisce il ritratto di una donna sospesa tra riconoscimento intellettuale e isolamento, tra appartenenza al movimento psicoanalitico e distanza critica dai suoi paternalismi.

Il Contesto Culturale e la Nascita della Psicoanalisi

La vicenda di Freud, Jung e Spielrein non è solo un capitolo della storia della psicologia, ma un riflesso delle contraddizioni culturali di un'Europa sospesa tra modernità e crisi delle identità. La nascita della psicoanalisi si intreccia con le tensioni politiche e culturali del tempo, trasformando un'amicizia in rivalità e vedendo emergere una giovane studiosa come ponte tra due mondi destinati a separarsi. Il volume di Meghnagi, "Freud, Jung, Sabina Spielrein e la faccenda nazionale ebraica", offre una ricostruzione documentata e coinvolgente di questa vicenda, leggendosi come un viaggio nella nascita della psicoanalisi e nelle tensioni dell'Europa del Novecento.

L'Analisi: Un Incontro e un Percorso di Individuazione

Rossella Valdrè, freudiana, definisce la psicoanalisi come "un metodo di conoscenza e di cura che ha, unico tra tutti gli strumenti di cura, per oggetto l’inconscio". Il suo scopo è permettere di conoscersi, diversificare le proprie scelte e ridurre le rimozioni e i sintomi nevrotici. La psicoanalisi è anche una "Weltanschauung", una visione del mondo.

Renzo Zambello, junghiano, descrive l'analisi come "un incontro, un incontro con un altro il cui scopo condiviso è cercare la strada per essere sé stessi. La strada dell’individuazione".

Per entrambi, la scelta dell'analista è cruciale. Valdrè sottolinea l'importanza del talento personale e di una buona formazione, che include l'analisi personale e il training. Bion suggeriva di selezionare analisti che amino la letteratura, il cinema e l'arte. Zambello evidenzia le doti minime essenziali per un analista: conoscersi, avere una buona capacità empatica e saper stare davanti al paziente "senza storia e senza aspettative", cogliendolo nella sua realtà.

Le Differenze tra Analisti Freudiani e Junghiani

Una delle grandi differenze, secondo Zambello, risiede nel modo di porsi di fronte al paziente. Mentre Freud suggeriva all'analista di fungere da "schermo bianco", Jung parla di "coinfezione" con il paziente, paragonando l'analisi a un crogiuolo che separa e purifica.

La proliferazione di scuole di psicoterapia ha creato un mercato confuso, mentre la storica separazione tra scuole freudiane, lacaniane e junghiane è meno problematica, poiché il pubblico che vi si rivolge è generalmente più orientato.

L'Obiettivo dell'Analisi: Diventare Soggetti

La domanda su chi sia l'attore principale nel processo analitico vede Valdrè rispondere che è solitamente il paziente. L'analista, attraverso il transfert, i sogni e il materiale portato, facilita nel tempo la decisione del paziente di concludere l'analisi. L'obiettivo è che il paziente abbia avuto accesso a parti di sé prima sconosciute, aumenti la sua capacità di simbolizzazione e sublimazione, e veda il suo narcisismo attenuato a favore del legame oggettuale.

Zambello aggiunge che l'analisi finisce quando non serve più, quando c'è bisogno di distaccarsi e separarsi. L'analisi, paradossalmente, aiuta a separarsi, a crescere. Valdrè cita Freud, per cui la "normalità" è la capacità di amare e lavorare, e il maggior impegno dell'individuo è sopportare la vita, il peso della responsabilità, diventando soggetti capaci di scelta.

Le Nevrosi Oggi: Trasformazioni e Nuove Forme

Le nevrosi classiche, come l'isteria e la nevrosi ossessiva, non sono scomparse, ma non sono più la psicopatologia elettiva come ai tempi di Freud. Le forme isteriche, spesso commiste a quadri borderline o narcisistici, sono frequenti. Le nevrosi più gravi oggi includono forme isteriche con vissuti depressivi, sintomi di conversione incistati nel corpo, comportamenti autodistruttivi, o disturbi che esordiscono con attacchi di panico, considerati da alcuni un'isteria moderna.

Zambello nota che, mentre dieci anni fa i pazienti soffrivano prevalentemente di attacchi di panico, ora prevalgono pazienti classificabili come borderline, prevalentemente narcisisti.

La Parola e l'Interpretazione: Strumenti di Cura

Il silenzio eccessivo, caricaturale dei primi analisti, è tramontato. Il silenzio può variare a seconda dell'orientamento teorico. La parola, tuttavia, cura. È un balsamo, veicolo di piacere, senso ed emozione. La messa in parola da parte dell'analista può portare a miglioramenti, specialmente in pazienti con scarsa capacità di rappresentazione.

L'interpretazione utile, secondo Zambello, è quella che semina dubbi e nuove possibilità nel paziente, non quella che lo suggestiona. Le interpretazioni sono come la Vitamina C: se necessarie, vengono utilizzate; altrimenti, vengono eliminate. L'inconscio del paziente è immensamente più ricco di quanto l'analista possa cogliere.

Transfert, Controtransfert e Resistenza: Elementi Chiave

Il transfert e il controtransfert sono concetti fondamentali. Valdrè li considera una gestione complicata perché coinvolge personalmente l'analista. Il transfert, pur non essendo esclusivo della psicoanalisi, è uno strumento tecnico terapeutico. Il controtransfert, il vissuto emotivo dell'analista nei confronti del paziente, è un cardine della psicoterapia junghiana, con una seconda analisi focalizzata sulle motivazioni profonde che spingono a voler fare il terapeuta.

Le resistenze, studiate ampiamente dai primi analisti, sono parte integrante del bagaglio di ogni analista. Esse possono essere interpretate nel transfert o affrontate in un momento più opportuno. Come Freud sottolineò, le persone vengono in analisi ma non sempre desiderano guarire o cambiare.

L'analisi del controtransfert è essenziale per l'analista junghiano, che si immerge nel "crogiuolo analitico". L'analista non deve bloccare o modificare il transfert del paziente, ma renderlo visibile, così come non può ignorare il controtransfert, che utilizza per comprendere meglio il paziente. Ad esempio, se un paziente suscita irritazione nell'analista, quest'ultimo deve chiedersi perché il paziente voglia farlo arrabbiare.

Diagramma che illustra il concetto di transfert e controtransfert

L'Accettazione di Sé: La Vera Soluzione

Zambello utilizza la metafora freudiana del complesso di Edipo per sottolineare che la soluzione non sta nell'uccisione del padre, ma nell'accettazione di sé. L'invidia per chi appare più potente, bello o fortunato non si risolve nell'annullamento dell'altro. Edipo, dopo aver ucciso il padre, si acceca, sprofondando nelle tenebre. La vera soluzione è accettarsi per come si è, attraverso la conoscenza di sé. Solo così ci si accorgerà di essere potenti quanto gli altri.

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